«Parlava troppo, decisi che doveva morire», l’ordine del boss ‘stoppato’ dalla Scissione

Il ras Oreste Sparano finì nel mirino del clan a causa della ‘bocca troppo larga’. A seguito del delitto di Francesco Russo“dobermann”, del figlio Ciro e loro autista Vincenzo Moscatelli, eseguito dagli Scissionisti degli Amato-Pagano come favore ai Lo Russo di Chiaiano, Sparano andava in giro a raccontare a destra e sinistra l’accaduto. A rivlarlo è stato Antonio Lo Russo, che di quella strage ne era stato il regista, decise quindi di risolvere il problema alla sua maniera. Con il piombo ma il boss Cesare Pagano riuscì a farlo desistere. «Le confidenze di Oreste Sparano mi rendevano preoccupato. Decisi quindi di parlarne con Cesare Pagano e Biagio Esposito. Dissi loro quello che avevo saputo e chiesi a “Cesarino” di uccidere Oreste perché non mi fidavo di lui. Si rese disponibile ma poi l’omicidio non è stato commesso», racconta Antonio Lo Russo.

Il singolare retroscena emerge nelle pagine dell’inchiesta che il 30 maggio scorso, con l’esecuzione di sette misure di custodia cautelare cautelare, ha portato all’arresto dei presunti mandanti ed esecutori del triplice omicidio commesso in un’abitazione di Mugnano il 15 marzo del 2009.

In particolare Sparano parlò con Ettore Bosti del triplice omicidio. “Ettore mi raccontò che Oreste Sparano gli aveva riferito che aveva preso parte all’esecuzione degli omicidi ed era rimasto ferito. Mi disse pure che erano stati uccisi in una casa e aveva partecipato anche Carmine Amato. Dopo aver appreso da Ettore le confidenze che Sparano gli aveva fatto, mi preoccupai del fatto che Oreste stesse raccontando in giro quello che aveva fatto e la cosa non mi piaceva affatto. Decisi quindi di parlarne con “Cesarino” (Pagano, ndr) e Biagio Esposito. Andai quindi a trovare Cesare, che era latitante a Quarto. Dissi loro quello che avevo saputo da Ettore e chiesi a “Cesarino” di uccidere Oreste perché non mi fidavo di lui. Cesare si rese disponibile ma non è stato ucciso».