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«Vedi dalla galera che sta combinando», la faida di Arzano decisa in carcere dal boss

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E’ Gennaro Salvati il grande accusatore del clan delle palazzine della 167 di Arzano. E’ l’ex colonnello della fazione di Davide Pescatore a parlare della spaccatura che ha incrinato i rapporti all’interno del sodalizio spiegando la sete di potere di Salvatore Romano e la guerra interna al gruppo. «Faccio parte di questo sistema dal mese di luglio 2025 e mi occupavo all’inizio, quando comandava Sasi Romano, della vendita di erba. Il mio ruolo è cambiato quando abbiamo cacciato Sasi Romano nel mese di novembre 2025. Da quel momento mi sono occupato delle estorsioni». Le rivelazioni di Salvati rappresentano il ‘cuore’ delle oltre 600 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Donatella Bove che su disposizione della Dda di Napoli che in settimana ha firmato la misura cautelare del carcere per 17 esponenti delle due fazioni in. guerra del clan della 167 di Arzano. Salvati ha spiegato come maturò la guerra:«Caiazza mi chiamò e mi chiese se io stessi dalla sua parte o da quella di Sasi Romano. Io gli dissi che stavo dalla sua parte e allora lui mi chiese una prova di fedeltà, ovvero di picchiare Rea Mattia [detto ‘o cinese, fedelissimo di Romano], cosa che io feci». Il culmine della rottura avviene quando Salvatore Lupoli, fedelissimo di Romano, subisce un agguato e lo racconta al suo capo:«Mi volevano schiattare la testa». E’ lì che Romano realizza che l’ordine di eliminarlo (“mangiarlo”) viene direttamente dal carcere: «Vedi dalla galera che sta combinando quel cornuto», ossia da Giuseppe Monfregolo.

 

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