Confesso di essere un pò orso e di rifuggire solitamente da quelle che sono le ‘luci della ribalta’ o, come si dice in gergo, dal ‘presenzialismo’, una delle malattie che ha attecchito ed incancrenito la politica dei nostri anni. Mi rendo altresì conto che evitare quasi sempre incontri con la vita sociale e politica della cittadina in cui vivo non è positivo e a lungo andare possa nuocere, farti stare fuori un pò da tutto, da eventi che possono essere a modo loro importanti. Indubbiamente la stanchezza delle lotte personali e collettive che non hanno dato particolari frutti in gioventù, delle solite promesse, delle belle facce, delle delusioni legate al ciò che potrebbe essere ma non lo è quasi mai stato, della politica che fa e non fa, di ‘quelli che’ e ‘quelli che non’ ha avuto sempre un suo peso sulle scelte di non ‘intricarsi’ più di tanto dello scrivente. Quando però ti invitano personalmente, come sabato scorso, non puoi dire di no, non è da gentleman. Sono rimasto, quindi, affascinato da ciò che si è presentato davanti ai miei occhi durante la presentazione del C.R.O.F. in via Macello sabato scorso ed ho seguito con interesse quanto detto dagli intervenuti. Ho prestato attenzione ma anche riflettuto su cosa può essere ‘la scienza e l’arte del governare’, quanto può essere credibile ‘fare il politico’ oggi, fare investimenti nel sociale, discutere dei problemi che ci attanagliano, partire da un semplice progetto/ idea e realizzarlo poi con i vantaggi che questo può portare ad un territorio già martoriato come il nostro. Non starò qui ad elogiare chi e quanti hanno speso energie per portare questo avanguardistico palazzotto di vetro nell’area a nord di Napoli ma il mio pensiero è corso immediatamente a quando Qualiano iniziò ad avere delle proposte alternative che non provenissero sempre dagli stessi ‘poli politici’. Era la metà degli anni ’80 e volevamo anche noi smuovere le cose, a livello mass mediatico, tanti anni fa, nel nostro piccolo, fare di più. Quando nel 1985 iniziammo l’esperienza de “Il Paese”, uno dei primissimi giornali locali della provincia di Napoli, il primo a Qualiano, con noi c’era un giovane studente di Architettura. Le foto di allora ci vedono tutti intabarrati, con facce pulite e candide di giovanotti, pochissimi i padri di figli. Si facevano riunioni con le sciarpe, i cappotti ed i mont-gomery tanto di moda allora. In redazione perfino delle agguerrite ragazze che si firmavano ‘coordinamento donne’ e chiedevano a gran voce un consultorio familiare. Tornavamo dall’università, dal lavoro e un paio di volte la settimana, davanti ad una stufetta che a stento avrebbe riscaldato un gattino, fantasticavamo, pianificavamo articoli, interviste, inchieste, retrospettive, viaggi nel folklore locale. Il Piano Regolatore, l’energia elettrica che mancava spesso, strade come gruviera, i trasporti, la ferrovia del ‘ponte Riccio’, l’inesistenza di divertimenti per i giovani, furono alcuni dei problemi trattati nel breve anno di vita del giornale ( ne è stato risolto qualcuno in questo quarto di secolo trascorso da allora? ). Volevamo spaccare il mondo, volevamo un paese migliore, una vita in cui si concretizzasse un’idea. Personalmente rischiai anche il linciaggio per un articolo sui fujenti ma tant’è. Denunciammo, accusammo, fummo tacciati di chissà quali crimini giornalistici e di estremismo ( nulla di più falso ) . Con noi, che volemmo a tutti i costi il ‘non schieramento’ politico della redazione, c’era questo giovane vignettista, bravo con la matita e con le forme razionali e geometriche dei paesaggi. Si chiamava e si chiama Salvatore Onofaro, adesso fa il sindaco e ha più di un grattacapo. All’epoca gli bastava fare ‘omaggio ai lettori’ di quelle sue sferzanti satire sulla vita politica del paese. Indimenticabile una sua vignetta su Piazza Rosselli dove, nella neonata fontana, fa calare i politici di allora e perfino due preti disegnati a mò di angioletti mentre tutti intorno litigano e una banda musicale suona per i fatti suoi. O quella in cui due reclusi ironizzavano sulle ‘papere’ regalate in paese in occasione di una famosa ricorrenza. Quello era il giovane studente di architettura del 1986, ironico, pungente, satiro d’impatto, combattente anche lui per migliorare la nostra società. Ne è passata di acqua sotto i ponti, tutti cambiamo, spesso involontariamente, a volte per convinzioni, errate o meno che siano, a volte per amicizie sbagliate, maturiamo e iniziamo altri cammini ma credo fortemente che non ci si può mai dimenticare di quelli che siamo stati. Il nostro presente sta anche nel nostro passato, non ce ne dimentichiamo. Certi spiriti battaglieri rimangono, fanno parte del DNA di certe persone. E’ il tempo che li smorza, a torto o a ragione. E all’inaugurazione del C.R.O.F. ho creduto di rivedere questo spirito di ‘combattente’ soprattutto quando il sindaco ha parlato di ‘censimento in entrata ed uscita’ delle gomme gestite dai gommisti della zona ( sapete, ahimè, che l’area di quelli che dovrebbero essere i campi da tennis ne è piena ). In quel momento ho rivisto l’operatività che può diventare concretezza, il materializzarsi di idee positive per il bene della collettività, il perseguire uno scopo per finalizzarlo. In quel momento ho rivisto un ventenne con la sciarpa al collo ed una matita in mano come un revolver.
QUALIANO, IL CROF
E QUEI RAGAZZI DELL’86
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