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VADO AL MASSIMO

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Fino ad oggi è stata una corsa solitaria. Tra una reclame dell’intimo di Chanel e gli illeggibili manifesti della Sinistra Arcobaleno, ancora non si intravedeva lo sfidante ufficiale di Salvatore Onofaro, il quale, già da qualche mese, fa bella mostra di sé sui muri della città. Il suo manifesto, che schiera in primo piano i simboli delle liste che lo sostengono, aspettava ancora una risposta. Ebbene, questa è arrivata. E’ vero che nel frattempo è comparso quello di Ludovico De Luca, ma Ludo è talmente bello è comunicativo che la sua pubblicità si confonde con quella di Dolce & Gabbana. Il suo non sembra proprio un manifesto politico. E poi l’ex vice sindaco sostiene già Totore, quindi lui non è un “contrapposto”. Invece, proprio in queste concitate ore, nelle quali ancora si susseguono riunioni per grandi e piccini, i Democratici, Rinascita e (forse) l’Udc sembrano aver trovato la famosa quadratura del cerchio. L’identità dell’uomo misterioso che dovrà concorrere alla carica di primo cittadino, pare sia stata sì svelata, ma con molto pudore. Anzi è stata appena sussurrata. Più che riunioni costruttive, quelle dei democratici ed il resto delle truppe sparse, ai più è “paruto” il festival dei veti e dei ricatti incrociati. Luigi Mancino? Niet, è prigioniero del cantiere. Domenico Marrazzo? Ancora troppo occupato con lo shampoo. Raffaele Del Giudice? Non ha il giusto appeal. E’ Tommaso Pelella detto Massimo dunque, il candidato del centro sinistra più le altre forze. Almeno fino ad oggi e naturalmente, salvo colpi di scena.



La seconda fase. A questo punto, qualche domanda e qualche dubbio comincia ad insinuarsi nella mediocre mente dell’uomo della strada, compreso il sottoscritto. Domande ed interrogativi legittimi anche in virtù della conoscenza storica che il centro-sinistra locale ci ha lasciato in eredità dal dopoguerra fino ad oggi. La prima è la seguente. Saranno tutti compatti intorno al figlio del mai dimenticato professore Pelella, o questo è l’inizio della fase due, cioè quella nella quale, trovato l’accordo sul nome, poi si pensa solo a demolirlo? La seconda invece la butto giù così: un partito così importante all’interno della coalizione, come quello Democratico, si accomoderà in seconda fila? E ancora: il suo leader maximo, che risponde al nome di Luigi Mancino, sarà disponibile e rivestire il ruolo dell’ape operaia o si autocondanna ad essere regina? Ma soprattutto, l’Udc, terza (ipotetica) forza, continuerà a fare l’occhiolino al centro-destra? Insomma, alla fine saranno veramente tutti d’accordo nel sostenere il nuovo papabile o inizieranno le trasmigrazioni verso la sponda opposta, come qualcuno ha già minacciato di fare proprio tra le file dei democratici? Effettivamente il pericolo che tutto si sfasci all’improvviso c’è ed è concreto, ed ognuna delle componenti sedute intorno a questo tavolo, continua a mostrare e a dimostrare una certa fragilità. Qua bisogna trovare urgentemente un collante. Max Pelella saprà esserlo?



Il vero vincitore della sfiducia a Galdiero.
Se nel versante di centro-sinistra le cose dovessero mettersi male, cioè se i sopraccitati papabili ed il resto dei peones continuassero a giocare troppo con le cose serie, dando un messaggio fuorviante agli elettori, gli amici del centro-destra dovranno, per forza di cose, sprangare le porte dei vari comitati elettorali, poiché l’esodo dalla riva opposta del fiume sarà di proporzioni bibliche e, come dice una della massime ispirazioni sturziane che muove la massa di venduti che periodicamente si sposta dal centro-destra al centro-sinistra, “Ccà nisciuno è fesso”. Vincenzino D’Alterio, pezzo importante del Pd qualianese, nonché delegato provinciale e traghettatore incompreso delle anime perse del centro-sinistra va giù duro: “Il Partito democratico, dopo la sfiducia a Galdiero, doveva avere necessariamente un progetto chiaro e vincente per arrivare alle elezioni. Avevamo la possibilità di crescere ed accreditarci come forza di riferimento all’interno della coalizione. Eravamo l’unico grande partito vicino al sindaco. Invece i consiglieri, sfiduciando Galdiero, hanno dimostrato di avere poca dimestichezza con la politica e poco rispetto per gli elettori. Il vero vincitore è stato solo Salvatore Onofaro, e nessun altro”. Più chiaro di così si muore. Se solo lo avessero lasciato lavorare a Vincenzino, ora ne avrebbero beneficiato tutti. Ma come succede quasi sempre, la genialità non è mai compresa in questo strano mondo. Ora al timone del comando della “squanquassata” barca del centro-sinistra ci sono nuove intelligenze. Potete scommettere che anche questa volta faranno di tutto per perdere le elezioni. Lo sento. Lo spirito giusto e l’abnegazione verso questo duro obiettivo non mancano mai nelle spregiudicate menti dei sinistrati. “Sembrano kamikaze votati al martirio” chiosa un illustre esponente del centro-destra (che una volta stava nel centro sinistra).

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