Bassolino rifiuta la sua firma alla petizione proposta da Veltroni per “salvare l’Italia” dal governo Berlusconi. Una petizione, a dire il vero, piuttosto patetica: cinque milioni di firme per dire no al governo (che però pochi mesi fa ha preso tre volte tanto di voti).
Bassolino non firma perchè dice che la sua carica istituzionale gli impedisce di partecipare ad una iniziativa politica così di parte. L’argomentazione mi lascia assai perplesso. Se è di parte una raccolta di firme, allora le elezioni che cosa sono?
La scelta di Bassolino mi sembra più che altro la mossa astuta di un uomo in difficoltà. Il presidente della Regione è stato individuato come il comodo bersaglio di tutti i mali della politica in Campania. Ad indicarlo soprattutto i suoi compagni di partito e di alleanza. Quelli che, dopo essere cresciuti alla sua ombra, dentro il Pd e nei partiti alleati, come nella migliore delle tradizioni complottarde della politica, adesso vogliono addossargli tutto per sgravare loro stessi della corresponsabilità. Bassolino, che non è tipo da farsi usare e gettare, si ostina a rimanere in campo e ha cercato una sponda in Berlusconi.
Berlusconi aiuta Bassolino a dimostrare che tutto quello che non si è fatto in Campania in questi anni è causa del mancato decisionismo. “Le soluzioni messe in campo da Berlusconi – ha detto Bassolino – sono le stesse che ho provate a calare io. Ma lui ha potuto decidere, io sono stato ostacolato”.
Dunque, abbiamo spostato di nuovo l’asse della colpa. Se per il Pd, la colpa di tutti i mali è Bassolino; per Bassolino, la colpa di tutti i mali sono gli ostacoli che alleati oltranzisti e comitati di cittadini hanno messo ogni giorno tra i problemi e la loro soluzione.
Sullo sfondo, Berlusconi annuisce sornione.
Lui non ha alcun interesse a che il centrodestra vinca le elezioni al Comune di Napoli e alla Regione Campania. Questi sono territori ingovernabili. Lui lo sa bene: ci puoi ricavare solo guai. Non è un caso che la Sicilia venga lasciata alla coppia Cuffaro-Lombardo, la Calabria a Loiero, la Puglia a Vendola e la Campania a Bassolino.
Berlusconi ha interesse a governare al nord, dove girano ricchezze e potenzialità. Il Sud è una miscela feudale di clientelismo, mafia, malgoverno e illegalità diffusa. Governare al sud significa fallire.
Berlusconi ha interesse a che la curatela fallimentare del Sud resti nelle mani del centrosinistra. A lui conviene più proporsi come il salvatore della patria. Una sorta di sangennaro della politica. Quello che arriva, fa il miracolo, dice “mi raccomando, non rovinate tutto” e poi va via. Un ruolo paternalistico e salvifico a cui serve una politica locale inetta, corrotta, e di segno politico opposto, che possa essere indicata come il segno che gli avversari non sanno gestire.
In questo senso Bassolino è utile a Berlusconi non meno di quanto Berlusconi sia utile a Bassolino. I due hanno sostanzialmente un progetto comune. L’uno tiene l’altro.
La mancata firma di Bassolino alla petizione contro il governo, quindi, nasce da questo gioco tattico.
L’obiettivo di Berlusconi è continuare la pantomima, senza assumersi la responsabilità diretta del governo di questi territori, su cui è utile che continui a vincere il centrosinistra (vedrete le candidature del centrodestra alle prossime regionali e provinciali!).
L’obiettivo di Bassolino è di non farsi appendere a piazza Mercato come l’ennesimo Masaniello inneggiato e ripudiato. Metterà un suo uomo a Santa Lucia e volerà in Europa.
E noi?
Noi siamo il loro palcoscenico. E come le travi di legno al massimo possiamo scricchiolare qualche flebile lamento esistenziale.
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