Emergenza rifiuti, tutti vogliono le dimissioni di Antonio Bassolino. Il governatore, però, scrive a Repubblica e replica: “Non mi dimetto perché non servirebbe a nulla e poi non è solo colpa mia”. Non riesco a dargli torto. E’ evidente che le dimissioni di Bassolino non risolverebbero la “tragedia” così come è chiaro a tutti che in un sistema democratico, se una cosa non va per il verso giusto, non è mai colpa di una persona sola. Le responsabilità vanno distribuite così come distribuito è il potere reale. Cominciando dai cittadini, che al Sud non hanno mai preso dimestichezza con l’esercizio “sano” del diritto di voto, che non va barattato per un’amicizia, una parentela, un piacere ma va “speso” per un progetto collettivo, dando e togliendo la fiducia (così si mandano a casa gli incapaci); continuando col sistema delle imprese, che tutto giustifica in nome del profitto; col sistema delle professioni, dove tutti sanno ma nessuno vede; arrivando, com’è giusto, alla politica e alle istituzioni che, in un sistema democratico, sono al tempo stesso terminale e testa del potere.
Tuttavia c’è un dato che emerge clamorosamente da questa incredibile vicenda. L’assenza della politica. Bassolino farfuglia, la Jervolino parla come se non fosse il sindaco della città, il presidente della provincia di Napoli, Di Palma (dei Verdi!) sembra volatilizzato. Il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio (dei Verdi!) ha balbettato qualcosa ma non si è visto (e dire che viene a Napoli perfino ad inaugurare le piazzette o a fare festa sul lungomare). L’assessore regionale all’Ambiente Nocera risulta disperso. Poco da dire sembrano avere anche le segreterie dei partiti, in primis del centrosinistra, che governano tutto in Campania. Non risultano tracce di interventi di Iannuzzi e della Giammattei (rispettivamente segretari regionale e provinciale del Pd), così come non si sentono voci né presenze provenienti dalla sinistra radicale. Parlano solo quelli dell’opposizione, ma ovviamente con l’unico obiettivo di disarcionare gli avversari dal controllo degli enti locali nella speranza di impossessarsene.
Nessun’analisi, nessuna proposta, nessun progetto, nessun cammino da indicare.
Questo silenzio inerme è la vera cifra della crisi. La politica sembra disarmata.
E’ questo che considero veramente grave. E in questo quadro, diventa grave che nessuno senta, oggi, il dovere morale di dare le dimissioni. E’ vero che se Bassolino lasciasse non si risolverebbe la crisi né sembrerebbe giusto che a pagare fosse solo lui; ma è anche vero che le sue dimissioni ridarebbero dignità alla politica. Darebbero a noi tutti la sensazione che esiste ancora una morale della responsabilità; che esiste ancora una classe dirigente che si assume gli oneri e indica una strada. Quando il sistema della gestione impazzisce e produce una tragedia, qualcuno deve lanciare un segnale. Le dimissioni di Bassolino sarebbero quella scossa di cui, oggi, la Campania ha bisogno. Un segnale morale. Non è tutta colpa sua ma paga per tutti, e paga perché si vergogna di occupare quel posto nel momento in cui il Potere pubblico mostra il suo fallimento.
L’ammissione del fallimento darebbero alle dimissioni di Bassolino un forte senso morale e il Governatore (di cui, sono convinto, si parla spesso male a sproposito), a mio parere, ha perso una occasione per dare a questi territori il segno che non tutto è perduto. Che esiste ancora una dignità dell’uomo, un’etica della politica, una morale della responsabilità che impedisce di rimanere fermi, inermi di fronte alla tragedia.
Invece resteranno tutti ai loro posti, come se nulla fosse successo. Bassolino alla Regione, la Jervolino al Comune, Di Palma alla Provincia: con il loro stuolo di assessori, consiglieri, consulenti, segretari di partito. Come se non fosse colpa di nessuno. Come se fosse normale che, in questo mondo alla rovescia, chi ha gli onori, non abbia mai gli oneri.
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