Sfogliando virtualmente “Internapoli”, giornale on-line che riporta le
cronache e le vicende del nostro territorio, mi sono accorto dell’esistenza di
giovani “professoroni”della politica, speriamo non in “erba”. Alcuni, in verità
i più retrodatati, assegnavano agli assessori comunali della giunta Onofaro, veri
e propri voti (come tempo indietro nelle scuole), altri, forse più all’avanguardia,
solo giudizi. Ma i professori, di quando noi frequentavamo la scuola, assegnavano
voti e giudizi dopo un’attenta valutazione della nostra preparazione e della
nostra conoscenza delle varie materie; non penso che i novelli “professori” usino
lo stesso metodo: da sette mesi che sono assessore alle Politiche Sociali non ho
mai incontrato un giovane che mi abbia esposto una qualunque problematica di
loro pertinenza, non ho letto né udito una proposta, né visto associazioni
giovanili sociali o politiche. Si giudica stando seduti davanti al p.c., non
conoscendo i fatti, ignorando le procedure delle problematiche istituzionali,
la scarsità dei mezzi e delle risorse in campo.
Insediandomi all’assessorato alle Politiche Sociali, mi ero riproposto, come
primo impegno, di lottare la stagnazione intellettuale dei giovani di Qualiano,
di coinvolgerli nelle scelte sociali che li riguardavano, di istituire un Forum
dei Giovani che intervenisse direttamente nelle istituzioni contribuendo con
proprie proposte alla fase di impostazione delle decisioni sui temi di
interesse giovanili. Ma ho dovuto subito abbandonare, per il momento, i miei
propositi; non ci sono mezzi, né risorse economiche, né locali comunali da
adibire a sede, nessun finanziamento pregresso o attuale per tali iniziative,
né un progetto in nuce.
Ho l’impressione che i giovani non vengano presi in giusta considerazione
dalle istituzioni ed un assessorato non può far fronte a bisogni sempre più
ampi con risorse sempre più calanti. Non c’è da essere soddisfatti per questi
sette mesi di attività, ma mi preme sottolineare a mia parziale difesa, la
grave e disastrosa situazione con cui mi confronto, considerando le esigue
risorse finanziarie a disposizioni, per un assessorato che, dovendo erogare
essenzialmente servizi ed interventi assistenziali, ha la necessità assoluta di
attingere ad esse per operare.
Ma, nello stesso tempo, è semplicistico affermare che a Qualiano i giovani
vivono in uno stato di malessere perché manca una politica che affronti le loro
problematiche: l’occupazione, il tempo libero, la scuola… Ma dove sono le loro
proposte? Dove sono le loro associazioni? O aspettano che tutto gli venga dato
con il “panariello” dal cielo?
Chi viene dal ’68 sa che anche la minima conquista deriva dalla lotta; un
intera generazione mostrò di non accontentarsi di quel mondo che gli adulti
avevano costruito per loro e lottarono per il cambiamento, a torto o a ragione,
ma lottarono! Ricordiamo che le nostre azioni hanno necessariamente conseguenze sulla nostra vita; la lotta si estrinsecava nelle assemblee, nei confronti, nelle rappresentanze democratiche, attualmente sembra che il giovane elabori da se stesso ogni suo atteggiamento senza per nulla preoccuparsi di come la pensano gli altri. Assistiamo ad una individualizzazione della condizione
giovanile, intesa come fenomeno che allontana dalle tradizionali appartenenze e
identificazioni collettive, per cui ritengo sia doveroso un confronto, il più
ampio, tra le diversità di vedute tra i giovani, per trovare quelle convergenze
operative valide per tutti.
I giovani devono essere aperti al confronto con gli altri ed a rapportarsi
con loro, uscire dal loro individualismo, dalle masturbazioni mentali con il
computer, dalle elucubrazioni contorte, essere propositivi e discutere sulle
proposte: criticare tutto è facile e non serve a niente!
L’ impegno sociale non si esplica a scrivere e-mail, ma a partecipare a
movimenti e all’ associazionismo civico, cosa che è del tutto assente a
Qualiano.
Nello stesso tempo sono consapevole che quando i giovani devono affrontare
compiti di sviluppo insostenibili, come trovarsi in un contesto negativo, sia
esso lavorativo, scolastico, affettivo e sociale , è difficile uscirne fuori
senza alcun sostegno sociale. Noi dovremmo fare ciò, non lasciarli soli
affinché si arrangino ma cercare di diminuire il loro disagio.
Con quali risorse?…
Dott. Carmine Sabatino
Assessore alle Politiche Sociali


