Omicidio del boss Francesco Verde, detto ‘o Negus: la Cassazione cancella l’ergastolo per Amodio Ferriero, indicato come uno dei mandanti. Non sono bastate le condanne all’ergastolo in primo e secondo grado né le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: decisive sono state le argomentazioni del legale, l’avvocato Antonio Abet, che hanno ribaltato la situazione processuale.
La Suprema Corte, riunita in sesta sezione, ha annullato la sentenza con rinvio, disponendo un nuovo giudizio di secondo grado. Respinti invece i ricorsi di Luigi Di Spirito e Antimo Femiano, condannati rispettivamente a 27 e 17 anni per associazione camorristica.
Francesco Verde fu ucciso in un agguato nel quale rimase ferito anche il nipote Mario, detto ‘o tipografo’, 32 anni. Il boss, noto come ’o Negus, sarebbe stato eliminato perché agguerrito concorrente del clan Puca, attivo nell’area a nord di Napoli, in particolare tra Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano.
Le indagini dei carabinieri di Castello di Cisterna, supportate dai collaboratori di giustizia, portarono all’arresto di Ferdinando Puca, Vincenzo Marrazzo, detto “Enzuccio l’elettrauto” (diventato pentito), e Pasquale Puca, detto “’o minorenne”, poi assolto. L’omicidio fu deciso anche per vendicare un agguato ad Antonio Marrazzo, reggente del clan e fratello di Vincenzo.
Francesco Verde era il boss del clan camorristico attivo tra Sant’Antimo, Casandrino e Grumo Nevano. Tra la fine degli anni Ottanta e Novanta, la sua cosca si contrappose alle famiglie Puca e Ranucci, in uno scontro segnato da numerosi omicidi.
Soprannominato ’o Negus per la carnagione scura, Verde fu coinvolto in inchieste su omicidi e traffico di droga. Nel 1993 si rese latitante durante un permesso premio da una casa lavoro di Modena. Fu catturato due anni dopo dai carabinieri alla periferia di Napoli. Il clan Verde vantava legami con la camorra casertana, in particolare con Francesco Schiavone, “Sandokan”.


