Mi chiedono di scrivere un augurio speciale per i lettori di InterNapoli e io, che sono allergico ai rituali, sono piuttosto in imbarazzo. Di solito si fanno gli auguri tra Natale e Capodanno; mi piacerebbe fare un augurio tra Capodanno e Natale. Un augurio per undici mesi e non per pochi giorni.
Ma augurio a chi e per cosa?
Partiamo da un appunto personale: faccio gli auguri alle pochissime persone che stimo. Sono quelle che conservano, negli anni, nelle amarezze, nella fatica, due cose: senso dell’umanità e senso della misura.
Al tempo stesso non auguro nulla alle sempre più numerose persone che non stimo. Sono quelle che mentono, sapendo di mentire; sono gli ipocriti e i presuntuosi. Sono quelli che predicano bene e razzolano male; sono quelli che credono di essere coerenti perché non cambiano mai idea, anche se dicono una cosa e ne fanno un’altra. Sono quelli che sulla loro recita, hanno seminato amarezza e veleno.
Voi direte: ma che ci importa di chi tu stimi e non stimi?
Giusto: prendetevela con chi gestisce questo sito. A me hanno chiesto di fare un augurio e io lo faccio.
Ma poi allargo la visuale e penso che quelli che io non stimo declinano comportamenti che ci riguardano tutti. Sono quelli che piangono lacrime di ecoballe dopo che per dieci anni hanno dato il via libera a discariche, impianti di cdr, società miste per i biogas (basta dare una occhiata ai consigli di amministrazione e alle amministrazioni comunali di questi anni); sono quelli che hanno incassato vantaggi, prebende, privilegi accogliendo gli impianti sui loro territori e che oggi guidano le proteste. Sono quelli che hanno dato il via libera al sacco edilizio e che oggi si ergono a censori. Sono quelli che quando sono in maggioranza indebitano i comuni e quando passano all’opposizione gridano al dissesto; sono quelli che alzano la voce con i deboli e vengono folgorati da improvviso mutismo con i forti. Sono quelli che ciò che vale per la loro vita, non vale per la tua. Sono quelli che la mattina gridano contro la camorra e il pomeriggio ci vanno a braccetto. Sono quelli che parlano sempre di rinnovamento anche se vanno per i settant’anni e sono in politica da decenni. Sono quelli che si lamentano della disonestà altrui ma non guardano la loro.
Mica vero che parlo di me e delle mie amarezze? Parlo di un sentimento collettivo, che si sente scorrere nell’intestino di questa terra.
Ecoballa o no, l’augurio per il nuovo anno è una bonifica delle coscienze. A chi ce l’ha.
E a chi non l’ha, l’augurio di vederli sempre meno.
Buon Natale e buon anno.
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