Vasta operazione della Polizia di Stato su delega della Procura della Repubblica di Napoli, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 23 persone. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Gli indagati sono gravemente sospettati, a vario titolo, di far parte di un’associazione dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti, nonché di reati legati allo spaccio, alla detenzione e al porto illegale di armi da fuoco. Le accuse risultano aggravate dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare le attività del cosiddetto “clan Russo”, attivo nell’area di Nola e nei territori circostanti.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (pm Henry John Woodcock e Vincenzo Toscano), nei confronti di 23 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, spaccio di stupefacenti, detenzione e porto illegale di arma da sparo.
Le piazze itineranti
Le indagini, condotte dalla S.I.S.C.O. e dalla Squadra Mobile di Napoli, avrebbero fatto emergere l’esistenza di una struttura organizzata e ben radicata nel territorio nolano, capace di gestire un articolato traffico di droga. Secondo gli investigatori, il gruppo poteva contare su una rete di contatti e fornitori non solo nella provincia di Napoli, ma anche in altre regioni italiane e all’estero. Tra le modalità operative documentate, anche l’utilizzo di piazze di spaccio itineranti: la distribuzione degli stupefacenti sarebbe avvenuta tramite numerosi pusher incaricati di muoversi sul territorio per la vendita al dettaglio.
Il clan comprava la droga in Lombardia e in Spagna
Il clan aveva allacciato contatti anche con la Lombardia e la Spagna, dove acquistava cocaina e hashish da vendere nel Nolano: i proventi della vendita della droga, effettuata con la modalità itinerante, anche per ostacolare i controlli delle forze dell’ordine, finivano nelle casse del clan Russo e venivano utilizzati per finanziare le attività illecite e anche per il welfare, cioè per sostenere gli affiliati e le famiglie dei detenuti.
Si precisa che il provvedimento eseguito rappresenta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati restano pertanto presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva e possono avvalersi degli strumenti di impugnazione previsti dalla legge.

