La Cassazione respinge il ricorso della procura generale milanese. E dunque, come aveva stabilito la Corte d’appello, si proceda a staccare le macchine che tengono in vita Eluana. La decisione della Cassazione è tutta iscritta in una logica giuridica: per «difetto di legittimazione» la procura generale di Milano non poteva impugnare quella decisione. Ma ciò significa che nulla più si opporrà alla richiesta del padre, ovvero l’interruzione delle cure per una donna che è in uno stato vegetativo permanente fin dal 1992.
La decisione. Ai supremi giudici servono 21 pagine per spiegare l’ inammissibilità del ric.orso della Procura Generale di Milano contro il decreto della Corte di Appello di Milano che autorizzava ad interrompere l’alimentazione artificiale di Eluana, mettendo così fine al suo stato vegetativo permanente. Il pm non aveva la legittimazione ad impugnare il decreto – sottolineano – perché le condizioni di Eluana non riguardavano «l’interesse pubblico e generale», che legittima la sua azione in sede di ricorso civile, ma si trattava di un «diritto personalissimo del soggetto, di spessore costituzionale come il diritto di autodeterminazione terapeutica in tutte le fasi della vita anche in quella terminale». La Cassazione dà atto ai giudici di Milano di aver valutato correttamente tutta la documentazione che dimostra l’ irreversibilità delle condizioni di Eluana e, di fatto, rispettato la sua volontà a rifiutare una vita fatta da una «sopravvivenza solo biologica in uno stato di assoluta soggezione all’ altrui volere».
La Chiesa. La decisione dei supremi giudici provoca l’immediata reazione della Chiesa. I vescovi italiani richiamano «alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine all’esistenza» di Eluana ed esortano il Parlamento ad una legge che eviti simili drammi. Dopo la sentenza della Cassazione, «si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà», spiega la Cei.
«Un fatto gravissimo. Col diritto si sancisce l’eutanasia», dice monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontifica accademia della vita. Concordano i politici d’ispirazione cattolica. Tranchant il ministro Mara Carfagna: «Togliere alimentazione e idratazione a un essere umano ancora in vita equivale a ucciderlo». Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano: «Una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana». Il tenore delle critiche induce il Csm a muoversi per tutelare i giudici di Cassazione. Anche l’associazione nazionale magistrati si schiera: «Basta insulti. Chiediamo rispetto per l’alta Corte».
La politica. Eppure non tutto il Pdl è così inorridito. Margherita Boniver si augura che «questa sentenza serva da stimolo affinché il Parlamento possa approvare una legge equilibrato che riconosca il diritto all’autodeterminazione dell’individuo e il diritto all’obiezione di coscienza dei medici». Anche il capogruppo Fabrizio Cicchitto aspira a una posizione più meditata: «Ora è ancora più necessaria una legge equilibrata, frutto di un incontro fra laici e cattolici». Simile spaccatura, ma a percentuali rovesciate, anche dentro l’opposizione. La senatrice Emanuela Baio se la prende con la Cassazione: «Non aiuta né la scienza né il Parlamento a individuare il bene possibile». Ma il Pd a grande maggioranza difende la Cassazione e chiede una legge che introduca il «testamento biologico». Dice il senatore Ignazio Marino: «Accettare che non c’è più nulla da fare non significa uccidere una persona bensì permettergli di spegnersi in pace».
Francesco Grignetti
lastampa.it – 14/11/2008


