HomeCronacaRacket a Secondigliano: “Adesso ci sono io nel Berlingieri”, arrestato Antonio Feldi

Racket a Secondigliano: “Adesso ci sono io nel Berlingieri”, arrestato Antonio Feldi

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È finito in manette sette giorni dopo la sua scarcerazione. Ci è ricascato pochi giorni dopo aver riacquisito la libertà Antonio Feldi ‘o tufan, nipote del più noto Francesco ucciso nel rione Berlingieri da un commando degli Amato-Pagano nel febbraio 2011. Ad ammanettarlo nuovamente gli uomini della squadra mobile (dirigente Mario Grassia) coadiuvati dai poliziotti del commissariato di Secondigliano (guidati dal vice questore aggiunto Tommaso Pintauro). Per Feldi l’accusa è di tentata estorsione in quanto avrebbe cercato di imporre il pizzo ad un panificio della zona già oggetto di pretese estorsive e che nelle settimane precedenti avevano condotto all’arresto di Vincenzo De Cicco ‘Masaniello’ grazie ad una repentina azione degli uomini della squadra investigativa ed operativa del commissariato di Secondigliano. Dalla scarcerazione di Feldi si erano susseguite stese e tensioni tra gruppi rivali: secondo la prima ricostruzione delle forze dell’ordine Feldi avrebbe minacciato il proprietario dell’attività pretendendo il pagamento della ‘rata di Ferragosto’ e affermando:”Adesso ci sono io nel Berlingieri”. Feldi è atteso adesso dall’interrogatorio, è difeso dall’avvocato Michele Caiafa. L’uomo era stato arrestato due anni fa con le accuse di resistenza, lesioni, danneggiamento, inottemperanza agli obblighi della libertà vigilata il tutto aggravato dal metodo mafioso. Durante un controllo da parte della Volante del commissariato di Secondigliano Feldi aveva mostrato insofferenza al controllo ed ha inveito contro gli agenti.

Nonostante i tentativi di riportarli alla calma aveva minacciato e poi aggredito fisicamente i poliziotti. In quell’occasione Tufano aveva iniziato a scalciare tentando di colpire a testate i poliziotti attirando così l’attenzione dei parenti che erano giunti sul posto cercando di evitare che lo stesso potesse essere portato in commissariato. In strada si era creato un parapiglia con gli uomini della Volante costretti a richiedere l’ausilio di altro equipaggi. Feldi minacciò di morte gli operatori dicendo che gli avrebbe sparato in bocca e che il Berlingieri era dei “Tufano”.

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