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L’IMPRENDITORE DEL SESSO ABITA A MARANO

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Religione, sesso, politica e qualche imbarazzo. Storia della famiglia Nasti di Marano. Alberto, assessore ed ex presidente del Consiglio, è un uomo di chiesa, ex collaboratore dell’on. Gambale, insegnante di religione. Un altro fratello si chiama Giulio Nasti, anche lui insegnante di religione, cattolicissimo, avvocato della Sacra Rota. E poi c’è Giovanni, imprenditore del sesso. La sua storia l’ha raccolta Michele Serio, sul Corriere del Mezzogiorno di ieri.






Giovanni Nasti, da figlio dell’Italsider a imprenditore del sesso:
«Si vende molto di più nei quartieri bigotti»



NAPOLI.
Mi capita parecchie volte di passare davanti al Sex shop situato in Calata San Marco e, di tanto in tanto, mi riprometto di entrarci. Sono curioso di vedere com’è addobbato, cosa vende. Ora, tenete conto che, quando si parla di sesso, di solito assumo un atteggiamento spregiudicato, a volte riesco perfino a scandalizzare i miei interlocutori con espressioni indisponenti. Eppure, in quel sex shop ci non ho mai messo piede. Il locale in un certo senso è storico dal momento che è stato aperto nel 1996 ed è stato tra i primi in Italia. Per varcare quella soglia scopro di aver bisogno di una scusa. Così chiedo al gestore di concedermi un’intervista. Giovanni Nasti, il titolare, tanto per mettere in chiaro che tipo è, mi riceve in un bugigattolo largo due metri per due che farebbe uscire fuori di testa un claustrofobico.
Nasti è un uomo sui cinquanta, pragmatico e tosto, capelli sale e pepe. Quando sorride mostra una dentatura un po’ storta, trascuratezza tipica di chi ritiene la cura del look una perdita di tempo. Prima di intraprendere la sua attuale attività, ha svolto innumerevoli mestieri il primo dei quali quello di garzone in una farmacia: «Papà era operaio all’Italsider e, grazie al lavoro quotidiano e agli straordinari, non faceva mancare niente alla famiglia. Ricordo che con i soldi della mia prima paga, cinquecento lire, entrai da un tabaccaio, comprai un pacchetto di sigarette e glielo regalai».

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Parecchi anni dopo, fu assunto come commesso nel Sex shop e in breve ne divenne il gestore: «All’inizio gli affari andavano a gonfie vele. Le cassette dei film a luci rosse si vendevano come il pane. Non facevo nemmeno in tempo a esporle. Per fortuna la mia attività funziona tutto l’anno, perché il sesso è un bisogno essenziale come mangiare e bere. Il periodo più favorevole però rimane agosto quando le mogli vanno in vacanza e i maschi ne approfittano per darsi alla pazza gioia. Un momento di contrazione delle vendite è Pasqua. Il retaggio della cultura cattolica riesce a influenzare perfino quelli che, con il loro comportamento, dimostrano di seguire con una certa superficialità gli insegnamenti della Chiesa. Altro periodo di stanca è giugno, perché si devono pagare le tasse. Il sesso, si sa, non vuole pensieri. E la preoccupazione per il denaro da versare per l’Irpef e l’Iva non solo inaridisce il conto in banca ma anche le sorgenti del desiderio».


Sull’onda del successo, Nasti apre altri tre negozi, a Fuorigrotta, a Caserta e a Campobasso. «Quando in una città o in un quartiere percepisco un’atmosfera un po’ bigotta, apro un punto vendita e il successo è assicurato. L’interesse per i miei prodotti sembra aumentare in misura inversamente proporzionale alla rigidità dei costumi professata dagli abitanti della zona». Con il trascorrere degli anni, Nasti diventa un imprenditore di successo. Oggi abita in una villa con piscina nella Città Giardino di Marano. Ha tre figli, una ragazza di quattordici anni e due maschietti di undici e nove ai quali non rivela la sua vera professione, non certo perché si vergogna. In realtà non potrebbe neppure farli entrare nei suoi negozi dal momento che l’ingresso è vietato ai minori. Pensate che, nel corso del nostro incontro, Nasti ha ricevuto almeno due telefonate dalla moglie. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, l’imprenditore del sesso si mostra legatissimo alla famiglia. Lo ascolto mentre si informa con amorevole zelo sulle attività dei figli. Confesso che mi aspettavo di incontrare un diavolo tentatore, con pupille rosso fuoco e narici fumanti, invece ho di fronte un padre affettuoso. Finalmente usciamo dal bugigattolo e facciamo il giro del locale adibito alla vendita che, al contrario dell’ufficio, è arioso e ben arredato.


Al piano terra sono esposti i contenitori dei dvd, divisi secondo il genere di soddisfazione sessuale a cui si ispirano: feticismo, masochismo, amore di gruppo… Potenti luci al neon illuminano i titoli che deformano in chiave erotica i grandi successi del cinema mondiale: Via col ventre, Tettonic, Ben Dur. «Un Dvd originale di produzione americana costa 60 euro» spiega Nasti. «Per la verità tutti i miei prodotti sono cari. Chi immagina il Sex shop come un luogo frequentato da battone e trans di strada si sbaglia di grosso: costoro comprano dalle bancarelle. Qui, invece, vendiamo solo il meglio della produzione mondiale che viene acquistato da chi se lo può permettere. Ecco il motivo per cui da noi entrano soprattutto bancari, impiegati, avvocati, commercialisti, medici e, nella proporzione del venti per cento, donne, che tra l’altro sono le più disinibite».
Scendiamo al piano di sotto dove è esposta la cosiddetta oggettistica, costituita per lo più da organi sessuali maschili artificiali e da bambole gonfiabili di tutte le razze. A quanto pare, i clienti del Sex shop hanno adottato il multiculturalismo prima ancora che gli alfieri della solidarietà ne caldeggiassero la causa. Nasti mi spiega che un intero settore è dedicato ai regali per le feste per l’addio al nubilato, ormai diffusissime: biancheria con strategici strappi frontali e laterali, vezzose manette ornate con peluche tigrati e zebrati, calchi di falli che permettono di riprodurre fedelmente quello del festeggiato. «Molti clienti non acquistano più Dvd perché li scaricano da internet» spiega Nasti mentre torniamo al piano superiore. «Ecco la ragione per cui mi sto specializzando in oggettistica. Secondo me i Sex shop del futuro dovranno trasformarsi in boutique raffinate ed esclusive, per assecondare i gusti dei clienti. Il mio sogno è quello di aprirne una a Roma, capitale della politica e un’altra a Milano, capitale della moda». Rimango a osservare gli avventori. Effettivamente sono per lo più cinquantenni, garbati e discreti.


Di tanto in tanto giovani in imbarazzo chiedono rimedi contro l’eiaculazione precoce. Deve essere un inconveniente assai diffuso dal momento che un pochi minuti ben tre ragazzi comprano pomate o balsami che in teoria servono a superare l’inconveniente. Alla fine ho l’impressione di essermi intrattenuto in una specie di presidio ospedaliero dove la gente entra per cercare uno sbocco per le sue ossessioni. «Finché è praticato fra adulti consenzienti » dice Nasti accompagnandomi alla porta «il sesso rimane un fatto completamente privato e, a mio parere, nessuno dovrebbe metterci il naso». Parole sante, difficili da smentire. A parte il fatto che l’interesse dell’imprenditore rende un po’ sospetto lo sfogo dell’idealista. Esco dal locale soddisfatto perché, sia pure con la copertura del reportage, ho finalmente infranto un mio piccolo tabù. Appena mi immetto nel vicolo, vedo una ragazza bionda con minigonna che osservando me, un cinquantenne, uscire dal Sex shop scuote la testa in segno di disapprovazione. Il mio primo impulso è quello di mostrarle il taccuino e la penna, quasi a voler provare che mi trovo lì solo per lavoro. Poi scoppio a ridere e penso che forse non si riesce mai a superare il tabù del sesso. Mi consola però il pensiero che la ragazza, con il suo gesto di disapprovazione, ha dimostrato di avere, nonostante la giovane età, ancora tanti tabù da superare. Di sicuro uno più dei miei: quello di entrare in un Sex shop.


Michele Serio

Corriere del Mezzogiorno 20 agosto 2008

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