La furia distruttiva del terremoto del sei aprile ha messo in ginocchio l’Abruzzo. Nel cuore del cuore d’Italia si è abbattuto un sisma che ha sconvolto le città, ha ridotto in macerie scuole, abitazioni, uffici, strade.
La triste lista delle vittime oggi annovera 294 nomi.
Nomi di uomini, di donne, di bambini.
Di cittadini che sono stati colti d’assalto mentre dormivano, mentre erano nelle proprie case, in compagnia dei loro progetti, delle loro ansie, delle loro paure, delle loro ambizioni per una nuova settimana che stava per iniziare, per il lavoro, per i figli, per il futuro, per la vita.
Tutti noi siamo rimasti estremamente colpiti e costernati dalle immagini di paesi quasi interamente cancellati, di case diroccate, chiese distrutte, mamme in lacrime, bambini spaventati ed angosciati.
Padri con le mani sul volto. Anziani terrorizzati.
Tutti noi abbiamo trepidato e pregato affinché durante le operazioni di soccorso venissero salvate più vite possibili, affinché dalle macerie, attraverso il lavoro indefesso dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine, dei volontari della protezione civile, delle associazioni di tutta l’Italia, venissero estratti uomini, donne, bambini vivi, riusciti a campare all’impeto inaudito della natura.
Immagini che scolpiscono indelebilmente i nostri occhi, i nostri cuori, le nostre coscienze.
In particolare, un’immagine straziante, sconvolgente, assurda e terribilmente tenera allo stesso tempo: quella di una bara bianca di un bambino poggiata su quella della madre, come un ritorno straziante al grembo materno.
Su quella bara erano poggiati due giocattoli: un peluche ed una motocicletta, probabilmente l’eroe sportivo che ha fatto sognare quel bambino, che l’ha fatto divertire, che l’ha fatto emozionare accompagnando i suoi momenti di gioco, di innocenza, di vita.
Noi tutti abbiamo sentito il bisogno di fare qualcosa, Di aiutare, di dimostrare vicinanza ed affetto, unitamente al cordoglio, all’Abruzzo ed ai suoi abitanti. La catena della solidarietà, individuale ed comunitaria, si è attivata con solerzia.
L’Italia si è stretta in un abbraccio di condivisione, di compartecipazione, di fratellanza.
Da Qualiano è partita una raccolta di fondi per acquistare beni di prima necessità da consegnare agli sfollati, a coloro che oggi hanno una tenda come casa.
Le nostre associazioni di volontariato si sono recate in quei posti, per apportare aiuto e soccorso, nel nome della solidarietà e dello spirito nazionale. Il dovere adesso è quello di pensare al futuro.
Un futuro che non sarà mai come gli abruzzesi lo avevano immaginato, un futuro che sarà sempre dolorante per quella ferita inferta alle 3:32 del 6 aprile. Abbiamo pertanto deciso di instaurare un contatto con una delle città maggiormente colpite dal sisma. Tra i 26 comuni danneggiati, abbiamo individuato Paganica, frazione dell’Aquila, caratterizzata da un ricco patrimonio artistico ed architettonico purtroppo danneggiato dal sisma.
E’ nostra volontà promuovere un gemellaggio con la città di settemila abitanti, far sentire la nostra vicinanza, considerarne i danni e le ferite ponendo l’attenzione soprattutto sulle strutture scolastiche. In questo modo i nostri studenti avranno modo di attivare un filo conduttore per comunicare ed interfacciarsi costantemente con gli studenti di Paganica, informarsi sulle diverse tappe della ricostruzione e sulla destinazione degli aiuti per evitare che il passare del tempo condanni all’oblio le sorti degli sfollati. Ne vorremmo seguire la ricostruzione, attraverso un contatto costante e perdurante eventualmente valutando la possibilità di un contributo di conforto per coloro che frequenteranno quelle strutture.
Una ragione in particolare ci ha spinto a scegliere Paganica: il giorno seguente al terremoto, proprio tra quelle rovine è venuta alla luce Giorgia.
Un segno della forza della vita sulla morte, che vince il dolore, la distruzione. E’ la vita che nasce, che fiorisce sulla polvere, sulla distruzione.
La vita che aiuta la vita, allontanando lo spettro della distruzione dell’angoscia.
Il Comune di Qualiano vuole aiutare e farsi sentire vicino a chi è stato messo in ginocchio. Aiutarlo a rialzarsi. Per continuare a vivere in sicurezza. La nostra proposta è inoltre quella di coinvolgere e sensibilizzare la nostra comunità alla raccolta di generi di necessità, come cosmetici per l’infanzia, pannolini, medicinali da banco, giocattoli (sia nuovi che usati ma in buone condizioni) da destinare ai bambini di Paganica. Inoltre ci impegneremo come amministrazione comunale ad evitare di organizzare feste pubbliche per la prossima estate andando a gravare sulle finanze municipali, affinché eventuali somme si possano indirizzare a tale progetto di solidarietà.
Il tutto per evitare che tra qualche mese si releghi all’oblio ciò che l’Abruzzo sta vivendo. E perché, ripensando a quella piccola bara bianca, non ci sia più giocattolo che sopravviva ad un bambino.
SALVATORE ONOFARO
Sindaco di Qualiano

