La settimana scorsa sono andato ad Arzano. Ho attraversato il bivio di Mugnano, Chiaiano, Piscinola. Poi Miano, nel rione Don Guanella, Secondigliano, Masseria Cardone, Terzo mondo, rione dei fiori, quadrivio della Circumvallazione esterna.
Mi ha sorpreso vedere una serafica umanità immersa nella sua vita quotidiana. Qualcuno immagina scene di guerra e colpi di pistola. Io ho trovato un enorme paesone di case orrende, lamiere, auto, bancarelle, pullman arancioni e gente in giro: donne, uomini di mezz’età, ragazzi dall’aria perbene. Sono andato ad Arzano a sentire i Platters. Sì, la leggenda del doo wop americano anni Cinquanta. Mi ha fatto impressione vedere i Platters ad Arzano. E’ un po’ come vedere i Rolling Stones a Casandrino. Li ho visti vecchi e orgogliosi su un palco al chiuso di un bel teatrino. Di fronte all’ingresso della sala, circa seicento metri di rifiuti. In lunghezza. Di altezza, un metro e mezzo. Poco più avanti del teatro, altri seicento metri di bucce di frutta, cocacola con l’etichetta strappata, sacchetti di Auchan laceri e lische di pesce. Mi sono immaginato i mitici Platters uscire dal teatro e vedere la spazzatura. Avranno pensato “wow”. Poi ho chiuso gli occhi e ho ascoltato Only you, immaginando, insieme a loro, di essere a New Orleans. “Wow” – ho pensato anche io – “ si può sognare anche da qui”. Mi ha svegliato il cantante nero di settantacinque anni, che ha detto “beautiful arzano, very beautiful. With un po’ di munnezza…”.
E il teatro è esploso in una nervosissima risata.
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