Che si dice dalle parti di via Roma? Il famoso e rinomato “Laboratorio politico libero e democratico”, opificio che ricordiamo ha mandato a casa Pasquale Galdiero anzitempo, che fa? Ma soprattutto, cosa sta producendo? E’ veramente un officina di idee e progetti, come auspicavano i “nobili” padri fondatori, o è ancora l’ennesima testimonianza del nulla assoluto che cerca faticosamente di trasformarsi in qualcosa di più concreto e tangibile? Dove è finito quell’appeal sfoggiato in televisione dal leggendario gruppo degli undici cavalieri senza macchia e senza paura? Ma davvero Onofaro, Mancino e Palma rinunceranno ai rispettivo logos di appartenenza per concorrere, tutti insieme, al governo della città? Realmente questi signori faranno un passo indietro per investire il nuovo dux? Tante domande ma ancora nessuna risposta.
I desaparecidos di Qualiano. Molti, in questo periodo di emergenza sanitaria, di catastrofi innaturali ed alluvioni di spazzatura, speravano di recepire almeno un semplice messaggio (anche criptato) emanato dai fantastici undici. Si fanno tante ipotesi, teoremi e congetture, ma fino ad oggi non c’è stato nulla di concreto, tranne il silenzio assoluto. I tifosi più ostinati sostengono che, se l’epico gruppo è ancora chiuso nel più stretto riserbo istituzionale, è perchè sono ancora troppo impegnati a portare a compimento strategie e programmi di altissimo livello. Ci aspetta un sorpresone dunque? Quali delizie ha in mente di servire il rinomato Laboratorio? Staremo a vedere. Per ora possiamo solo aspettare. La cronaca di questi giorni narra addirittura di una coppia di bizzarri pensionati, residenti in via Camaldoli, che dal novembre scorso sono rimasti ancora sintonizzati su Tele Club Italia, per cercare di carpire almeno solo un fotogramma di Marco Catuogno, o di un suo surrogato, ma niente da fare. C’è stata qualcosina, ma era di repertorio. Nemmeno una frase incisa in sovra impressione per gli stoici ultrasettantenni. Silenzio assoluto, ma soprattutto, visto che parliamo di televisione, buio pesto. Nessuno parla più dopo le alluvioni verbali degli ultimi mesi. Perché? Cosa diavolo è successo?
L’entusiasmo iniziale. Dopo il fervore iniziale qualcosa pare si sia effettivamente spento. “Un po’ di quell’entusiasmo iniziale si è perduto”, dichiara sconsolato un seguace della favolosa “squatro” degli 11 che ha destituito il re dispotico. A dire la verità qualcosa l’avevamo capito anche noi, uomini qualunque e “marciappiedai” incalliti. E’ già da un po’ di tempo che mancano proclami, manifesti ed altre testimonianze di politica attiva che diano il segno tangibile che il Laboratorio è vivo è vegeto e in questo preciso momento sta lavorando per noi, cittadini inermi e vittime della malapolitica. Già dopo le festività natalizie, via Roma è presto ritornata ad appannaggio di pensionati, disoccupati e peones caduti in disgrazia. Dell’eroico gruppo politico che ha squanquassato il panorama politico qualianese non si ha più notizia. “La sede di tre piani più accessori e pertinenze varie aperta in pompa magna con radio, televisioni, coriandoli e paillettes, è quasi sempre chiusa e penso che resterà con le porte sprangate ancora per molto tempo”, ci dice un fan deluso rimasto con il cerino (spento) in mano. Confesso che anch’io mi ero preparato una decina di note ed appunti vari per collaborare alla stesura del programma a partecipazione popolare. E poi diciamo la verità. Questa nuova ed inedita forma di telecrazia tutta alla qualianese, ci aveva catapultati a pieno titolo nel terzo millennio. E’ stato emozionante vedere una sequela di politici locali sfilare uno alla volta davanti alla telecamere e dispensare parole sagge e piene di buon senso, proprio come fanno i politici nazionali. Tonino Castaldo come Mastella e Giovanni Palma come Schifani. E’ la potenza della televisione, baby. E’ stato uno di quei rari momenti in cui mi sono sentito orgoglioso di essere un panzatuosto doc. Monnezza si, ma a denominazione di origine controllata.
Una elezione “qualianese”. Come centinaia di qualianesi, anche il sottoscritto si era illuso che dopo aver digerito capitone, baccalà e struffoli, il nuovo corso della politica “made in Qualiano” prendesse il sopravvento sulla mediocre fase degli ultimi dodici anni e si aprisse, finalmente, una nuova era, piena di speranze e prospettive. “Tutti insieme appassionatamente” questo il motto che doveva guidare gli eroici cavalieri. Ma nulla da fare. Le malelingue sostengono che Mancino, Marrazzo & compagnia bella, dopo essersi giurato amore eterno all’ombra del tiglio, siano ritornati a coltivare ognuno il proprio orticello e le proprie passioni. I cavalli di razza insomma, si sono presto trasformati in brocchi e tutto è ritornato nella staticità e negli schemi di sempre e tutto è rientrato nel più tranquillo alveo di sempre e cioè nelle matriarcali famiglie, dove i pochi decidono (quasi) tutto a discapito dei tanti. Passata la festa è passato anche il santo. Si ritorna al totosindaco di sempre ed ai soliti papabili, diventati ormai eterni: Salvatore Onofaro per il centro destra, Michele Schiano che concorrerà per un seggio a Qualiano ed uno scranno a Montecitorio e, dulcis in fundo, Luigi Mancino che, insieme agli spompati del centro sinistra, ritornerà a cantare in villa comunale tra cozze, resti di frattaglie suine e cantanti neomelodici. Possibili outsiders, Massimo Pelella in groppa all’elefante e Pasquale Galdiero che tenterà di far ri-volare la colomba appesantita però da troppo piombo. In pratica sarà la solita litania di sempre e cioè il vecchio lerciume partitocratrico, che ha rovinato e svenduto questa città, che si presenta come nuovo e riesce a prevalere ancora una volta, ed il litigioso centro sinistra, formato per lo più da sciamani e ascetici, che riesce di nuovo a perdere. Insomma, sarà la solita elezione di sempre.

