Caro direttore,
approfitto della nostra amicizia, e del grande spazio di democrazia che ha saputo creare negli anni con la sua preziosa testata, per esprimere anche la mia di opinione, circa le numerose che leggo e che, più che opinioni, mi appaiono critiche mosse da un pregiudizio tanto endemico quanto deleterio.
Chi conosce, non potrà negare che da sempre mi sforzo di essere una persona equilibrata, che tenta di raccontare la cronaca dei fatti più che esprimere considerazioni personali.
Ma questa breve e, premetto, unica parentesi, voglio aprirla sulle pagine del suo giornale, capace di incentivare la riflessione e creare opinione, obiettivi che ogni testata dovrebbe prefiggesi salvo poi cambiare rotta e indirizzo nel caso in cui non li raggiungesse.
Non sono un’indigena, ma vivo in questi posti e li racconto da abbastanza tempo per trarre conclusioni logiche circa un comportamento diffuso.
L’argomento sul quale mi preme replicare, è quello che riguarda proprio la sua città: Qualiano, che negli ultimi tempi ho imparato a conoscere abbastanza bene, e a riconoscere come un territorio soffocato da mille emergenze, ma che si distingue dagli altri grazie alla sua gente. Non ho visto altrove la partecipazione e la voglia di riscatto che sempre ho letto invece, nella straordinaria capacità di reagire di questo popolo.
Qualcuno, prima ancora di continuare a leggere potrebbe già star pensando che io voglia scrivere un encomio all’attuale maggioranza, solo per i miei pregressi rapporti di collaborazione con l’architetto Salvatore Onofaro, divenuto poi sindaco.
A quelle persone chiedo di leggere senza preconcetti per poi riflettere ed eventualmente valutare, partendo dal presupposto inoltre, che al sindaco Onofaro attualmente, mi lega solo un rapporto di formale amicizia. Prescindendo da quelle che possono essere le mie considerazioni personali sul Vostro sindaco, mi limito ad elencare una serie di “fatti”, avvenuti negli ultimi 40 giorni.
L’Architetto Onofaro, è sindaco da poco più di un mese, ma ha già convocato diversi tavoli affrontando le questioni: rom, imprenditori del Cig, trasporti, grande viabilità, e soprattutto raccolta differenziata.
Nessuno di quei tavoli si è risolto senza che fosse trovata una soluzione, certo non definitiva, ma incoraggiante.
Ho visto più camion della raccolta a Qualiano, che non nel resto del comprensorio. Ho visto la Multiservizi restituire in poco più di una settimana alla sua città, una biblioteca che vandali avevano devastato.
Ho visto installare telecamere di videosorveglianza in tempi record. Ho visto ed ho scritto.
Perchè vede direttore, l’aspetto che mi rende fiera del mio lavoro, è quello di poter raccontare sempre la verità, soprattutto quando la verità può nutrire d’ottimismo gli occhi di chi legge, divenendo stimolo per risvegliare la coscienza civile di un popolo, assopita anche da anni di abbandono da parte delle istituzioni.
Se è vero che non c’è squadra capace di eccelere senza un buon capitano, allora fidiamoci del capitano, e rimaniamo a guardare quanto saprà pretendere dalla squadra che ha appena formato.
Nomi che si riciclano? Posso essere d’accordo, così come credo di esserlo rispetto a certe scelte che rimandano la mente al passato.
Ma le persone che oggi siedono in Consiglio, saranno le stesse votate dalla città? Ed ora cosa accade a chi ha democraticamente espresso il proprio voto regalando una vittoria plebiscitaria all’attuale maggioranza?
Qualiano, ricordiamo, è stata una delle città con il maggior numero di votanti alle ultime amministrative. Questo fa onore ai suoi cittadini, intenzionati a riappropriarsi del proprio territorio. Certe opinioni però, stonano se si guarda alla platea di lettori alla quale sono rivolte: cittadini che hanno voluto essere rappresentati dall’attuale Consiglio, che hanno scelto tra quattro candidati a sindaco, Salvatore Onofaro, sindaco tra l’altro, tra i più votati d’Italia.
La missione di un organo di informazione, è quella di informare, non di manipolare le coscienze della gente, e chi approfitta di uno spazio per esprimere le proprie considerazioni, lo faccia solo dopo aver acquisito la consapevolezza di quanto importante sia scrivere o parlare in maniera non strumentale, di quale grande responsabilità si assume nel momento in cui rende pubbliche le proprie opinioni. Allora, ai suoi lettori, commentatori, opinionisti, io rivolgerei l’invito ad attendere i fatti, e a non esprimere pre-giudizi, talvolta anche comprensibili, sulla scorta di un passato ancora troppo recente per dirsi già esorcizzato dal vento di cambiamento che spira.
Guardiamo ai fatti con un ottimismo che non sia velo per la verità, ma che sia stimolo per la rinascita di questo nostro territorio che tutti, dovremmo contribuire a cambiare, anche fidandoci dell’operato di chi abbiamo voluto ci rappresentasse, o semplicemente raccontando le cose per quello che sono.
La politica e l’informazione debbono essere complici ed artefici di questo cambiamento che passa attraverso la ricostruzione di quel rapporto oramai sfilacciato tra cittadini e istituzioni. Chi si intromette senza professionalità o obiettività in questo rapporto, se ne assuma anche le responsabilità.
Monica D’Ambrosio
Giornalista

