HomeVarie«IO, CITTADINO DELLA TERRA DEI FUOCHI»

«IO, CITTADINO DELLA TERRA DEI FUOCHI»

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Su quanto è successo ieri a Taverna del Re, cariche gratuite a un manipolo di giovani e cittadini che chiedevano solo il rispetto degli impegni, le istituzioni dovrebbero almeno arrossire, se la parola dignità ha un senso. Siete in pochi, dicevano, quindi toglietevi di torno. E’ vero saranno una cinquantina le persone che ormai definire “eroi in difesa di un territorio” non è un eufemismo.
Vediamo di cosa parliamo. Penso di non esagerare se dico che evacuare la zona sia ormai l’unica cosa seria da fare, ma prima che si decidano le istituzioni, molti lo hanno capito e stanno andando via.
Chi non vive questo dannato territorio pensa che ormai siamo tutti presi dalla fobia dell’immondizia. Cerchiamo di avere un’idea di quest’area, e vorrei farlo seguendo un itinerario, ormai definito “Monnezza Tour”.
Vivo a Qualiano, a un chilometro dal mega centro commerciale Auchan. Arrivando sul posto notiamo nei pressi della rotonda un telone bianco che copre uno sversamento di amianto risalente a maggio di quest’anno. Si sa quanto siano cancerogene le fibre di amianto, che sistematicamente, le persone che sono nel caos delle auto per entrare nel centro, possono respirare. All’imbrunire iniziano i fuochi: copertoni di auto bruciati usati come combustibili per rifiuti di ogni genere, in prevalenza cavi elettrici e piastre elettroniche, da cui si ricava rame. I fumi neri invadono la circumvallazione e i centri limitrofi. Diossina allo stato puro che tutti possono respirare, ma anche mangiare visto che si deposita sui pochi ortaggi e frutta che ancora restano.
Più avanti passiamo sotto il ponte della perimetrale. Un pentito di camorra ha confessato che nei piloni di queste nuove superstrade è stato occultato di tutto: “rifiuti tossici, nocivi e altri ancora più pericolosi”.
A circa un chilometro, in direzione Villa Literno, abbiamo sulla sinistra ben sette discariche, ormai vere e proprie colline, alcune sequestrate perché tossiche, mai bonificate. Quelle pubbliche sistematicamente non a norma. Le discariche si collegano, senza interruzione territoriale, alle aree di stoccaggio e all’impianto CDR (che tale non è), situato nell’ASI Qualiano-Giugliano. Il tutto pari, per estensione, all’intero centro abitato di Qualiano. Falde acquifere e terreni irrimediabilmente inquinati dal percolato non raccolto, pozzi artesiani che esplodono grazie ai biogas che si condensano dove capita. L’attività va avanti da un ventennio.
Ci spostiamo un po’ più avanti e troviamo Taverna del Re: quattro chilometri quadrati di piramidi di ecoballe, ovvero rifiuti solidi urbani impacchettati. Ovviamente il sito temporaneo (non è una battuta) di stoccaggio, non essendo una discarica, non prevedeva l’impianto per la raccolta del percolato. Pertanto oltre alla scelta scellerata di sradicare 4 Km. quadrati di alberi di pesche per far posto alla monnezza, si costringe i contadini dei terreni limitrofi ad abbandonare anche i pescheti e le serre che restano. Percorrendo a ritroso lo scempio delle balle, arriviamo a ridosso della circumvallazione presso il Lago Patria (si immagini l’estensione, Taverna del Re parte da Villa Literno, chi ha la possibilità lo guardi da Google Earth), dove i restanti terreni agricoli cederanno il posto a una centrale fotovoltaica.
Basta attraversare un ponte, mai collaudato, dell’area ASI ed arriviamo in via Ripuaria, già nota per Cava Riconta. Quì troviamo altre discariche, nonché il territorio di Villaricca 2, famoso dal 1994 per le grosse attività ecomafiose accertate dalla magistratura. Poco distante, siamo a Giugliano in Campania incontriamo gli altri sversatoi di 7 cainate, altre scelte contestate ai commissariati, ma conquistati con le solite cariche. Siamo agli acquitrini della fascia costiera domitiana, dove e stato sversato di tutto e di più, accertato dal NOE e dalla Guardia di Finaza. Abbiamo percorso così un’area di estensione inimmaginabile per chi non conosce i luoghi.
La zona aveva tre economie che ancora reggevano: l’agricoltura, il commercio e l’edilizia. Tutte sacrificate sull’altare dell’immondizia. Nel 2004 l’Istituto Superiore di Sanità e nel 2007 l’OMS, ci confermano ciò che già sapevamo: le discariche causano alle popolazioni un aumento dei tumori, del diabete e altro.
Guarda caso un sospetto lo avevamo! Non vi è famiglia che non si sia trovata davanti a un oncologo e alla fatidica frase: restano solo pochi mesi, pensiamo alla terapia del dolore.
Cosa resta da fare in un territorio impoverito e malsano, dove se contesti ti caricano e se resti ti becchi un tumore? Chi può va via! Chi sono i primi ad andare via? Coloro che possono chiedere un trasferimento lavorativo, ma soprattutto i giovani e coloro che hanno maggiore possibilità di trovare lavoro, quindi i più bravi. Siano carpentieri, idraulici o neolaureati (ingegneri, medici, sociologi, biologi, ecc…), quale futuro ha un territorio senza i giovani?
Un centinaio di eroi continuano a lottare, tra l’indifferenza delle forze politiche, cronicamente assenti, forse più interessate ai consigli di amministrazione, agli assessorati e quant’altro porti un po’ di vantaggi. Abbandonati dai media: fa più rumore l’immondizia di Napoli. Vittime del fallimento dell’intera classe politica campana, che continua a fare la voce grossa per dire che bisogna portare avanti il piano. Quale piano? Il termovalorizzatore di Acerra? Pensate, avrebbero bruciato quelle balle arricchite di gomma: quanti altri morti avremmo contato? La raccolta differenziata? Abbiamo un Consorzio dove amministratori, dirigenti e maestranze percepiscono stipendi da anni: per fare cosa? Chi pagherà la loro inettitudine?
Chi ha un piano di uscita e di “futuro” batti un colpo! Nel frattempo la via, per molti, è quella di abbandonare la zona sbattendo la porta, lasciando la politica nostrana a marcire nel fango in cui sguazza. Mi andrebbe di chiedere al ministro Amato se ha una strategia e mezzi da mettere a disposizione per il controllo del territorio, visto che con le forze in campo non si riesce; al ministro Livia Turco dal momento che ci hanno detto che stiamo morendo, quale piano ha per monitorare e informare la popolazione, nonché per avviare ispezioni nelle strutture che dal 2004 non fanno niente; al ministro Pecoraro Scanio se quando inaugura i parchi sa anche cosa accade a nord di Napoli, attenzione lo dico da elettore e militante del centrosinistra. Chi, come me, non può andare via e resta, fa appelli, partecipa, scrive lettere ai giornali, sperando ogni giorno di non trovarsi di nuovo di fronte al fatidico oncologo; sperando ogni giorno che le istituzioni e la politica tornino ad avere un ruolo, ricordandoci tutti che anche a nord di Napoli siamo Italiani e viviamo in una Repubblica Democratica in cui vige una delle Costituzioni più avanzate del mondo.

Salvatore Napolano
la Repubblica – 29/12/07

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