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IL CAMALEONTE TONINO

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Umberto Bossi? Macché. Roberto Calderoli? Appartiene al passato. Roberto Maroni? Sa di tappo. Da oggi anche i panzatuosti hanno il loro capopopolo autonomista e fautore di un sud Italia libero ed indipendente. Ladies and Gentlmen, ecco a voi Antonio Castaldo, semplicemente Tonino per gli amici (e gli amici degli amici). Svestiti gli ingombranti e vistosi abiti del sarto dei trasformisti e cioè la griffe di Sandra & Mastella, il mitico Tony è diventato il referente principale, nella città di Qualiano, del Movimento Per la Autonomie (Mpa), movimento fondato dal siciliano Raffaele Lombardo, collettore di voti in Sicilia e pressoché sconosciuto dalla Calabria in su. L’ex Uderrino qualianese però, studiando a fondo i movimenti indipendentisti fortemente radicati in Sicilia, da Salvatore Giuliano in poi, ha subìto il fascino del disegno autonomista ed ha finalmente capito il suo destino politico. Con l’Mpa si è accesa finalmente quella luce che illuminerà la tortuosa strada che Tonino dovrà percorrere fino ad arrivare nell’Olimpo della politica locale e nazionale. E poi diciamo la verità. Chi a Qualiano non è sensibile al ponte sullo stretto di Messina o alle giuste e sacrosante rivendicazioni di chi grida forte “Sicilia Nazione”? E poi in cuor suo il nostro Tonino ha un progetto che darà lustro e forza alla sua visione politica, quello cioè di riunire ancora una volta il regno delle due Sicilie e fare di Qualiano la capitale di tale regno. Far rivivere in pratica allo sventurato e puzzolente capoluogo della Campania Felix, i fasti dell’epoca borbonica. In questo disegno strategico e lungimirante, la città di Qualiano sarà l’epicentro di questa rivoluzione storica e culturale. Nell’olimpo dell’immortalità politica, il mitico Castaldo si muoverà con Tommaso Barbato (quello dello sputo nell’aula del Senato), Enzo Scotti (ex ministro Democristiano) e tanti altri ispiratori meridionali e meridionalisti. Per dare l’idea di cosa stiamo parlando, Raffaele Lombardo, fondatore ed amministratore delegato del Movimento Mpa (il partito dei sopraccitati politici) in una recente intervista apparsa sul settimanale Panorama, ha definito Paolo Cirino Pomicino il più grande pensatore meridionalista vivente. Castaldo quindi, tra Benedetto Croce, Pomicino e Pasquale Saraceno. “Vai Tonino e non fermarti più” gridono gli innumerevoli fans e simpatizzanti, sparsi a macchia di leopardo tra tutti i partiti.

Il percorso qualianese. Il mitico Tony ha fatto tutto in sordina. Non è stato facile, nel corso di questi ultimi anni, ritagliarsi un proprio spazio politico tra i dinosauri della politica qualianese. Ha fondato un partito (a Qualiano) e lo ha accompagnato per mano fino a vederlo crescere forte e rigoglioso. Al primo duro banco di prova, le ultime elezioni amministrative, lo ha portato alla vittoria. Fin qui tutto bene, anzi benissimo. L’odierno autonomista fu il primo a capire la voglia di cambiamento totale che la città rivendicava dopo i disastrosi anni di amministrazione di centro destra. Fu il primo a dare legittimità politica a Galdiero, apponendo il logo dell’Udeur vicino alla lista del doctor. Poi il corto circuito. Dopo la vittoria iniziano le prime incomprensioni tra il primo cittadino e Tonino. Nessuno riesce a spegnere il fuoco accesosi con la privatizzazione dell’acqua. Galdiero insiste e l’Udeur, spaccato a metà, esce dalla maggioranza. Entrano le riserve delle Margherita, ma il mitico Tony non si lascia impressionare: “Galdiero non durerà cinque anni” pensa tra sé ed il resto dell’opposizione, con la quale, oltre a dividere i banchi in consiglio comunale, comincia a condividere anche l’insofferenza verso il nuovo despota poco illuminato. Il progetto di Onofaro, Palma e Marrazzo diventa così anche quello di Castaldo. Tonino inizia ad allargare i propri orizzonti politici. Intanto però, il resto del partito mugugna. Memorabile una delle ultime riunioni dell’Udeur unito nella sede di via Santa Maria a Cubito: “Chi non è d’accordo con la mia linea può anche andare via”, disse Tonino in uno scatto d’ira e d’orgoglio. E fu così che quasi tutti si alzarono e se ne andarono via e Tonino, l’unico rimasto, fu costretto a spegnere la luce prima di andare via. Dicembre 2007. Galdiero non mangia neanche il panettone e va a casa. Il resto è storia nota.

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Nuove alleanze. Nel parlamentino del laboratorio libero e democratico, tra una pastiera ed una graffa, il nostro eroe inizia a comprendere meglio le affinità culturali che lo legano agli amici del centro destra. Il nuovo faro di Tonino diventa quel Salvatore Onofaro, da sempre bistrattato ed additato come il male politico assoluto ed esempio amministrativo da non seguire mai. Leggendaria è rimasta l’ultima riunione delle sei liste dell’alleanza denominata “Centro Democratico”. Onofaro tentò fino all’ultimo di entrare nella Santa Alleanza del medico condotto, attraverso un ponte costruito ad hoc. Ma non ci fu nulla da fare. Tonino Castaldo pose il suo veto: “O noi o loro” disse a Pasquale Galdiero. Ma questa ormai è storia passata. Tonino oggi fa parte legittimamente (ed autonomamente) della nuova troika del centro destra che esamina ed analizza chiunque tenti di saltare sul carro di Onofaro. Ha detto no persino all’Udc della ditta Marrazzo & C. quando questi, appena qualche settimana fa, tentavano di ri-approdare fra le sponde del centro destra, dopo aver navigato a lungo (e a vuoto) nelle tempestose acque del centro sinistra. Nel bar Cuba Cafè della circumvallazione esterna pare che Tonino Castaldo abbia esclamato proprio all’indirizzo dei detentori del marchio Udc: “Di Marrazzo ne abbiamo già uno (il petroliere ndr) e basta ed avanza”. Il massimo che possiamo offrirvi è un caffè. L’apparentamento con il Partito della Libertà potete scordarlo”. Duro, cinico e spietato, così è risultato Castaldo nella ormai mitica riunione.

P.S. Per la cronaca il caffè al Cuba, alla fine, pare lo abbia pagato Giovanni Palma, altro illustre componente delle delegazione, che insieme ad Onofaro e Castaldo analizzava l’Udc. Lo stesso Palma poi, pare che abbia chiesto la metà dei soldi della consumazione a Mario Cacciapuoti, altro celebre membro della troika. Che c’entra Mario dite voi? C’entra, eccome se c’entra. Scialone, nella riunione del Bar Cuba, rivestiva una doppia veste e cioè quella dell’esaminatore (veste Pdl) e dell’esaminàndo (veste Udc). Alla fine l’ha spuntata, come al solito, solo lui, ottenendo il tanto sospirato posto nella lista del Pdl. Ed anche qui, potete giurarci, Antonio Castaldo ci ha messo lo zampino. E’ il nuovo che avanza.

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