HomeVarieQualiano, il grande «bluff» dell’acqua

Qualiano, il grande «bluff» dell’acqua

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Ormai la città di Orta di Atella è entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo dei qualianesi. Infatti, a ricordarci l’esistenza di questa ridente cittadina, che si adagia armoniosamente sui dolci pendii delle colline della provincia casertana, ci pensano le bollette (salate) dell’acqua, che arrivano ormai con cadenza mensile nelle nostre case, bollette che tanto stanno facendo disperare le nostre massaie. “Ormai in alcuni periodi dell’anno ci arriva una bolletta ogni mese” dice sconsolata una procace massaia delle “Frareche nuove”. E già, è triste dirlo, ma è proprio così. Nei mesi centrali dello scorso anno ai panzatuosti è stata praticamente recapitata una bolletta ogni mese. Una per il consumo dell’acqua potabile, quella che in pratica passa dal contatore, ed un’altra subito dopo, quella cioè per lo smaltimento delle acqua reflue e di scarico. E qui la massaia insiste: “Acqua potabile, acqua reflue. In non ci capisco più niente. Scusate ma sempre acqua è, e bisogna comunque pagarla. A casa mia lo facciamo praticamente ogni mese”. Effettivamente il costo per il primo anno, anche a botte di 30 euro al mese, sta diventando pesante ed insostenibile per molte famiglie. E non è finita qui. Valorosi e facoltosi tecnici spiegano anche che da quest’anno le bollette saranno ancora più salate, poiché i qualianesi stanno pagando su un consumo presunto e non su uno effettivo.

Consumi in aumento. La stragrande maggioranza delle famiglie ha concordato per il primo anno, un consumo medio di 120 / 130 mc. E’ facile immaginare che nessuno rientrerà in questa fascia, poiché in una famiglia media, composta cioè da 3 o 4 persone, i consumi saranno sicuramente molto al di sopra di quelli preventivati. Ecco che allora magicamente le bollette, che oggi hanno importi medi di 20/25 euro, potranno trasformarsi, come per incanto, in bollette da 70/90 euro al mese (a seconda poi dei consumi). Ovviamente anche lo smaltimento di tale acqua costerà di più. Quindi basta moltiplicare il famoso 70/90 euro per i dodici mesi che compongono un anno, ed ecco che ogni famiglia si troverà in pratica a pagare circa 1000 euro all’anno solo per aprire la fontana. Qualiano sarà (forse) l’unica città del mondo nella quale l’acqua potabile costerà più del famoso champagne Moet & Chandon, brut imperiale francese a denominazione di origine controllata. In pratica, quando già da quest’anno si fattureranno le eccedenze sui consumi preventivati e le bollette mensili non saranno più così basse, ma inizieranno a costare almeno il doppio, allora forse i mugugni di questi giorni potrebbero trasformarsi in proteste vere e proprie, vista la insostenibilità del costo per le famose famiglie medie, già alle prese con crisi e difficoltà di altra natura.

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La commissione consiliare. Vista la insostenibile situazione che può prospettarsi per i cittadini di Qualiano, i nostri politici, hanno cercato, in modo abbastanza comico per la verità, di metterci una pezza. Così alla fine dello scorso anno, è stato convocato un consiglio comunale ad hoc per dirimere l’annosa questione: “Privatizzare o non privatizzare?” è stato lo shakespeariano dubbio che si è insinuato tra gli amministratori. Gli stessi consiglieri che hanno pensato, deliberato e privatizzato la gestione dell’acqua potabile, ora cercano di ritornare sui loro passi (falsi). In quel ormai famoso consiglio comunale, maggioranza ed opposizione parlavano ed argomentavano di errori commessi da politici ed amministratori che provenivano da un’altra galassia e da un altro tempo cosmico e che per oltre un decennio hanno amministrato il favoloso regno dei panzatuosti. La cosa comica (e tragica al tempo stesso) è che i nostri politici parlavano dei loro errori, delle loro delibere e delle loro maldestre scelte fatte in passato ed a più riprese. In quel consiglio comunale è successo un po’ come accade in quei bei filmoni americani che trattano di “civil action”, dove alla fine del melodramma i carnefici cercano di confondersi con le vittime. Bene, anche i qualianesi hanno avuto modo di assistere e battere le mani ad un melodramma del genere. In quel consiglio comunale tutti prendevano le distanze da tutto. Ma era solo un film, sceneggiato male ed interpretato da attori part time. Dal sindaco e dall’ex sindaco in giù, presidente del consiglio comunale compreso, nessuno ha avuto il coraggio di prendere una posizione netta e chiara contro la privatizzazione dell’acqua. Il leit motiv delle argomentazioni che hanno accomunato i consiglieri della maggioranza, è stato un piccolo e semplice passaggio che ha messo tutti d’accordo, opposizione e pubblico compreso: “Non possiamo rischiare una causa per la revoca del servizio” hanno cantato in coro dai banchi della maggioranza. Geniale. Semplicemente geniale. Hanno addolcito l’amaro calice intingendolo in una commissione consiliare “formata da maggioranza ed opposizione”. E qua la domanda sorge spontanea. Ci voleva un consiglio comunale per manifestare paure e timori di chi non sa che più pesci pigliare? Non bastava una semplice riunione di giunta convocata al secondo piano del “palazzo” per deliberare quanto fatto in quel consiglio comunale? Oppure quella pubblica assemblea è servita a placare gli animi di cittadini esasperati che già annusano gli altissimi costi dovuti proprio alla gestione della società di Orta di Atella?

Perché ora tutti tacciono? Per ridare credibilità al civico consesso ed alla Politica, le domande che dovevano essere poste erano ben altre. Alcune sorgono spontanee, ed un buon amministratore della cosa pubblica, avrebbe dovuto quantomeno interrogarsi su cose semplici ed efficaci. Gli evasori e i ladri di acqua pubblica sono stati scovati o pagano sempre gli stessi? Che incremento si è avuto per numero di utenti rispetto alla precedente gestione pubblica? La società di Orta di Atella sta rispettando gli impegni presi con l’amministrazione? Il servizio è stato migliorato? La rete continua ad essere un colabrodo, come in passato, o sono stati adottati tutti gli accorgimenti tecnici per evitare inutili sprechi ed inefficienza? Perché l’assessore competente o il responsabile del competente ufficio comunale non ha presentato una relazione sull’effettivo stato del servizio, in modo che tutti in consiglio comunale si potevano fare un’idea più chiara della cosa. Le opinioni personali di Peppe Musella o di Tonino Castaldo, pur rispettabili non bastano. Per fare una discussione seria e franca era necessario qualche elemento in più di valutazione. Perché pezzi importanti dell’amministrazione Onofaro, ora tacciono, mentre solo qualche anno fa facevano fuoco e fiamme contro i sindaci di allora, rei di aver privatizzato l’acqua? Quali sono stati, quali sono ma soprattutto quali saranno gli interessi di “alcuni” nel business dell’oro blu? Solo qualche letturista di contatori o qualcos’altro? Perché ora tutti tacciono? Le risposte a queste domande probabilmente non le avremo mai, e le conclusioni della commissione consiliare sono facilmente immaginabili. Anzi qualcuno le ha già scritte.

Peppe Panella

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