La sera dello scorso 17 dicembre, Ottavio Colalongo veniva freddato dai killer in strada in via Garibaldi a Scisciano. Il 48enne viaggiava a bordo della sua Honda quando è stato raggiunto da Antonio Aloia e Eduardo Polverino. Dopo aver fatto cadere l’uomo dallo scooter, lo giustiziavano esplodendo diversi colpi di pistola al volto della vittima.
L’indagine sull’omicidio Calalongo
Per gli inquirenti l’omicidio è maturato nell’ambito di un regolamento di conti tra il clan Filippini e l’alleanza criminale formata dalle famiglie Luongo-Covone-Aloia. Secondo le indagini della DDA di Napoli la vittima è stata legata al clan di San Vitaliano. Al centro della contesa criminale ci sarebbero stati il controllo delle estorsioni e delle piazze di spaccio.
I primi rilievi sul raid armati sono stati condotti dai carabinieri di Castello di Cisterna che hanno subito acquisito le immagini degli impianti di videosorveglianza grazie alle quali è stato possibile ricostruire la tentata fuga di Colalongo e l’esecuzione dell’agguato. La Procura di Napoli ha accusato Nicola Luongo e Antonio Covone di essere i mandanti dell’omicidio, mentre Polverino e Aloia sono ritenuti gli esecutori materiali.
Il blitz contro l’alleanza criminale
Il decreto di fermo è stato emesso dalla Procura di Napoli ed ha raggiunto Daniele Augusto, Bernardo Cava, Luca e Matteo Covone, Christian Della Valle, Ciro Guardasole, Polverino e Giovanni Tarantino. Si attende la conferma del provvedimento da parte del gip di Napoli. Colalongo venne attirato in trappola con il pretesto di un finto acquisto di droga e ucciso dai sicari che gli spararono anche quando era già riverso a terra ormai in fin di vita.
Luongo voleva allargarsi fino al Nolano, il piano del ras di Afragola
