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VISTI DA PARIGI

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Una mia cara amica francese, che vive a Parigi, mi chiama e mi dice “Antoine, fai attenzione. Quando giri per Napoli attento alla camorra, che ti uccide”.

A me? E perché?

Lei dice di aver letto Gomorrà e si è spaventata: “Come fai a vivere lì? Non hai paura che ti uccidono?”

Uccidere me? E perché?

Confesso che non ci avevo mai pensato. Provo a mettermi nei suoi panni e mi chiedo, effettivamente, cosa può passare nella mente di una straniera quando legge e sente di Napoli. Un omicidio ogni due giorni, scippi, rapine, violenza. La faida di Secondigliano (“è a due chilometri da dove vivi tu, vero? Oh mon dieu”), gli scissionisti, il racket, le stragi.

Un po’ come noi quando pensiamo a Kabul. Chi di noi riesce a credere che a Kabul la gente va al cinema, va a cena fuori, gioca a calcetto, legge libri e frequenta l’università? Da qui ce la immaginiamo immersa nelle polveri della povertà e battuta da tuoni di autobombe. Così, da Parigi, vedono Napoli: una città pericolosa, dove non si deve girare di notte, perché si spara. E perché la camorra potrebbe uccidermi.

A me? E perché?

“Stai attento, Antoine, stai attento”. Ma a chi?

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