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Qualiano, l’ex sindaco Morgera: «Ma quali 50 anni? La deriva ha radici molto piu’ recenti»

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Egr. sig. Di Nardo ha letto la tua nota ove affermi che la deriva della nostra città risale ad oltre 50 anni fa. Forse sei troppo giovine per affermare ciò; la tua affermazione è frutto di una errata interpretazione della storia di quello che dovrebbe essere anche il tuo paese e che ti invito a correggere avendo avuto modo di apprezzare, per altri versi, il tuo lavoro, la tua obiettività e grande passione per il sociale.
Chi scrive ha avuto l’onore di “governare” la nostra città per diversi lustri dal 1972 fino al fugace avvento del cinese sostenuto nella occasione da una corte di avidi leccapiedi.
Garbatamente e senza acrimonia addebitavo al mio predecessore, il mai dimenticato avv. Giuseppe Onofaro, di avermi lasciato, anno 1972, in eredità un motorino, in uso ai vigili e all’esattore comunale, una Olivetti doppio carrello, 45 dipendenti comunali ed un paese voglioso di liberarsi della veste di paese solo rurale. Ai successori ho lasciato alla fine 150 dipendenti comunali, forse non tutti meritevoli, ma certamente il meglio che in quel tempo poteva offriva il mercato, e una paese diverso. Sulle orme di un attento ed onesto amm.re del passato al quale va il merito di avere ottenuto l’ampliamento del territorio del comune, a discapito di Giugliano, la costruzione del cimitero, del monumento ai Caduti, su progetti gratuiti – (compenso: un loculo al cimitero per le spoglie dei suoi genitori) dell’Ing. Mario Onofaro la risoluzione del problema idrico con il ripristino del pozzo comunale in grado all’epoca di soddisfare le modeste esigenze dei suoi seimila abitanti, il problema dei collegamenti con la città con l’affidamento, dopo regolare gara, del servizio automobilistico alla Sacsa di Sora per il collegamento con la allora esistente rete tranviaria e la Piedimonte alifana nella vicina Marano, il rifacimento dei marciapiedi con alberatura di oleandri di via Roma ecc., tutto ciò lo si deve ad un raro esempio di onestà, capacità ed amore per il proprio paese il cui nome non faccio perché certamente non me lo avrebbe consentito. Con orgoglio ricordo alle nuove generazioni e a coloro che l’hanno dimenticato che il volto della nostra città, grazie all’impegno di gran parte di una classe politica oggi in sonnolenta pensione, che ha abdicato auspicando un ricambio generazionale all’altezza dei nuovi tempi, è radicalmente cambiato, così come è cambiata la mentalità, il modo di vivere e le nuove esigenze dei suoi cittadini.
Qualiano dal 1972 fino agli anni 90 ha visto crescere 4 nuovi edifici scolastici: Santa Chiara-Rione Principe, G. Verdi, scuola Media S. Di Giacomo e completamento dell’edificio scolastico di viale Europa, il campo sportivo la villa comunale, la biblioteca comunale, due ampliamenti del cimitero, rifacimento in scala maggiore della Cappella cimiteriale, costruzione del mattatoio comunale oggi adibito a scuola, la copertura dell’alveo dei Camaldoli, l’alberatura di tutte le principali strade, una moderna illuminazione pubblica, una intelligente toponomastica cittadina, sistemazione di piazza e via Rosselli, la nostra la “Unter den linden” secondo insediamento di case per lavoratori in via Di Vittorio. Anche la coltura, le arti, la musica la storia, lo sport , le tradizioni del nostro paese non sono passate sotto silenzio. Da ricordare la pubblicazione a cura del comune del libro di Sergio Zazzera, le varie pubblicazioni di Giovanni Sabatino, i concerti di primavera di musica classica a costo zero del maestro Giuseppe Corradino, autore del 45 giri “Qualiano mia” le annuali mostre nazionali di pittura estemporanea con la partecipazione di artisti a livello nazionale con la collaborazione del prof. Biagio Russo, la celebrazione del centocinquantenario della fondazione del nostro comune con la mostra dei prodotti artigianali dei nostri concittadini, rassegna di sport, moda, spettacoli canori e sportivi, rivalutazione delle antiche tradizioni locali ecc…
Era allora una Qualiano da bere, come saggiamente la definì qualcuno che spesso scrive sul tuo giornale. Il problema della spazzatura non è mai stato avvertito dai cittadini di Qualiano. Un efficiente servizio veniva reso dai netturbini comunali, oggi declassati a custodi, con automezzi di proprietà del comune sotto la vigilanza e la regia di un assessore che, allora, non percepiva stipendi e con la sola ambizione di essere accompagnato alla estrema dimora dal labaro del comune.
In venti anni 1970-1990 Qualiano ha fatto un salto di qualità, ma si è fermata agli anni 90 con suoi nuovi problemi dovuti allo spaventoso incremento di popolazione, in gran parte frutto di una vituperata speculazione edilizia; è da 20 anni circa che ha avuto inizio la deriva, il degrado, lo sfascio del nostro paese. Certi amministratori dovrebbero metaforicamente essere messi al muro e passati per le armi per avere distrutto, con la loro inefficienza, ignoranza e bramosia. L’immagine di un paese che tornerà ad essere un “paese pilota” solo se vi sarà un quasi- forse senza quasi – totale ricambio generazionale della attuale classe politica.
Tanto Ti dovevo perché nei tuoi “cinquanta anni di deriva” includi chi, invece, pur contrastando gli affaristi sempre presenti in ogni stagione, ha solo pensato, con viscerale amore ed indiscussa onestà, al progresso del suo paese, al bene dei suoi cittadini.

Ciò resta nelle opere e nei fatti di cui solo per sommi capi ho fatto cenno.

Ai molti benpensanti, onesti, intelligenti e attenti inserzionisti del Tuo giornale, di cui apprezzo le idee e condivido la tristezza per le misere condizioni in cui è stato ridotto il nostro paese, rivolgo un invito, unitevi, uscite allo scoperto, è ora di far seguire i fatti alle pur giuste e sacrosante deplorazioni.

Stefano Morgera

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Ho scritto quella “nota” al solo scopo di sollecitare l’intervento di qualcuno capace di dare vita ad un vero confronto, piuttosto che al solito “tifo da stadio” che spesso anima i dibattiti pseudo-politici che scaturiscono dagli eventi. La prego di non considerare quelle poche righe come un “atto di accusa”, l’analisi storica richiederebbe, come appare ovvio, maggiori approfondimenti. Lascio a chi ha maggiore esperienza e soprattutto più ricordi di me un esame più approfondito del problema, riservandomi di intervenire con un piccolo contributo.
Ho quasi 37 anni e i miei ricordi sono ben chiari fin dall’età di 10 anni. Abito da sempre a circa 440 metri da Piazza Kennedy, ormai considerato il centro di Qualiano, ma a tutti gli effetti sono cittadino di Villaricca, a causa di quello che io considero un “errore storico”, al quale bisognerebbe porre al più presto rimedio. Mio padre è nato e vissuto per lungo tempo in Via Camaldoli e anche per questo mi sento “qualianese dentro”. Tornando al tema, ammetto di aver sentito da più parti che un tempo non molto lontano (anni ‘70-‘80) la classe dirigente aveva uno “spessore” politico più alto. Dai miei primi ricordi posso affermare che all’inizio degli anni ’80 si percepiva la presenza di un focolaio di intellettuali che avevano ancora grandi sogni ed aspirazioni, ma poi di loro non si è saputo più nulla a parte qualche timida iniziativa fallita ancor prima di nascere e quindi, mi perdoni se insisto, ma non riesco a non pensare che “la deriva era già in atto da tempo”. Sempre basandomi sui miei ricordi, quindi solo gli ultimi 27 anni, posso dire che per raggiungere il vicinissimo comune di Giugliano con i mezzi pubblici, dove fin dalla prima media sono stato ospite, a volte bisognava aspettare anche alcune ore. Un unico pullman che all’epoca si chiamava “A45” conduceva un cospicuo numero di studenti qualianesi ai vari istituti superiori di Giugliano oltre che me, insieme a pochi altri, alle scuole medie presso l’istituto dei Fratelli Maristi. Corse senza orari ci costringevano ad estenuanti attese in Piazza Annunziata spingendoci a fare l’autostop, inconsapevoli dei rischi che potevamo correre e spesso, a tornare a casa a piedi. Cos’è cambiato da allora? In questo caso non si tratta di deriva, ma di un decollo mai avvenuto. Ecco che mentre molti abitanti dei comuni Vesuviani viaggiavano su strade ferrate, a Qualiano non si progettava una rete di trasporti adeguata, nemmeno per le esigenze di quegli anni.
Ho sempre avuto due grandi passioni: la musica e il teatro. Ammetto di aver preso parte, grazie ad un’iniziativa del Comune di Qualiano quando lei era sindaco, ad un corso che si svolgeva nell’attuale biblioteca comunale con il maestro Giuseppe Corradino, al quale devo tanto. Era la metà degli anni ‘80, ma l’esperienza durò appena qualche mese, poi continuai a prendere lezioni private. Non conosco i motivi dell’interruzione di quel corso, ma la mia sensazione fu quella di credere che “la deriva era già in atto” e la mia speranza, quella di un giovane di 14 anni, in un futuro migliore per Qualiano, svaniva pian piano. Non ricordo nessun’altra significativa iniziativa rivolta ai giovani, ma soprattutto non ricordo la presenza di strutture ricettive e ricreative dedicate ai giovani. Per quanto riguarda il teatro ed altre attività formative e di intrattenimento, posso solo dire che se non fosse stato per Padre Alfonso che nella sua comunità parrocchiale attirava più giovani di Qualiano che di Villaricca e l’ampia disponibilità a mettere a disposizione le strutture, per dare sfogo alle più bizzarre passioni, credo che come me, molti altri giovani avrebbero soffocato ogni desiderio di avvicinarsi all’arte e alla cultura anche solo per gioco o per semplice svago. A quell’epoca purtroppo “l’emigrazione culturale” era già in atto da tempo e una società civile che si rispetti, se non dà ai giovani l’opportunità di formarsi e crescere culturalmente, non può pretendere di produrre una classe dirigente valida e, mi perdoni se insisto, la scarsa attenzione che forse da sempre gli amministratori di Qualiano hanno avuto verso i giovani è una delle principali cause dei problemi con cui questa società è costretta a convivere.
Sempre affidandomi ai ricordi, senza nulla togliere al suo operato, non ho mai sentito narrare le gesta di qualcuno, che negli ultimi 50 anni, abbia compiuto atti eroici o per essere più realisti, si sia distinto per eccellenti doti politiche o economiche, la cui esperienza avesse portato benefici reali e tangibili a questa città. Anzi, dirò di più, leggendo il libro del suo caro fratello Alfonso, scomparso pochi anni fa, dal titolo “Gaudianum, viaggio nella memoria” si ha più nostalgia del periodo precedente agli anni ’60-‘70 che a quello immediatamente successivo.
Scuole, cimitero, campo sportivo, biblioteca, villa comunale, ecc…, a mio avviso, sono servizi che vengono erogati in “ordinaria amministrazione”, non facciamole passare come opere straordinarie, altrimenti il confronto non andrebbe fatto con il territorio circostante, ma con ben altre zone dell’Europa dove solo da pochi anni è stata introdotta la democrazia. I tempi d’oro in cui si “dovevano” raggiungere risultati duraturi da lasciare in eredità alle generazioni future, sono finiti con gli anni ’80. Credo tuttavia che gli amministratori degli ultimi 25 anni abbiano avuto maggiori responsabilità dei predecessori, per non aver affatto reagito alla congiuntura economica sfavorevole che ha avuto inizio verso la fine degli anni ‘80, ma mi permetta ancora di insistere sul fatto che le radici del declino o del mancato decollo, sono più profonde.
Sarà difficile invertire la rotta senza una vera e propria “rivoluzione culturale”: uno scatto d’orgoglio di tutti i qualianesi. Chi amministra ha responsabilità connaturate dal compito affidatogli dagli elettori e non può pensare di rappresentare se stesso. Esso ha il dovere di fare gli interessi dell’intera collettività. Il problema è che questa società non ha né la voglia né l’intenzione di ribellarsi alla condotta di alcuni politici ed amministratori che approfittano del proprio ruolo istituzionale o quello dell’amico o collega di partito, per fare solo i propri interessi o quelli di pochi altri a discapito di gente onesta sempre più “sorda e cieca”. Se gli elettori continueranno a comportarsi come hanno fatto negli ultimi decenni, possiamo dire addio ad ogni speranza di rinnovamento, ma per evitare di commettere gli stessi errori, bisogna dare agli elettori la possibilità di scegliere una classe dirigente nuova, preparata, trasparente e prima di tutto “onesta”.

Questo oltre che ad una precisazione riguardo alla nota da lei citata, vuole essere un modesto contributo al dibattito innescato da Panella che ha preso vita anche grazie al suo intervento, con la speranza di sollecitarne altri che possano ulteriormente animare la discussione.

Aniello Di Nardo
direttore InterNapoli.it

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