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Giacomo Bongiorni pestato a morte dal branco: “Si sono fermati solo dopo averlo ucciso”

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Sara Tognocchi, compagna di Giacomo Bongiorni, l’uomo ucciso sabato sera in piazza Palma, a Massa, è stretta nel dolore. «Non riesco a dire nulla. Non so come fare. Voglio solo riaverlo tra le mie braccia. Dopo quello che è successo, io non so più nulla», racconta al Corriere della Sera. Lei era presente durante il pestaggio del suo compagno, che ha perso la vita solo per aver sgridato un gruppo di giovanissimi che stava lanciando delle bottiglie di vetro per strada. «A luglio ci saremmo sposati e saremmo andati assieme in una casa nuova», racconta la donna.

«Non si sono mai fermati. Pestavano Giacomo, io lo vedevo a terra e loro sopra»

«La verità è questa – le parole della compagna di Giacomo rivolgendosi al giornalista del Corriere della Sera –  Scriva che sabato sera eravamo usciti con alcuni amici, che c’era anche mio fratello Gabriele con suo figlio. Stavamo andando a prendere un kebab, erano da poco passate le 21.30. In piazza Palma c’era un gruppetto di giovani: erano in sei, forse sette. Hanno cominciato a lanciare bottiglie contro la vetrata del negozio e mio fratello ha detto “ma non tirate le bottiglie: ci sono le persone che possano farsi male”. Gabriele si è rivolto a questi ragazzi in maniera gentile, glielo ha detto educatamente perché nostra madre ci ha insegnato l’educazione», racconta Sara.

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Il gruppo circonda suo fratello e il suo compagno Giacomo. «Sono arrivati anche altri giovani. Hanno cominciato a colpirli. Non hanno detto nulla. Li picchiavano e basta. Mio fratello è finito per terra e hanno continuato a picchiare. Non si sono mai fermati. Pestavano Giacomo, io lo vedevo a terra e loro sopra», racconta. Una versione dei fatti molto diversa rispetto a quello emerso nelle prime ricostruzioni, secondo cui l’uomo, colpito da un pugno, sarebbe caduto perdendo conoscenza.

«Suo figlio gli teneva la mano e diceva: “Babbo, alzati. Per favore alzati”»

Sara poi racconta altro. Ha iniziato a chiedere aiuto, ha portato via il bambino, figlio del suo compagno. Urlava “smettetela”. «È morto per le botte. Hanno smesso di colpirlo solo quando si sono resi conto che l’avevano ammazzato. A quel punto e solo a quel punto sono scappati. Nel frattempo sono arrivate alcune persone a capire cosa stava succedendo. Due giovani hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco a Giacomo. Io sono corsa da lui, gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: “Babbo, alzati. Per favore alzati”. Ma non si è alzato, Giacomo è rimasto a terra».

Il fratello ha invece diverse ecchimosi, un ginocchio rotto. «Penso che non so come farò – racconta Sara al Corriere penso che non ci credo ancora che sia morto sotto gli occhi di chi lo amava. Sotto gli occhi miei e quelli di suo figlio, che poi, per lo choc, è stato portato in ospedale. E questo per cosa? Perché a un gruppo di ragazzi, che erano ubriachi, è stato detto di non lanciare bottiglie, di stare attenti agli altri?».

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Nicola Avolio
Nicola Avolio
Giornalista pubblicista, mi sono avvicinato per la prima volta alla professione iniziando a collaborare con la testata "La Bussola TV", dal 2019 al 2021. Iscritto all'albo dei pubblicisti da giugno 2022, ho in seguito iniziato la mia collaborazione presso la testata "InterNapoli.it", e per la quale scrivo tuttora. Scrivo anche per il quotidiano locale "AbbiAbbè" e mi occupo prevalentemente di cronaca, cronaca locale e sport.
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