HomeVarieLA COSCIENZA SPORCA DEI QUALIANESI

LA COSCIENZA SPORCA DEI QUALIANESI

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“Una desolazione umana e delle coscienze, riscontrabile in pochi altri esseri umani, ha permesso che accadesse tutto questo”. Questa la constatazione di un magistrato della procura napoletana, enunciata nella conferenza stampa convocata per illustrare il quadro dell’operazione denominata “Ei fu”, operazione che ha riportato la nostra città all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Persino giudici e carabinieri sono rimasti stupefatti ed indignati dopo gli arresti eseguiti per fermare la “privatistica” e “bestiale” gestione del cimitero di Qualiano. I noti fatti, accaduti nella terra dell’eterno riposo dei panzatuosti, hanno creato solo incredulità o sono davvero la giusta metafora che sintetizza magnificamente il decadimento civile e culturale di questa triste e sventurata città? In queste ultime settimane la nostra comunità ha vissuto ed ingurgitato pietanze condite con troppi ingredienti al veleno. Prima la sfiducia a Galdiero, poi subito catapultati nei telegiornali di tutto il pianeta per via del cimitero. Colpi mortali per il nostro piccolo mondo antico. Dalla Bbc fino a Teleminchia International, tutti hanno parlato della nostra città, del suo cimitero, ma soprattutto dell’assordante silenzio di un intero popolo, classe politica compresa. Tutti hanno sottolineato le tante connivenze che hanno permesso che il nostro cimitero diventasse una vera e propria macchina per fare soldi. La fabbrica dei morti appunto, ovvero il procedimento industriale più fiorente della nostra città. Se il processo dovesse provare le accuse mosse a chi lavorava nel cimitero (ma fino ad allora la presunzione di innocenza è valida per tutti) beh allora vuol dire che un po’ di quella condanna in parte c’è la meritiamo anche noi, ed il “noi” in questo caso coincide con l’intero popolo di Qualiano.



Indignazione ad ore. Come possiamo assuefarci a cose che non accadono neanche nel Darfur, dove è ancora in atto un terribile genocidio? In tutti i posti del mondo, un morto sottoterra riposerà in pace fino al giorno del giudizio universale, tranne ovviamente che a Qualiano. Tutti lo sanno e tutto sapevano. Quella del cimitero è una vicenda che non può svanire nell’indignazione di una giornata. Essa è una macchia indelebile che resterà per sempre nella coscienza comune. La nostra città è diventata ormai un luogo desolante, dove l’indignazione ha lasciato troppo spazio alla rassegnazione. Ci limitiamo allo stupore che dura giusto lo spazio di un mattino e siamo pronti a dimenticare tutto nel giro di qualche giorno. Per il panzatuosto non c’è indignazione che tenga. Di “mobilitazione delle coscienze” neppure a parlarne. Però, da veri bigotti qualunquisti la domenica e nei giorni di festa facciamo traboccare le nostre chiese.

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L’indifferenza di una città. Non sappiamo se queste cose succedono anche in altre città od altri cimiteri. Ma una cosa è sicura. A Qualiano il silenzio e le omertà trovano un humus fertile ed accogliente. Ci siamo assuefatti a tutto: dai rifiuti agli incendi nocivi, dal vilipendio di cadavere (nei cimiteri) agli spietati assassini che sparano da una ambulanza. E’ dai lontani anni 80 che tutti devastano il nostro territorio e le nostre terre nell’indifferenza generale della popolazione e delle istituzioni locali. L’unico sussulto, presto sopito, lo abbiamo avuto nella scorsa estate, quando la Grande Puzza era davvero terrificante, quindi insopportabile. La reazione di tutti non è stata quella di manifestare e combattere per il sacrosanto diritto alla salute. No, niente di tutto questo. Tutti volevano solo scappare dalla capitale della monnezza (compreso il sottoscritto). Di combattere e lottare neanche a parlarne. In poco più di trent’anni non siamo scesi una sola volta in piazza a manifestare contro chi pregiudicava pesantemente il nostro futuro e quelli dei nostri figli. Alla fine abbiamo sempre premiato politici e candidati conniventi. Mai abbiamo dimostrato di essere un popolo maturo e consapevole che condivide valori semplici e assoluti, e mai niente hanno fatto i nostri politici per divulgare cultura in questa direzione. Il top lo abbiamo raggiunto con la festa del nonno, poi il nulla assoluto.



L’indole della passività. Del resto lo disse anche un ex prefetto di ferro della “monnezza” che eravamo un popolo becero e passivo e per questo eravamo pronti ad accogliere i rifiuti di tutta la Campania. In un rapporto riservato, diventato poi di dominio pubblico, il commissario straordinario dei rifiuti di turno teorizzava e sottolineava la totale passività della popolazione locale. Purtroppo è così. La verità è che siamo un popolo di conigli benpensanti, pronti a rifugiarci nel confortante e consueto quadretto familiare e pronti a fare “inciuci” sulle disgrazie altrui. Casa, capitone e famiglia. Siamo fatti così.

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