L’inchiesta che ha sgominato il clan Ciccarelli è partita a seguito della scarcerazione deo boss Domenico Ciccarelli alias Caciotta, avvenuta nel giugno 2024 per fine pena. Dopo essere uscito dal carcere, secondo gli inquirenti, ha immediatamente ripreso in mano, avvalendosi di altri affiliati, la gestione delle attività delittuose nel territorio di Caivano, soprattutto nel Parco Verde dove risiede, specie nel campo estorsivo. In particolare le intercettazioni svolte hanno permesso di documentare il ruolo di primaria importanza assunto nella gestione delle attività illecite e della “cassa comune” del Clan Ciccarelli, lasciando emergere la posizione apicale ed egemone da lui rivestita sul territorio.
Dalle indagini è emerso che per la gestione delle attività delittuose di maggior rilevanza appannaggio della famiglia Ciccarelli, Domenico si interfacciava con i fratelli, Ciccarelli Antonio (alias Munnezza) detenuto a Livorno, Ciccarelli Salvatore (alias Salsiccia) e Ciccarelli Giovanni (alias Giannino), nonché si avvaleva dei nipoti Ciccarelli Ciro, suo uomo di fiducia e braccio destro, e Ciccarelli Bruno, oltre che di Zampella Vincenzo. È stato possibile captare, anche i rapporti intrattenuti da Ciccarelli con soggetti contigui o affiliati ad altri clan operanti in territori limitrofi della provincia di Napoli, nonché accertare l’estrinsecazione della forza intimidatrice sul territorio attraverso la gestione di attività estorsive effettuate “a tappeto”, verso imprenditori e commercianti del luogo.
Domenico Ciccarelli e Vincenzo Zampella sono accusati di diversi episodi estorsivi ai danni di aziende del territorio, tra cui ad una società di trasporti. I titolari furono minacciati anche col blocco dello svolgimento dell’attività commerciale se non avessero versato le somme di denaro richieste. Tra le vittime anche gli imprenditori titolari di una nota azienda casearia e di un’azienda di elettronica. Quest’ultimo in particolare fu minacciato espressamente “tu ci devi dare dieci mila euro se vuoi lavorare ancora…altrimenti qui non ti facciamo fare niente…se non ci dai diecimila euro te ne vai da Caivano”. La vittima fu costretta ad eseguire lavori gratuiti per i ras della camorra come il montaggio di un cancello elettronico ed a versare anche la somma di 2mila euro circa.

