Qualiano? E’ messa male, molto male. La crisi economica globale per i miei concittadini ha una aggravante in più e si sta dimostrando più dura del previsto. La nuova classe dirigente, che poi sarebbe la vecchia ma vestita a festa, giorno dopo giorno, dimostra di essere impreparata alle sfide del terzo millennio. Per la scuola, proprio in questi giorni, è in atto una vera e propria ecatombe, ed il clima vissuto da genitori, studenti ed insegnanti, ricorda quello già sperimentato dalla “my generation” nel periodo successivo al 23 novembre del 1980, quando il “Tarramoto” ci fu davvero e le scuole cadevano letteralmente a pezzi. A pensarci bene però, nulla è cambiato da allora. Scuole fatiscenti, servizi ed infrastrutture praticamente inesistenti. Per non parlare dei trasporti, degni di una città del terzo mondo. Già i trasporti. Un solo autobus ci portava a Napoli nel secolo scorso ed un solo autobus abbiamo adesso. Certo è cambiata la carrozzeria direte voi.
Ricordate? Prima i pullman erano blu, avevano il cambio manuale e fermavano “dietro al Bellini”. Adesso invece sono arancioni, hanno il cambio automatico ed arrivano a piazza Garibaldi. Ma colori e meccanica non cambiano la sostanza delle cose. Ci siamo persi qualcosa in questi 50 anni? Dov’è il corto circuito che si è innescato tempo fa? Nell’anno del signore 2009 siamo ancora fermi ad un solo autobus che ci collega al capoluogo di provincia, proprio come accadeva ai nostri nonni ed ai nostri padri negli anni 50, 60, 70 e così via. L’M4 (rosso e nero) della CTP è lucida metafora del fallimento e della inettitudine della classe politica qualianese? Probabile. Eppure ne abbiamo vissute di campagne elettorali dove addirittura ci promettevano treni superveloci, tram a lievitazione magnetica, aeroporti e qualcuno finanche il teletrasporto. Ma non è accaduto nulla. In breve tempo i panzatuosti, causa anche le migrazioni dalle città vicine, si sono quadruplicati (proprio come i gremlins), ma continuano ad avere sempre le stesse strutture, sempre gli stessi servizi e sempre gli stessi politici. Ormai alcune facoltose famiglie qualianesi sembrano vere e proprie matrioske: ne voti uno e te ne trovi due. Li voti a sinistra e te li trovi a destra. Continuiamo a “palleggiarci” dei personaggi assurdi che di politico hanno ben poco.
Una città “infernale”. Insomma è arrivata la seconda repubblica, sono arrivati i cinesi, la globalizzazione, l’11 settembre e Bin Laden, internet e la rivoluzione digitale, Barack Obama e noi niente. Nisba. Nulla. Zero. Nella nostra città non è accaduto nulla. Siamo ancora saldamente ancorati all’era post bellica. Qualcuno addirittura azzarda un paragone con l’inferno: “Caro Peppino, solo le fiamme ardono sempre in questa città”, mi dissero qualche mese fa, quando si commentava l’ennesimo rogo doloso appiccato ai margini della città. E come dare torto a queste persone. Per noi, poveri ed inermi cittadini del favoloso regno dei panzatuosti, tranne fuoco e fumo (e qua per fumo non mi riferisco solo a quello sprigionato dalle fiamme), tutto sembra essere eterno ed immutabile, statico ed antico. A quando una rivoluzione politica e culturale anche nella nostra città?
Poche e semplici domande. Cosa vi aspettate da un amministratore della cosa pubblica? Nuove infrastrutture? Sviluppo? Economia? E il lavoro? Cosa pensano i nostri politici del lavoro? Di questi argomenti non parlano nemmeno sotto tortura. Anzi sussurrate queste parole in presenza di qualche amministratore nostrano e state pur certi che vi guarderà in cagnesco. Per molti dei nostri consiglieri ed assessori, le succitate parole sono vuote e prive di significato. Il più erudito di essi pensa che questa sia “parva” materia e rimane di competenza del governo nazionale. Per molti altri invece, compreso il sottoscritto, i suoni di queste locuzioni emanano visioni, speranze e qualche certezza per il futuro dei cittadini. Ormai è da circa 3 decenni che questi importanti argomenti sono scomparsi dall’agenda di quasi tutti i sindaci che si sono susseguiti fino ad oggi. Nessun amministratore in questi anni, ha saputo progettare qualcosa di importante per la nostra comunità. Mentre tutte le città a noi limitrofe si giocavano e si palleggiavano tribunali, caserme, metropolitane ed istituti superiori, i politici qualianesi si grattavano le pancia all’ombra del tiglio, beandosi tra gli eterni discorsi di sempre: “Questo è mio”, “Questo tocca a me”, “Ho preso 300 voti datemi qualche cosa”. In pratica i nostri amministratori hanno avuto una capacità di visione progettuale del nostro territorio che non è andata mai al di là della punta del proprio naso. Così oltre al tram (leggero e pesante), abbiamo perso tutto quello che c’era da perdere in termini di infrastrutture e sviluppo, mentre in piazza del Popolo n. 1 continuano a confondere la loro “mission” politica con quella di mediocri amministratori di condominio. In compenso però “abbiamo” realizzato la festa del nonno, quella dei cani e, dulcis in fundo, quella della befana. Intanto però il tempo passa, si perdono progetti e si disperdono infrastrutture e qualche interrogativo, a questo punto, e giusto porlo.
Domande senza risposte. Passeremo i prossimi anni a trastullarci se Apostoli e Musella passeranno nella PdL, o si aprirà un dibattito serio sulle prospettive di sviluppo per la nostra città? Salvatore Onofaro sarà capace di dare un nuovo impulso ed un nuovo corso alla politica locale o si continuerà a navigare a vista come è successo negli ultimi 12 anni, mentre il paese sprofonda? Assisteremo inermi alla sfida tra sindaci ed ex sindaci in attesa del botto finale, come è accaduto per la breve parentesi del kamikaze giallo, o i leader (o presunti tali) si daranno una scossa per risollevare le sorti di una città morta sotto tutti i punti di vista? Continueremo ad essere una città dormitorio ed accogliere immondizia da tutta la Campania o meritiamo un destino diverso? Ci sono percorsi o coordinate di sviluppo da seguire? E’ possibile individuare dei comparti produttivi che, se stimolati nel modo giusto dalla pubblica amministrazione, possono diventare volani di sviluppo per il nostro territorio e creare occupazione o quantomeno fermare l’emorragia dei posti di lavoro? Finita l’edilizia (e l’abusivismo), è possibile impedire l’esodo verso il nord di tante maestranze locali?
E’ possibile creare opportunità di sviluppo per tanti giovani che intraprendono il mestiere di artigiano? L’assessore e la commissione alle Attività Produttive, saranno capaci di stimolare la cooperazione e le sinergie tra i nostri piccoli imprenditori e commercianti? Gli enti preposti individueranno le strategie di sviluppo per arginare la deriva verso il lavoro nero ed illegale (quindi improduttivo e pericoloso) di tanti lavoratori ? Ci sarebbero (e ci sono) tante domande da fare sulla reale competenza e sulla preparazione della nostra classe politica, ma quella fondamentale, la madre di tutte le domande, quella che in pratica le contiene tutte, è una sola : saranno capaci i nostri amministratori di dare una risposta ad una sola di queste domande? Saranno capaci, cioè, di realizzare e finalizzare uno solo dei progetti che riguardino (anche alla lontana) uno degli enunciati precedenti? Qua non si vuole parlare e discettare di città ideali e illuminate, indugiando su astratti modelli teorici o assiomi antropologici. Qua vogliamo trasporti che funzionino, scuole agibili e non pericolanti, una buona viabilità, qualche parcheggio, e, se possibile, qualche buona idea per rendere più vivibile e fruibile la nostra città. Sarebbe questa la vera rivoluzione per Qualiano, diventare cioè un posto normale.


