HomeVarieNAPOLI DICE NO ALLA RIFORMA GELMINI

NAPOLI DICE NO ALLA RIFORMA GELMINI

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Sono in tanti e tutti protestano contro la riforma della ministra all’istruzione, la riforma Gelimini.
Si è parlato di proteste al nord e al centro della nostra penisola. Ma Napoli non tace di fronte alla possibilità del maestro unico, di un tempo pieno riorganizzato “a piacere” di chi fa le leggi. Una riforma che sembra piuttosto un piano finanziario ad hoc, con tagli notevoli, forse eccessivi.
E Napoli decide di dire di no. Da questa mattina il convitto Vittorio Emanuele II in piazza Dante ha messo su la sua protesta: faranno lezione in piazza, tra la statua di Dante e l’ingresso di Port’Alba. Saranno lì ogni giorno finchè non si avranno risposte rassicuranti da parte del ministro Gelmini.
La riforma di Maria Stella Gelmini quindi non piace e i punti più caldi sembrano essere proprio i tagli, il voto in condotta, il futuro universitario. “Molte le famiglie che non potranno accedere all’università- secondo le dichiarazioni degli studenti in protesta- che costerà troppo per i figli della media borghesia”.
Lezioni all’aperto, quindi, contro la riforma, contro il suo “strano” tempo pieno. Ma non è la prima. Nei giorni scorsi circa 400 ragazzi di quattro istituti superiori della zona occidentale della citta’ in corteo hanno attraversato viale Kennedy, la sede dei binari del metro all’altezza della stazione di Campi Flegrei provocando uno stop alla circolazione dei treni per un breve lasso di tempo, manifestando infine sotto la sede della Rai in viale Marconi. Assemblea e presidio spontaneo anche a piazza del Gesu’, davanti allo storico liceo classico “Genovesi”, occupato due giorni fa, con un via vai di centinaia di studenti universitari e delle superiori. E continua anche l’occupazione dell’ateneo “Orientale” e la protesta della facolta’ di Architettura della “Federico II”, con sospensione delle attivita’ didattiche durante la mattinata. In assemblea anche studenti, docenti e personale amministrativo della Seconda universita’ di Napoli, con blocco delle attivita’ didattiche deciso dal Senato accademico per favorire la partecipazione.
Sconcertanti però le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga che, sul portale articolo21, ha detto: ”Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno”, ha continuato. ”In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche’ pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…”. ”Lasciar fare gli universitari – ha continuato – Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita’, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta”’. ”Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri”, ha affermato Cossiga. ”Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale – ha continuato – Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano”. ”Soprattutto i docenti – ha sottolineato – Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si’.

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