Sono passati quasi otto anni e non riesco a non pensare al primo articolo pubblicato su questo sito. Poche righe, quasi banali, racchiudono in se tutto il senso di questo progetto editoriale. Le avevo già ricordate in un’altra occasione, quando nel 2006 InterNapoli.it raggiunse il milione di pagine lette. Ma oggi dopo due anni e altre 3milioni e mezzo di pagine, quelle frasi hanno un senso diverso: sono come le prime parole di un bambino che ormai è cresciuto e sta per diventare adulto. Quel “Finalmente…” ha il sapore di una “venuta al mondo” carica di speranze che, vuoi per caparbietà o per tenacia, sono diventate realtà. Eccoci. Dopo quasi otto anni siamo ancora qui con oltre 4milioni e mezzo di pagine lette, 200mila visitatori solo nell’ultimo mese, con una media di circa 7mila al giorno.
Mi sento in dovere di ringraziare tutti coloro che insieme a me, collaboratori e lettori, hanno creduto in questa iniziativa, contribuendo con un articolo, un commento o un messaggio nel forum a creare dibattiti costruttivi su argomenti legati al nostro “maledettamente” amato territorio. Credevo che il passaggio da semplice sito web a testata giornalistica (nell’ottobre del 2004) avrebbe in qualche modo alterato i principi sui quali abbiamo sempre creduto, ma per fortuna così non è stato e posso dire che non accadrà nemmeno adesso che mi ritrovo nel ruolo di direttore responsabile, perché quei principi sono ancora vivi dentro di me.
Fare impresa con un giornale, restando neutri e imparziali è, come qualcuno direbbe: una “missione impossibile”, ma come tutte le chimere, soprattutto quando sono poco redditizie o non lo sono affatto, si possono realizzare solo se si riesce a dare un senso ad ogni gesto e ad ogni azione che si compie per portarle a termine. Per non farla lunga dico che non sono disposto a barattare notizie con denaro, pubblico o privato che sia; la pubblicità è un’altra cosa e si fa solo ed esclusivamente negli appositi spazi. Questo è uno dei principi sui quali si basa l’intero progetto di InterNapoli.it, altrimenti la moralità, la legalità, il rispetto e tutto il resto sarebbe solo apparenza e sinceramente preferisco continuare ad essere un mediocre giornalista di provincia, piuttosto che un ipocrita professionista affermato nel campo della comunicazione.
Continueremo a scrivere, ad informarvi e a sperare che qualcosa in questo posto possa veramente cambiare: noi faremo la nostra parte.
Concludo con un aneddoto di Don Puglisi che ho imparato da un giovane della comunità ardorina di Villaricca: «Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale (Palermo). Ciascuno di noi è come una tessera di questo grande mosaico. Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual è il proprio, perché si formi l’unico volto del Cristo».
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