HomeVarie«UCCISO COME UN BOSS PER AVER DETTO NO AI BOSS»

«UCCISO COME UN BOSS PER AVER DETTO NO AI BOSS»

PUBBLICITÀ

Mi ha colpito nel profondo la morte di Raffaele Granata. Ucciso con una scarica di pallottole, all’alba di una giornata di luglio, nel lido che aveva messo su a Varcaturo con la sua famiglia. Mi ha colpito molto non solo perchè conosco bene sia il fratello, Mario, un pediatra molto stimato a Marano, con cui ho condiviso un serio impegno politico, e a cui va il mio abbraccio fraterno, sia il figlio Giuseppe, giovane esponente del Pd e da poco sindaco di Calvizzano.
Mi ha colpito molto anche e soprattutto perchè sento addosso la rabbia di dover contare un nuovo eroe.
Raffaele Granata aveva cacciato via dal suo lido due soggetti che, a nome dei casalesi, avevano chiesto la tangente per il clan. Mi sono messo al suo posto e mi sono chiesto cos’avrei fatto. Ti spacchi la schiena per costruire qualcosa che resti ai tuoi figli e ai tuoi nipoti. Ti indebiti l’inverno per cercare di fare cassa d’estate. Scendi a lavorare all’alba sperando che esca il sole, che arrivino i bagnanti, che la macchina giri, insomma, e che quindi si possa continuare a far camminare l’impresa.
Poi arrivano due su una moto e ti dicono che devi dividere gli introiti con loro.
Perchè?
Perchè loro sono la camorra.
Di fronte ad una richiesta di questo tipo, che fare? Raffaele Granata non ci ha pensato su due volte: li ha mandati via. E’ stato un uomo coraggioso. I casalesi, negli ultimi tempi, non le mandano a dire: sono in difficoltà e devono recuperare. Da qualche mese hanno alzato la soglia della loro brutalità. Uccidono. E, infatti, sono andati all’alba e hanno sparato. Una volta avrebbero dato fuoco al lido, avrebbero fatto saltare un locale con un esplosivo, avrebbero, proprio se necessario, sparato un colpo nella caviglia.
E poi sarebbero passati all’incasso sicuro del terrore di chi prima aveva detto no.
Ma adesso non fanno più così. I casalesi sparano per uccidere. Per parlare al territorio. Fanno politica, in effetti.
Molti di noi, oggi, sono indignati e addolorati per questa morte atroce. Sentiamo l’onore di aver conosciuto questo eroe civile e ci sentiamo vicini a chi soffre per la sua assenza. Ma mi chiedo, però, cosa pensano da oggi i gestori dei lidi sul litorale domizio. Se hanno chiesto soldi a Granata, li hanno chiesto anche agli altri. Se hanno ucciso lui, era per punire un no e per educare il resto degli operatori.
Adesso che faranno? Sono terrorizzati, certo. Chi non lo sarebbe? Ma che faranno? Abbasseranno la testa e pagheranno? Oppure, nel nome di Raffaele Granata, costruiranno una grande mobilitazione delle coscienze e diranno no, tutti, in coro?
Sarebbe bello che da quel litorale arrivasse un segnale forte, in queste ore. Sarebbe bello vedere impegnati la politica e i partiti a costruire una mobilitazione antiracket con gli operatori del mare. Mi piacerebbe vedere associazioni, comitati, amministratori mettersi in rete e fare una manifestazione contro la camorra sul litorale. Mi piacerebbe vedere una serrata e poi uno spiegamento di polizia a difendere quegli imprenditori coraggiosi.
Mi piacerebbe vedere sul litorale la stessa mobilitazione che ho visto a Marano-Chiaiano contro la discarica. Sia da parte dei cittadini che da parte delle forze dell’ordine.
Hanno colpito uno per educare gli altri.
Ci sono riusciti?
Se la risposta è sì, stiamo tutti ammazzando Raffaele Granata per la seconda volta.
Leggo un importante articolo di Rosaria Capacchione sul Mattino; giornalista bene informata sui fatti di camorra e già minacciata dai casalesi. Capacchione scrive che il feroce clan casertano avrebbe costruito un asse con i Polverino di Marano e che, soprattutto sulle zona di confine, quando si entra in azione, questi ultimi sono determinanti.
Ecco, ci siamo dentro. Ci siamo dentro fino al collo. I casalesi sono qui. E c’è Marano anche nella morte di Granata, così come c’era nella morte di Siani.
Sarebbe il caso di ricordarcene. Quanti di quelli che domani pomeriggio, alle diciassette, nella chiesa di Calvizzano porteranno un commosso saluto a Raffele Granata, nella loro quotidiana vita di cittadini, e di politici, su questo territorio, ammiccano o fanno finta di non vedere quello che si muove nelle reti di connivenza tra camorra, affari, economia, interessi?
Quante volte ancora sarà ucciso, tra oggi, domani, e nelle prossime settimane Raffaele Granata?

Antonio Menna
http://www.antomenna.blogspot.com/

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ