HomeVarieDAL WEB ALLE LIBRERIE: LA SCOMMESSA (VINTA) DI ANTONIO MENNA

DAL WEB ALLE LIBRERIE: LA SCOMMESSA (VINTA) DI ANTONIO MENNA

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Il primo a raccogliere la sfida è stato l’editore toscano Cicorivolta. Mille copie, non una di più, e il romanzo «Cocaina & cioccolato» (137 pagine, 11 euro) del napoletano Antonio Menna è diventato un autentico caso, oggetto di un insistente passaparola sul web, dove è stata anche venduta la maggior parte delle copie. Ne hanno parlato blogger e forum di appassionati, che hanno intervistato l’autore e si sono scambiati opinioni e chiavi di lettura. Alla fine è arrivata la proposta di Newton Compton, che ha inserito il romanzo nel catalogo delle uscite del prossimo autunno. Il romanzo sarà pubblicato nella collana Vertigo, che per il resto si nutre prevalentemente di scrittori stranieri come il controverso Michael Mohammed Knight, che con il suo «Islampunk» ha scioccato l’America, o come Michelle Tea e il suo «Amore senza amore».

«Il successo del romanzo mi ha sorpreso – dice Menna ¬-. La potenza della rete mi sembra davvero l’ultima frontiera espressiva per chi si muove dall’editoria minore, quella che non ha la forza di farsi vedere in libreria e nei circuiti della distribuzione ufficiale e trova invece la capacità di imporsi nel passaparola che si espande via internet e che arriva ovunque».
L’autore di «Cocaina & cioccolato», 40 anni, giornalista e consigliere comunale di Marano, racconta così la genesi del libro: «Ho scritto il romanzo alcuni anni fa. Poi l’ho riscritto e riscritto ancora. Ho lavorato la materia del linguaggio come fosse un blocco di marmo da scolpire. Mi sono fermato solo perché tutto ha un limite. Ma avrei potuto continuare ad impastarlo e a farlo sempre nuovo e sempre diverso. Nel mio libro, ho l’ossessione del ritmo e delle parole». Quella stessa ossessione che, in fondo, accompagna anche il protagonista della storia: un giovane che fa l’obiettore di coscienza in un carcere minorile di Napoli e che, su richiesta dei minori detenuti, decide di fare da pusher e di portare la cocaina in cella. Dentro questa scelta, che è in realtà una non-scelta perché vissuta, come altre, in una sorta di paludosa inconsapevolezza, c’è tutto il disagio esistenziale del protagonista, che peraltro non riesce ad amare e a farsi amare. E che proprio per questo viene stregato da una prostituta albanese, che riscatta ma che alla fine lo abbandona perché «non sposerebbe mai uno che va a puttane».

«Mi chiedono spesso quanto ci sia di autobiografico nel romanzo ¬– racconta l’autore -. Rispondo che le emozioni sono tutte mie. I fatti, poi, si formano da sé, sulla carta. Sono anche io un giovane picaro napoletano (come il giornalista Pietro Treccagnoli, nella prefazione, ha definito il mio protagonista), che si muove nella periferia di questa città, indossando una maschera per la vita finta e una per la vita vera».


Corriere del Mezzogiorno 30 agosto 2008

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