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QUANT’È DIFFICILE
AVERE VENT’ANNI…

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Sono parole dure quelle contenute nella lettera che ci accingiamo a leggere. Agli occhi del lettore può anche sembrare dissennato ciò che il giovane autore ha espresso con toni audaci e temerari, ma non vi è dubbio che tra le righe sia possibile scorgere una vera e propria richiesta d’aiuto, dovuta alla mancanza di attenzione verso i giovani, che la società di questo territorio non ha mai saputo dedicare. Una società che dimentica molto facilmente, che si ricorda dei giovani solo allo scoccare dell’ennesimo incidente in moto, quando ormai per uno di loro è troppo tardi. Sono parole che fanno riflettere.

Egregio sig. Sindaco, da giovane cittadino di questa comunità volevo rispondere per nome e per conto dei miei coetanei alla sua domanda postaci nel suo benevole invito, circa l’utilizzo del casco.
Perché non indossiamo il casco quando andiamo in moto? Domanda da “One Million of Dollar” direbbero gli americani. Eppure conoscendola non me la sarei mai aspettata una domanda del genere, perché la risposta è facile, anzi facilissima: perché non ci serve! Che ne dobbiamo fare? Mica dobbiamo andare a caricare le forze dell’ordine che presiedono le discariche? Secondo lei con tutto l’alcol, il fumo delle canne e il crack che abbiamo in testa, c’è spazio anche per questo “accessorio”, come lo definisce lei? Penso proprio di no .Che ne dice l’accendiamo? Ma si accendiamola! Però prima, se ce lo consente, accendiamo anche una canna, nella speranza che il fumo ci distolga da questi “suoi” problemi. Se vuole aggregarsi a noi è il benvenuto, l’aspettiamo in Piazza Rosselli, vicino il suo comitato elettorale. Può trovarci li tutte le sere, e cosi tra un tiro e l’altro lei potrà constatare con i suoi occhi come a noi giovani , la vita piace viverla, ma pericolosamente! Per questo non abbiamo paura di circolare a 200 Km/h in piedi e su una ruota, per questo non abbiamo il timore di lavorare in nero, senza rispettare le norme sulla sicurezza del lavoro, per poco più di 150 euro settimanali, e con questo ingente reddito mettere su famiglia in un paese che non offrirà mai niente ai nostri figli, e in primis la salute, visto che Via del Mare come intende chiamarla Lei, per noi è e resterà la “via della vergogna”, mentre l’unica via sicura che ci restituirebbe dignità sarebbe quella della fuga.
Ma non essendo Noi dei vigliacchi, per sua sfortuna siamo ancora qui, a ricordarle che il casco siamo anche disposti a fissarlo sulle nostre teste, però prima ci assicuri che per i negozi e i cantieri di questa città non si vedano più donne e minori sfruttati, ci assicuri che siano rispettate tutte le nuove norme del testo unico sulla sicurezza del lavoro, ci assicuri l’apertura di un centro per l’impiego, ci assicuri che si metta fine all’invasione di extracomunitari (clandestini) non censiti che arrivano ogni fine settimana, ci assicuri quello che per noi sono diritti costituzionali: famiglia, lavoro, salute, istruzione, sicurezza, e vedrà che i suoi obblighi saranno i nostri doveri. Ma se non riuscirà ad assicurarci niente di quanto sopra elencato, la prego non sprechi altri nostri soldi, perché tanto con quella carta sa bene cosa faremo.

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Lettera firmata

Ai giovani vorremmo dire che in questa società avere vent’anni non è mai stato facile e che la vita vale sempre la pena viverla. Il mancato uso del casco, la droga e l’alcol contribuiscono solo a far degenerare una situazione già di per se drammatica, ottenendo un risultato diametralmente opposto. Migliorare la società è possibile e per farlo è necessario cominciare proprio da e con i giovani. Indossare il casco significa avere rispetto per se stessi e per la vita e lo stesso vale per il non utilizzo di droghe ed alcol. “Fare teatro, musica o arte in genere, è mille volte meglio di una canna” e se il territorio non offre strutture ricreative adeguate, a causa dell’inefficienza delle amministrazioni locali, potete usare la cantina di casa: è un buon inizio.

La redazione di InterNapoli.it

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