“Le jeux sont faits, rien ne và plus”. E’ una strana pausa quella scoccata alla mezzanotte di ieri. L’eco delle promesse elettorali è ancora forte, come il riverbero della musica sparata ad alto volume dai cantanti neomelodici, insostituibili in ogni occasione. In tempi di “amministrative” lo stress dell’elettore non ha paragoni: strette di mano, sermoni, caffè, riunioni affollate, giuramenti, sms, volantini, pubblicità su quotidiani e settimanali, manifesti selvaggi, automobili, furgoni, camper e camion. Quella che si è appena conclusa è una campagna elettorale degna della più (in)sana tradizione “nostrana” e allo stesso tempo preludio di una svolta, non solo auspicata, ma necessaria per il futuro di centinaia di migliaia di cittadini del comprensorio Giuglianese. Tutti quelli che hanno amministrato queste terre negli ultimi 30 anni hanno fallito, lo dimostrano le condizioni sociali, economiche e ambientali dell’intero territorio. Vivo in una “zona franca” della periferia di Villaricca, ma praticamente e come se vivessi a Qualiano e le uniche cose che ho visto realizzate in quest’utimi trent’anni, sono i marciapiedi e l’illuminazione delle strade principali. Delle altre opere realizzate e mai entrate in funzione, restano gli scheletri e talvolta solo il ricordo. Vent’anni fa a Qualiano, come a Giugliano, c’era un cinema, oggi invece, non c’è nemmeno un campo da tennis funzionante. Per non parlare delle periferie diventate ricettacolo di ogni specie di rifiuto, dove a giorni alterni e sotto lo sguardo di tutti, si levano colonne di fumo nero e denso, ad opera di veri e propri criminali che agiscono indisturbati, nonostante le denuncie di numerosi cittadini e associazioni. Ecco, queste sono le nostre contraddizioni, grazie alle quali la dignità di un intero popolo è stata più volte calpestata dalle istituzioni stesse, che hanno scelto queste terre per scaricare i rifiuti dell’intera regione, lasciando in eredità ai posteri, falde inquinate, diossina e chissà quali altre sostanze dannose per la salute nostra e quella dei nostri figli. Sembra strano, ma la verità è che queste elezioni (politiche e amministrative) rappresentano per il nostro territorio un’opportunità straordinaria, ma che al tempo stesso possono diventare un pericolo se non si ha la capacità (o la fortuna) di distinguere il vero cambiamento dal semplice trasformismo. Basterebbe che uno solo dei candidati mantenga le promesse fatte in campagna elettorale, che almeno la metà dei programmi venisse realizzato, che l’obbiettivo di un politico, almeno in parte, diventi il cittadino e non più l’interesse personale per far rinascere la speranza in ognuno di noi.
Una cosa certa è che nessuno avrà più alibi: o si cambia o si perde.
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