Come annunciato è arrivato ieri in città il sottosegretario al Ministero dell’Interno Alfredo Mantovano (nella foto) per dare solidarietà all’imprenditore a cui è stata incendiata l’azienda. ”I responsabili dell’ incendio? Sono sciacalli, che agiscono d’ accordo con alcuni imprenditori che fanno il loro stesso mestiere”. Queste le dichiarazioni rilasciate dall’ imprenditore casertano Franco D’ Angiolella, vittima della distruzione del proprio deposito di imballaggi ad opera del racket delle estorsioni il 19 luglio, ”Non sono assicurato – aggiunge – anche perche’ qui nessuno ti assicura”. D’ Angiolella ha detto di avere intenzione di proseguire la propria attivita’. ”Ricostruiro’ il deposito se mi fanno avere una licenza provvisoria”. Il deposito semidistrutto dall’ attentato si trova in Via Provinciale Tre Ponti, tra i Comuni di Parete e Giugliano, e custodiva cassette di legno per la frutta ed attrezzi.
L’azienda di D’ Angiolella promotore de ‘L’Unione Casertana Antiracket’si trova a sette chilometri di distanza. L’ imprenditore ha ringraziato il sottosegretario Mantovano, i vertici della Procura di Napoli e le altre autorita’ presenti della solidarieta’ ricevuta. Al sopralluogo dei locali distrutti dall’ incendio hanno partecipato anche il consulente anti-racket del Comune di Napoli Tano Grasso ed esponenti dell’ associazione ”Libera”. Attraverso la tappa campana il parlamentare ha voluto dare un messaggio semplice, eppure, purtroppo, tanto difficile da mettere in pratica in queste terre: i cittadini onesti e coraggiosi, quando si impegnano, come singoli imprenditori e come associazioni, contro il racket trovano il pieno appoggio delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura. Il “pizzo” è un cancro che strozza le imprese, soprattutto quelle medie e piccole che costituiscono la struttura portante del settore produttivo e commerciale del nostro paese. Ma sapere che esistono coraggiosi imprenditori che hanno scelto di sfidare le organizzazioni del racket è un segnale di speranza e di sprono per le istituzioni nel fare di tutto per proteggerli e sgretolare il potere dei loro taglieggiatori.
Intanto la famiglia D’Angiolella conta i danni che l’episodio di domenica scorsa ha causato: non meno di cinquecentomila euro andati letteralmente in fumo. Questa la prima stima del rogo che ha distrutto il deposito dell’ “Imballaggi Az 2”. L’incendio, appiccato da ignoti nella notte tra domenica e lunedì, ha colpito due strutture in località Tre Ponti (uno di trecento metri quadrati, l’altro di quattrocento metri quadrati), andate completamente distrutte. Sull’episodio sono ancora in corso le indagini condotte dai carabinieri di Giugliano in Campania e mirate ad individuare colpevoli e mandanti. Non ci sarebbero più dubbi sul fatto che si è trattato di un episodio doloso. Sul posto sono state rinvenute delle cesoie utilizzate per tagliare la catena dell’ingresso e tracce di liquido infiammabile. E’ la terza volta che D’Angiolella subisce un attentato. Oltre ad essere membro dell’associazione antiracket, il cinquantanovenne aveva già denunciato in passato i suoi estorsori. Il primo incendio risale al 1999, quando rifiutò di pagare 100 milioni di vecchie lire al gruppo di Bidognetti. Nel 2003 il secondo episodio: il fratello decise di opporsi a una nuova richiesta del racket, riconoscendo in aula gli emissari poi condannati, sempre appartenenti all’ala dei Casalesi facente capo a Francesco Bidognetti.
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ


