Il mio precedente intervento, pubblicato su questo giornale, sui giovani e la politica a Qualiano, come qualcuno ha intuito, era una provocazione, quasi un “boutade”, usando figure e parole forti per suscitare un determinato effetto: la critica piovutami addosso era prevista, io stesso avrei usato termini più duri e toni più aspri, per cui ringrazio per l’indulgenza .
Mi attendevo le reazioni veementi da parte dei giovani, a cui non avevo dato una pacca sulle spalle, ma uno schiaffo in faccia.
Il vero senso del mio intervento, poichè non ho tendenze masochistiche, era di “provocare” una discussione, un confronto, una dialettica sulla partecipazione dei giovani alla vita politica; infatti, a ben leggere tra le righe, non lodo “le magnifiche sorti e progressive” del mio assessorato, nè della mia azione politica, ma, piuttosto, lascio trasparire una sorta di richiesta di aiuto, forse perchè incolpevolmente impossibilitato a portare a termine, almeno per il momento, anche parzialmente, gli obiettivi che mi ero prefissati, ostacolato da una congiuntura difficile e negativa. Qualiano ha bisogno di una ventata politica innovativa, della “vis ingenii” dei giovani e delle loro idee, per cui ritengo che la partecipazione in prima persona è la condicio sine qua non per progettare e costruire l’altro mondo possibile,ed esprimere la voglia di diventare protagonisti ed artefici del cambiamento. Solo così è possibile fare una distinzione fra i “politicanti da strapazzo” ed i politici, nel senso più nobile della parola, persone che ogni giorno vanno avanti con la loro dignità, cercando di fare solo l’interesse della collettività.
È necessario allontanarsi, quantomeno in riguardo alle problematiche comunali, dalle vecchie distinzioni in base alla classica linea destra-sinistra, ma essere portatori di un interesse comune, a se stante, diffidare delle forme di democrazia rappresentativa, privilegiando un impegno più diretto e immediato nelle organizzazioni più o meno istituzionalizzate, per dare una risposta sia alle esigenze giovanili che a quelle della collettività.
Il prerequisito che rende possibile incontri tra giovani ed istituzioni, cioè una relazione tra adulti e giovani, tra generazioni è la partecipazione.
Partecipare significa unirsi agli altri per affrontare un problema della comunità, provando a condividerlo, per avere più influenza sulle decisioni e sulle attività da intraprendere.
“Partecipare ad essere un cittadino attivo, vuol dire avere il diritto, i mezzi, i luoghi, la possibilità, e se il caso, il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni, influenzarle ed impegnarsi in attività e iniziative che possano contribuire alla costituzione di una società migliore” (preambolo della corte europea di partecipazione dei giovani).
dott. Carmine Sabatino
assessore alle politiche sociali – Comune di Qualiano


