Ha scontato la sua pena a nove anni per estorsione al pizzaiolo Marchitelli di Afragola. Non solo. In merito al processo per associazione camorristica in quanto appartenente al clan Moccia ha ottenuto una misura alternativa alla detenzione. Giuseppe Ciotola ‘o Mucc, cognato di Francesco Favella (indicato come uno dei reggenti del clan) è stato così scarcerato dopo nove anni. In merito invece al processo su associazione per Moccia ha ottenuto come misura alternativa il divieto di dimora in Lazio e Campania. La vecchia misura in questo processo è scaduta e Ciotola era in attesa del ricorso in Cassazione. Ciotola, difeso dagli avvocati Antonietta Genovino e Francesco Genovino, ha così ottenuto la misura alternativa

Le dichiarazioni del pentito Puzio su Ciotola

Ciotola era finito nei guai dopo la denuncia presentata dal pizzaiolo Salvatore Marchitelli che ebbe il coraggio e la dignità di denunciare i suoi aguzzini assicurandoli alla giustizia. Di Ciotola e ancor di più sul cognato Favella ha rilasciato decine e decine di pagine di verbali il pentito Michele Puzio, ex ‘pezzo da novanta’ del gruppo di Afragola. Su Ciotola ha dichiarato:«In principio faceva anche estorsioni. Quando girava in auto con Favella spesso era armato. Quando stava in carcere era stipendiato mensilmente per circa 1000/1500 euro. La mesata veniva gestita da me. lo ho garantito lo stipendio, per il tramite della sorella Flora fino al mio arresto nel 2017. Per un certo periodo facevo portare i soldi dalla madre che abita a Casoria. Quando era libero Favella lo stipendio lo dava Francuccio».

Il profilo di Francesco Favella

Il ruolo apicale di Favella nel clan è stato invece tratteggiato da Michele Puzio in uno dei suoi primissimi verbali:«E’uno storico personaggio del clan Moccia, una persona molto rispettata dalla famiglia Moccia. Lui era molto legato a Filippo Iazzetta. Era legatissimo alla famiglia Moccia fin da giovane. Quando sono entrato nell’organizzazione lui era già un boss ad Afragola. Poteva anche decidere omicidi senza informare la famiglia e questo veniva da loro permesso perché erano assolutamente convinti che la decisione assunta dal Favella era sicuramente a favore del sistema. Avevano estrema fiducia di lui. Con me Favella non ha mai sparato ma spesso guidava l’auto. Ricordo che mentre stavamo sopra a Imma Capone per ucciderla, lui aveva delle armi a casa sua a Casoria e mentre le maneggiava era partito un colpo che fini in un mobile. C’era anche Francuccio O Muscio e Carluccielo O Curt che sbiancarono».

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