Un vero e proprio signore per la sua affabilità, la capacità di trattare in modo pacato ma rigoroso tematiche diverse e difficili, indagarne e stigmatizzarne gli aspetti più controversi senza sfociare nell’insulto e nello sberleffo violento.
Luigi Argiulo riuscì come pochi a padroneggiare due diversi linguaggi, quello della carta stampata e quello televisivo, con un eclettismo comune a pochissimi colleghi della sua generazione.
Era un giornalista che, per citare le parole di Ermanno Corsi, past president dell’Ordine dei Giornalisti della Campania,“sapeva parlare e scrivere”, dono raro in un panorama dell’informazione affollato di figure in grado di svolgere degnamente soltanto una delle due attività o a volte nessuna delle due.
Ma Gigino Argiulo possedeva una piena padronanza del linguaggio del giornalismo stampato, che era stato la sua prima palestra lavorativa una volta rientrato dagli stages in Francia e Germania, di cui ha sempre conservato foto, tessere e ritagli di giornali che hanno immortalato le sue prime esperienze giornalistiche in terra straniera di quel ragazzo che partì da Giugliano, nei primi anni Cinquanta, con un sogno nel cassetto: quello di diventare un cronista doc, lontano da Napoli. Città che ha amato tantissimo, forse più della natia Giugliano, di cui è stato anche consigliere comunale al Maschio Angioino, tra i banchi del Movimento Sociale Italiano, quando, all’epoca, per la destra lo spazio di agibilità politica era praticamente ridotto all’osso.
Con lui e con il compianto Achille Iaccarino, nei primi anni Ottanta, fondammo l’Associazione Stampa Napoli Nord. Fu il primo, in assoluto, tentativo di “organizzazione” professionale di giornalisti professionisti e pubblicisti nell’area metropolitana a nord di Napoli, che -successivamente- è stato esportato in altre realtà territoriali della provincia partenopea e della stessa Campania.
Di lui resta il ricordo di un professionista vero, che considerava il giornalismo “non una scienza”, ma “un servizio che richiede ogni giorno, ogni minuto, l’esercizio della ragione, l’intervento della coscienza morale e sociale, la capacità di scelta”. Strumento indispensabile di questa capacità di scelta era per Argiulo la ragione, non “uno strumento d’indulgenza, ma di rigore”, che “non ammicca, non giustifica, non perdona, non idealizza” e che “può guarirci dal mito del giornalismo e delle libertà astratte, ma anche dalla tentazione del silenzio”.
Marcello Curzio
Giornalista e Docente al Suor Orsola Benincasa


