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giovedì, Luglio 7, 2022
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Si sono ribellati al racket, nuove minacce ai coniugi del panificio a Scampia


Continuano le minacce ai due coniugi Aprea, noti imprenditori di Scampia. Il loro panificio è finito nel mirino della mala dopo la coraggiosa denuncia. Lucia ed Angelo Aprea, moglie e marito, sono proprietari di un panificio che subiva richieste d’estorsione. I due imprenditori si esposero denunciando il racket nel Rione Monterosa, la denuncia portò all’arresto degli estorsori del clan.

Le minacce al panificio 

La denuncia però non ha frenato le minacce ai due coniugi di Scampia, anzi le ha forse intensificate. Ieri alla consueta apertura mattutina, infatti, i due proprietari hanno trovato i vetri del proprio panificio rotti. Alla visione delle vetrate distrutte i due hanno subito allertato le forze dell’ordine. Sulla scena infatti sono giunti gli agenti del Commissariato di Scampia, seguiti dalla Scientifica.

Gli agenti hanno proceduto con le analisi per cercare di capire la natura della rottura. Quello che potrebbe essere associato a svariate situazioni sembra però avere un’unica risposta. A seguito della denuncia contro il racket infatti le minacce ai due imprenditori di Scampia sono continuate. Circa una settimana fa la donna si era recata in commissariato per denunciare le aggressioni subite. Per i due coniugi Aprea non ci sono quindi dubbi sulla natura “dell’incidente”: le vetrine rotte sono un’ulteriore minaccia, “un’avvertimento”.

Le parole degli imprenditori di Scampia 

Per ora l’ipotesi della minaccia non può essere chiarita dall’aiuto delle testimonianze. Infatti nessuno dei presenti, ne tra gli abitanti ne tra le attività vicine, ha saputo aggiungere dettagli importanti per districare il “nodo” creatosi attorno al panificio a Scampia. Dopo la denuncia infatti i due raccontano il clima creatosi con i “vicini”: “non ci hanno mai perdonato per la nostra scelta, quella di denunciare“. I due cittadini chiedono infatti una spalla su cui appoggiarsi, un aiuto per combattere contro le minacce e per poter continuare con la propria attività senza la paura del “rispetto”. “Abbiamo lottato finora, ma se continua così non siamo sicuri di farcela da soli” spiegano.

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