HomeVarieElezioni: il fallimento totale della politica “made in Qualiano”

Elezioni: il fallimento totale della politica “made in Qualiano”

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Nella città di Marano è stato compiuto un vero e proprio capolavoro politico. In pratica i nostri dirimpettai, hanno avuta la maturità, e la capacità, di eleggere addirittura due rappresentanti nel consiglio provinciale di Napoli. I maranesi doc, Tonino Di Guida e Biagio Iacolare, dunque, rappresenteranno anche gli interessi di Qualiano nel parlamentino di Santa Maria la Nova. Nessuno dei nostri candidati potrà dunque fregiarsi dell’onore di rappresentare i qualianesi. Per l’ennesima volta, nessuno dei politici “made in Qualiano”, è riuscito a prevalere. Eppure sui muri della nostra città si vedono ancora i manifesti dei trombati che ringraziano affettuosamente e calorosamente i cittadini qualianesi e gli elettori tutti per “la splendida affermazione ottenuta”. L’unica certezza è che i candidati qualianesi di queste elezioni provinciali, continueranno ad essere attori sulla scena della politica locale, continueranno cioè a candidarsi in tutte le competizioni possibili, finanche in quelle condominiali. Perdenti e soddisfatti dunque, o l’orgia di numeri e cifre è solo una panacea che serve a mitigare la cocente delusione e a certificare il fallimento di una intera classe politica? 6500, 1500, 3000 e 500 sono solo numeri che non rappresentano niente. L’unica cifra accertata e matematicamente dimostrata, è che nessuno è riuscito a prevalere sui candidati d’oltre confine. Per l’ennesima volta gli amministratori di Qualiano hanno dimostrato, scientificamente, di essere un mondo a parte, un recinto nel quale circoscrivere una classe politica inefficace e priva di idee, che non è capace di oltrepassare (metaforicamente parlando), né il “ponte di Surriento”, né di by passare i confini della antica Gaudianum, per proiettare le aspirazioni della nostra comunità al di fuori della città e partecipare attivamente ai destini della grande area metropolitana. I prossimi anni saranno cruciali per l’ente provincia, il quale dovrà gestire ed armonizzare le diverse aspirazioni di sviluppo della enorme e popolosa provincia napoletana, di cui Qualiano fa parte. E noi non ci saremo, nel senso che non saremo rappresentati da nessun nostro esponente politico, nessuno cioè che possa influenzare ed indirizzare alcune scelte di fondo, piuttosto che altre. Perché gli elettori qualianesi si fidano più dei politici che provengono da realtà diverse, invece che dei pittoreschi “trombati” qualianesi. Cosa manca nell’offerta politica che viene dalla città del tiglio? Saremo per sempre condannati ad essere rappresentati da persone estranee alla nostra realtà ed alla nostra comunità, o è possibile avere un destino (politico) diverso? Nascerà mai nella nostra città un vero politico, capace cioè di mettere d’accordo tutti, per oltrepassare Qualiano ed uscire finalmente fuori dai confini comunali?

Un acuto osservatore della res pubblica, “emigrato” proprio a Marano per ragione di lavoro, commenta così il risultato elettorale: “I candidati che si sono presentati sono gli stessi che hanno contribuito in maniera determinante al decadimento delle nostra città, facendo diventare l’arte del governo e dell’amministrazione della cosa pubblica, un fenomeno da sagra paesana. In altre città la sfiducia nella politica e nelle istituzione non è così visibile come a Qualiano”. E triste ammetterlo, ma è proprio così. Come ci si poteva fidare di personaggi che hanno attraversato l’intero arco politico istituzionale, con la sola ambizione di rappresentare loro stessi e rinnegare la propria storia ed il proprio passato politico? Come ci si poteva dimenticare dell’ ”arrevuoto” politico di questi ultimi anni, passati allegramente tra commissari prefettizi, commissioni di accesso, sindaci defenestrati e acqua pubblica privatizzata? Ancora oggi la nostra classe politica si ostina a non parlamentare di come migliorare la vivibilità ed il benessere dei propri cittadini, ma solo di come gestire e “vendere” la propria immagine per le prossime e circoscritte avventure elettorali. Per molti dei nostri amministratori, il successo elettorale dipende da quanti “piaceri” sono riusciti a fare in una arco di tempo. Questo è l’unico metro del consenso che conoscono e ne ignorano altri.

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E’ vero, la nostra città sembra essere un mondo a parte, il regno dove tutto è possibile e dove ai politici tutto è concesso. Ma attenzione. Questo succede solo a Qualiano però. Al di là dei ponti e delle “circumvallazioni”, bisogna dotarsi di molteplici qualità culturali e presentarsi con ottime credenziali politiche per avere successo politico e preferenze. Una solida premessa per qualsiasi politico che voglia attraversare la “border line” del proprio luogo natio, è quella di essere benvoluti nella propria città di appartenenza, aver cioè lavorato (politicamente) bene ed essere coerenti con la propria storia politica, evitando improvvisi e bruschi passaggi interpartitici e quantomeno aver lavorata bene sul proprio territorio. Non ci stancheremo mai di dire che nelle città a noi vicine sono arrivati i treni e le metropolitane, mentre noi ci stiamo ancora masturbando sugli orari dell’M4 e dell’M45 (rosso e nero). I qualianesi però, nel segreto dell’urna, hanno cominciato a riannodare i fili degli ultimi anni di storia politica ad amministrativa, e lentamente stanno avendo cognizione che nella nostra città è tutto fermo ed immobile, dagli amministratori in poi, nel mentre si continuano ad aumentare le tariffe di servizi pubblici scadenti. La semplice regola di far migliorare e crescere le poche attività produttive del nostro territorio, servizi e commercio in primis, creare cioè favorevoli condizioni di sviluppo dell’economia, non viene minimamente tenuta in considerazione. Anzi, si sta facendo di tutto per spegnere le ultime resistenze. Come fa un negozio di barbiere a sopravvivere ad una bolletta di 2500 euro di consumi idrici? Se cresce la ricchezza, crescono anche le tasse, ma nel favoloso regno dei panzatuosti le regole, ma soprattutto il buon senso, non hanno ragione di esistere: più i servizi sono scadenti e più li paghi. Si continua ad amministrare la città come un condominio e si continua a privare la comunità di importanti risorse.

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