Per chi, come noi, vive da queste parti, ha ben impresso queste parole o questi mostri che molte volte avvistiamo e raccontiamo. Come quelli capitati in questi giorni (ben evidenziati su tutti gli organi di stampa) che hanno avuto come scenario la città di Napoli ma come protagonisti assoluti “I NAPOLETANI!. Gli stessi che si sono ormai abituati ad essere additati come quelli che non amano la propria terra e soprattutto, aggiungo io, se stessi.
Non è possibile, infatti, vedere immagini e ascoltare parole e restare indifferenti come ha descritto su “Repubblica”, edizione nazionale a pagina 21 di mercoledì 17/06/2009 con titolo ad otto colonne (quindi tutto il foglio di giornale) la giornalista Cristina Zagara “Napoli, morte in diretta e nessuno interviene”.
Viviamo in una società che ormai non solo è in un sonno profondo della ragione ma addirittura è in coma e come tale, diventa terreno fertile per la coltivazione di sciacalli e malviventi che “insozzano” questi stupendi luoghi e soggetto facile per chi vuole impressionare raccontandoli. Si, perché quando si racconta di queste cose, (io non sono un cronista ma le noto) si tralasciano tanti particolari che sono, a mio avviso, indispensabili per la conoscenza precisa dei fatti. Si rischia l’effetto Acerra, come lo chiamo io, e in pratica quel fenomeno che ti fa giudicare e criticare persone tralasciando lo scenario fondamentale.
Mi spiego meglio: sono frequentatore di quella ferrovia (la Cumana appunto) e soprattutto dopo i lavori di riqualificazione (bellissimi) della stazione stessa, questa è presidiata da numerose guardie giurate che regolano anche il flusso dei passeggeri in entrata e in uscita: dal filmato distribuito non si vedono affatto, l’analisi quindi della Zagaria ci sembra esatta, ma ci sono anche persone pagate per vigilare sull’incolumità della gente, perché non sono state citate? E qui l’effetto Acerra, quelli del nord si affrettavano nei loro dibattiti televisivi a non comprendere i cittadini che adesso, che lo Stato voleva buttare l’immondizia, si agitavano, mentre quando questo lo faceva la Camorra erano rinchiusi in casa: e le Istituzioni? Non passavano anche avanti alle caserme dei Carabinieri agli uffici dei vigili urbani? E’ semplice così, è come sparare sulla Croce Rossa, ma noi che raccontiamo le cose non possiamo essere così superficiali ed appoggiare delle tesi semplicistiche e tendenziose.
Non si finirà mai d’incitare tutti a cercare di avere una civile convivenza d’essere cittadini rispettosi della propria persona ma anche del mondo che ci circonda per un futuro migliore rispetto a questo, ma questo non vuol dire che il cittadino deve essere lo sceriffo; deve invece, questo si, essere vigile per denunciare i soprusi e le prepotenze ma sapendo di essere ascoltato e non come molte volte succede ancor più isolato. Lo ricorda Saviano in ogni suo discorso o scritto che non bisogna dimenticare che quella che si consuma dalle nostre parti è una guerra e non semplice scaramucce tra bande rivali.
L’invito quindi è quello di cercare di fare sempre il proprio dovere rispettando tutti, soprattutto chi è vittima distinguendolo nettamente dal “carnefice”.


