Clan Orlando. Summit con i De Rosa di Qualiano e con Mariano Riccio: il ruolo del giuglianese Sabatino Russo

La ‘forza’ e il carisma criminale del gruppo Orlando di Marano non risiedeva soltanto nella fitta rete di legami familiari (gli stessi che hanno ‘protetto’ la latitanza di Antonio Orlando ‘Mazzolino’) tra i membri del gruppo ma anche e soprattutto nella capacità di coltivare amicizie e affari con gli altri clan della provincia di Napoli. Nell’ordinanza eseguita questa mattina dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna a carico di sei indagati viene raccontato proprio l’episodio relativo al summit di camorra tenutosi tra gli esponenti degli Orlando e i De Rosa di Qualiano. Il ‘trait d’union’ era rappresentato da Sabatino Russo, di Giugliano, ossia l’uomo che curava personalmente la latitanza del boss.

Quell’incontro serviva a garantire ai qualianesi un approvvigionamento consistente di hashish. Un summit, tenutosi nel parcheggio di un centro commerciale della zona, a cui erano presenti anche i nipoti di Antonio Orlando. Un’importanza criminale, quella di Russo, ‘raccontata’ ai magistrati anche dal collaboratore di giustizia Francesco Poziello in un verbale del 2 agosto 2016:«Antonio Nuvoletta mi parlò di un momento di tensione tra i maranesi e il gruppo di Mariano Riccio. Fu organizzato un vero e proprio summit per risolvere il momento di crisi a cui i maranesi decisero di rispondere uniti invece che separati nei tre gruppi Nuvoletta, Polverino e Orlando e anche con tutti i loro latitanti di rango per dimostrare la loro forza. Fu in occasione di quell’incontro che Antonio Nuvoletta vide che Mazzolino arrivò con Sabatino Russo che si prendeva cura della sua latitanza».