HomeVarieUno per il seccouno per l'umido, uno per l'imperdonabile

Uno per il secco
uno per l’umido, uno per l’imperdonabile

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In uno dei periodi più fetenti per Napoli, vorrei parlar bene dei napoletani. Non per ricordare che sono intelligenti: questa, semmai, è la loro condanna. Non per dire quanto sono pazienti: questa è invece una colpa grave. Non per ripetere che sono generosi: si sa, e ripeterlo oggi è inutile e controproducente (eh sì, caro La Capria).


Non parlerò nemmeno dei massimi sistemi: semmai, dei sistemi minimi. Siccome questa tragedia galleggia sull’immondizia, restiamo in argomento. La tesi che intendo dimostrare è questa: se esiste una città d’Italia dove la raccolta differenziata andrebbe alla grande, è Napoli.


La cultura napoletana è domestica. Nel bene e nel male, in una commedia di Eduardo e in un abuso edilizio, c’è di mezzo la casa d’abitazione. In poche città d’Italia ho ritrovato lo stesso attaccamento sacrale al luogo in cui si vive. Se avessero gli strumenti per tenere pulito il tempio, i napoletani li userebbero volentieri.


Non conto sul senso civico, ma sulla pignoleria privata. La raccolta differenziata, dove esiste, ha finito per diventare una delicata ossessione italiana che spinge esseri insospettabili ad attraversare la casa con una mosca morta in mano, per raggiungere il secchiello dell’umido. I napoletani sono italiani alla seconda potenza: farebbero questo ed altro.


La raccolta differenziata è un’operazione intima. La precisione necessaria a suddividere l’immondizia non è diversa dalla meticolosità di chi pretende i pavimenti lucidi (salvo permettere al cane di sporcare il marciapiede). La raccolta differenziata è un’occasione di competizione rionale e una forma di civismo preterintenzionale: a Napoli funzionerebbe.


L’importante è non sentirsi presi in giro. Allo sforzo privato deve corrispondere la decenza pubblica. Raccontava ieri un’amica napoletana: “Mia madre è anziana, ma ogni tre giorni attraversava il quartiere per buttare lattine, vetro e carta nelle campane. Un giorno s’è accorta che il camion della nettezza urbana caricava tutto insieme. Mia madre ha smesso di fare la raccolta differenziata”.


Le città, come le nazioni, non hanno un destino: hanno solo buone o cattive abitudini, e sono contagiose. Secondo Legambiente-Campania ben 145 comuni raccolgono in maniera differenziata almeno il 35% dei rifiuti urbani, con punte del 90%. E Nola, Athena Lucana, Rofrano, Mercato San Severino, Cava dei Tirreni e Scafati non sono popolati da marziani, né da altoatesini.


Stiano attenti, dunque, gli intellettuali partenopei. La difesa romantica delle cattive abitudini è un autogol. In città ho diversi amici, e mai li avevo sentiti così sfiduciati. E un napoletano sfiduciato è come un milanese sfaccendato: ontologicamente impossibile. Avanti, dunque: in ogni casa di Napoli – da subito – un contenitore per la carta, uno per vetro/lattine, uno per il secco, uno per l’umido.


Se ci sta, mettetene uno anche per l’imperdonabile. Se Antonio Bassolino avesse un po’ di dignità, dovrebbe prender posto, già stasera.


BEPPE SEVERGNINI – IL CORRIERE DELLA SERA 17 GENNAIO 2008

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