Di fronte al clamoroso arresto dell’intero partito dell’Udeur, qualcuno si è dichiarato deluso. Volevano le manette per Bassolino, considerato ormai, a furor di popolo, il male assoluto della Campania. E’ la sindrome di Masaniello, l’inesauribile vizio tutto napoletano di acclamare prima un improbabile salvatore della patria e poi di scaricargli addosso tutta la colpa della mancata salvezza. Da Achille Lauro e Maradona, questa città ne ha masticati e sputati di miti!
Il filo rosso. Eppure esiste un filo rosso che collega l’incredibile vicenda di Mastella & Company con l’emergenza rifiuti. Un’emergenza che continua ad appestare l’aria con quel lezzo umido di frutta marcia e plastica bruciata, nonostante i proclami di Prodi (risolveremo tutto in 24 ore), nonostante De Gennaro, nonostante l’esercito, nonostante i viaggi della speranza. Il filo rosso che collega la vicenda rifiuti all’Udeur sgominata è nelle conseguenze che il sistema della lottizzazione clientelare ha sulla efficienza della pubblica amministrazione e sulla disaffezione della gente alla politica e alla partecipazione.
Il sistema . La magistratura di Santa Maria Capua Vetera la chiama concussione; Mastella l’ha chiamata “il fare della politica”. Si tratta della lottizzazione clientelare, quella praticata dal leader Udeur che chiedeva per il suo gruppo direttori delle Asi e manager delle Asl.
La lottizzazione clientelare è un sistema. In democrazia, con le elezioni si eleggono i gruppi dirigenti. Sindaci, consigli comunali, presidenti di Province e Regioni, consiglieri provinciali e regionali. I gruppi dirigenti decidono per noi, su nostro mandato. Operano scelte strategiche per il territorio, organizzano servizi per il cittadino, strutturano la spesa pubblica. Per fare questo hanno bisogno di un esercito di lavoratori: manager, dirigenti, funzionari, consulenti, amministratori delegati, professionisti vari (medici, ingegneri, commercialisti, eccetera). Questa gente, secondo una logica minima, per raggiungere gli obiettivi programmatici, dovrebbe essere selezionata secondo i meriti: io politico prendo i voti per realizzare un programma e per sviluppare al meglio il mio mandato, prendo, come collaboratori, il meglio.
Il sistema della lottizzazione clientelare, invece, distribuisce queste cariche secondo l’appartenenza politica. La tessera di partito. Talvolta di più. L’appartenenza ad una corrente. Perché? Perché a loro volta questi soggetti, nelle loro funzioni, devono garantire, a cascata, altre assunzioni clientelari di figure minori, favoritismi, corsie preferenziali. E quando si va a votare devono mobilitarsi per sostenere l’elezione del proprio sponsor.
Il meccanismo. Il meccanismo è semplice: se io divento primario grazie all’aiuto del politico x, quando il politico x mi chiama, io corro. Corro a trovare un letto di degenza per un malato segnalato dal politico x, corro a fargli la campagna elettorale, corro a farmi la tessera del suo partito, corro a portargli anche un po’ di finanziamento elettorale, se occorre. Mi faccio in quattro perché se il politico x viene riconfermato, io resto dove sono o progredisco. E’, in sostanza, un gigantesco e concatenato interesse personale, che prevale sull’interesse pubblico. La politica della lottizzazione clientelare, infatti, inevitabilmente incide, in termini negativi, sulla qualità dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione. Se il criterio di selezione del personale è quello dell’inquadramento nelle schiere del vicerè di turno, è ovvio che i meriti passano in secondo piano. E se anche la persona ha delle qualità, a lui non è chiesto di svilupparle ma gli è chiesto di occupare quel posto per tenere, a sua volta, in piedi la catena.
Tutti coinvolti. Il sistema appena descritto ha portato sotto inchiesta tutto l’Udeur. Poiché il partito di Mastella era impegnato a ragionare su questa logica, i magistrato lo hanno considerato un’associazione a delinquere finalizzata alla concussione (le coercizione verso chi decide in cambio di vantaggi) e alla truffa ai danni dello Stato.
Secondo questo criterio, però, dovrebbe essere dichiarato fuorilegge ogni partito politico della Campania. Non c’è, infatti, in Campania, nessun partito politico che può dirsi estraneo a questa logica. Certo, c’è chi la pratica da vero professionista e c’è chi lo fa con una punta di pudore; c’è chi al merito non guarda per niente e chi una occhiata alla qualità preferisce darla.
Ma l’appartenza rigorosa a un partito o addirittura ad una corrente è in Campania (probabilmente anche altrove) un requisito indispensabile per ricoprire tutti gli incarichi di responsabilità.
L’altro volto di Tangentopoli. C’è chi – come Mastella nelle sue dichiarazioni – sminuisce la negatività della lottizzazione clientelare, considerandola parte integrante dell’azione politica di un partito. Invece la lottizzazione clientelare è il volto moderno di Tangentopoli. Negli anni Ottanta, il malcostume era la mazzetta. Al politico si portava la tangente, per finanziare le campagne elettorali o anche per arricchire qualcuno. Negli anni Novanta, si è spostato l’asse. Le mazzette girano prevalentemente tra dirigenti e funzionari: la legge Bassanini ha dato a loro il potere sui procedimenti e sono loro che vengono corrotti. Ma dirigenti e funzionari vengono scelti discrezionalmente dai politici, i quali non prendono più tangenti ma posti. Poi ci pensa il dirigente o il funzionario a mostrare la sua gratitudine.
Si sono spostate un po’ le pedine ma il sistema, alla fine, è lo stesso.
L’emergenza rifiuti e la disaffezione alla politica. Se i pezzi vitali della pubblica amministrazione vengono occupati secondo l’appartenenza e non per meriti; se il criterio di selezione è la fedeltà politica e non il valore oggettivo della persona. Se a chi occupa il ruolo direttivo si chiede di organizzare e restituire favori e non di garantire efficienza e qualità, come volete che funzionino i servizi pubblici?
E se un’amministrazione non è capace di garantire efficienza e qualità, e il sistema politico continua a selezionare e gestire spezzoni di potere per autoalimentarsi e non per interpretare i bisogni della gente; se tutto questo avviene da destra e sinistra, senza alcuna voce critica e veramente dissonante, come volete che la gente non si disaffezioni alla politica?
Il filo rosso che collega la vicenda Mastella a quella dei rifiuti è, in conclusione, quello di una politica decadente, che ha smarrito del tutto la via della soluzione dei problemi e, come per un accanimento terapeutico, vive con il solo obiettivo di tenersi in vita.


