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«E la chiamano estate»

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“E la chiamano estate” cantava il grande Bruno Martino. Mesi di pioggia e freddo ed eccola qua. La primavera si presenta in grande stile. Caldo africano, afa e tasso di umidità altissimo. E’ vero, non esistono più le mezze stagioni. In un baleno siamo passati dal freddo e piovoso inverno alla stagione estiva, senza assaporare in pieno i colori ed i profumi della primavera. Già la primavera. E chi se la ricorda più la stagione più bella ed intensa dell’anno. Il periodo nel quale non fa caldo e non fa freddo. Aria bella, cielo terso e pulito, fiori, rondini che volano e balconi che grondano piantine piene di vita e colori. La stagione perfetta insomma. Attenzione però. Questo è quello che accade nel resto della penisola italica e nel resto del pianeta, ma qui, nel fantastico mondo dei panzatuosti, non è così. O meglio, una volta era così. Le nostri stagioni non hanno più né colori né profumi. Da noi è diventato tutto nero come il colore dei pneumatici bruciati e del fumo che si sprigiona durante i roghi tossici. I profumi dei fiori e quelli delle lavande, sono stati sostituiti dalla intensa e pregnante puzza di bruciato, quella che in pratica si attacca alla pelle e ti penetra dentro dolcemente senza dolore. La puzza ti avvolge, ti nausea e ti stordisce ed alla fine può anche ucciderti. Nella così ben definita terra dei cachi, dei fuochi e dei candidati provinciali, l’avvento della stagione estiva è annunziata dagli eterni roghi di pneumatici e dalle colonne di fumo nero che si alzano ogni santo giorno dalla periferia della città. Quando il caldo è asfissiante, ne possiamo ammirare anche diversi in un solo giorno. I piromani sono diventati così sfrontati, da appiccare il fuoco ormai non più nelle campagne circostanti, ma addirittura a ridosso del centro commerciale o del campo sportivo comunale di via Falcone, cingendo e stringendo la città in una morsa di fuoco e fiamme. Altro che provincia di Napoli. Il paesaggio è così lunare che sembra di vivere nella Bagdad post bellica. Roghi, fumo, puzza di bruciato ed immondizia che comincia già a marcire al sole, con il sottofondo del profumino di cava Riconta che ancora arriva nella nostra città. Sarà proprio la nostra estate, l’estate dei qualianesi.

La campagna elettorale. L’azione che questi criminali compiono ogni giorno, è una vera e propria azione di terrorismo ambientale. Sono atti pianificati da più soggetti durante tutti il corso dell’anno. Qua non siamo in presenza dei 5 o 6 gommisti che per evadere tasse e sottrarsi alla emissione di fatture commerciali bruciano i copertoni. Quando si trovano centinai di migliaia di pneumatici abbandonati nelle campagne e nelle strade isolate della nostra città, significa che siamo in presenza di criminali senza scrupoli che fanno dello smaltimento illecito di rifiuti pericolosi, la principale industria della nostra zona. Intanto però c’è la campagna elettorale per eleggere il nuovo presidente ed il nuovo consiglio provinciale di Napoli, e come tutti sanno, anche Qualiano ha i suoi numerosi e pittoreschi personaggi che concorrono a tali cariche. Proprio in questi giorni i candidati locali stanno girando nel collegio elettorale come trottole impazzite a caccia di voti e consensi. Chi se la prende con Tizio, chi con Caio e qualcuno anche con il sottoscritto, reo di aver manifestato l’intenzione di non votare candidati qualianesi, poiché, come ha dimostrato la recente storia politica della nostra città, molti di essi continuano ad essere letali per questo territorio, proprio come il fumo che si sprigiona dai roghi tossici. Mi sono sforzato in questi giorni di cercare qualche programma elettorale, per capire se qualcuno degli eterni candidati, quelli cioè buoni per ogni elezione, avesse qualche straccio di progetto per la nostra città,. Ma, come volevasi dimostrare, non ne ho trovato nessuno credibile. Tranne qualche volantino giallo che grondava invidia e cattiveria, nient’altro da segnalare. Solo vuoti ed inutili slogan stampati sui manifesti : ”Votami perché sono bello” oppure “Votami perché sono qualianese come te”. Più che manifesti elettorali sembrano plance di cantanti neomelodici che si propongono per un “reality show” all’acqua di cozze. La cronaca intanto registra la solita guerra di gazebo, manifesti e “fac simile” con sopra spillati i santini. Idee che servono solo a rendere più sporca e sudicia la nostra Qualiano.

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