HomeVarieLa Vittoria dal volto sofferente riacquista un po’ di sorriso

La Vittoria dal volto sofferente riacquista un po’ di sorriso

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I raggi di sole illuminano questa prima giornata di giugno e sembrano cancellare il tempo pazzerello di un mese mariano trascorso tra piogge, nuvole, restauri in bello stile della Chiesa Madre e…. vecchi atti vandalici in cui si tenta, senza un perché, di distruggere quel poco di storia che la nostra terra
stenta a conservare. Ragazzi annoiati dalla noia, sempre alla ricerca della cazzata di turno, che bello! Ragazzi che hanno preso possesso di Piazza D’Annunzio come in guerra, scavalcando la palizzata del forte e scacciando un ipotetico nemico che non c’è. Anzi, il ‘nemico inerme’ era la Storia, la Tradizione e il Ricordo ma, come sappiamo, nulla possono contro questi vitelloni senza arte né parte. “Siamo noi i padroni di questo territorio!” sembrano dire, forti di jeans da cui si vede rigorosamente lo slip, capelli in stile ‘neomelodico’ (c’è anche la variante del cappellino sportivo ), pennarellone indelebile nel marsupio e andatura da guasconi di paese/periferia. Una volta sfregiare un monumento, deturparlo, mozzare le dita di una statua, imbrattarlo con scritte oscene, aveva forse un significato politico (che
stentiamo a condividere, naturalmente…) che potevano giustificare, nella testa degli ‘assalitori’, tali gesti inconsulti …Oggi no, di politica non si parla più nemmeno a scuola e gli alunni delle Superiori stentano a credere che la Pantera non sia un cartone animato di 15 anni fa, che negli anni ’80 si
Occupavano le facoltà, che qualche decennio prima le Molotov non erano ballerine russe e che lo spray per imbrattare era una mitragliatrice tra le mani.
Ebbene, riannodando i fili del discorso, confesso di aver sofferto le pene dell’inferno nei giorni scorsi quando, passando per Piazza D’Annunzio, avevo notato il Monumento ai caduti barbaramente imbrattato con scritte e macchie blu sotto i nomi dei periti durante la prima guerra. Figli di Qualiano, spiriti contadini, gente semplice, magari idealista, rubata anche alle famiglie ma
soldati caduti i cui nomi, nell’intenzione di chi volle questo monumento, non devono cadere nell’oblio. Tremenda fitta al cuore, dolore fisico, una rabbia verso chi aveva compiuto quei gesti ma anche verso chi non aveva ancora fatto nulla per cancellare quella vergogna. Avrei volentieri invitato anche il Sindaco a mettersi in abiti da lavoro, a comandare un gruppetto di operai
affinchè lui stesso, in prima persona, ripulisse quello scempio. Perché quella è anche casa sua, perché là sotto il suo papà aveva preparato i più bei comizi che Qualiano abbia mai ascoltato, perché l’arte oratoria dell’Avvocato nasceva anche quando chiacchierava con gli amici.
Dice niente poi Mario Salvatore Onofaro, l’ingegnere che si incaricò di redigere i lavori e di curarne i lavori a puro titolo gratuito? Queste ed altro immaginavo di scrivere, di indirizzare al cuore dei veri qualianesi, di scuotere coscienze amorfe che vedono sfiorire una piazza che non è più il fiore
all’occhiello di una comunità, che poteva e doveva essere il salotto buono, il biglietto da visita, il luogo dove proseguire con le attività di una Pro Loco attiva che oggi, ahimè, non c’è più. Oggi, il miracolo. Passo con la mia macchina digitale per fare le foto della violenza e, strabuzzando gli occhi,
noto che le scritte non ci sono più. Dietro al monumento, seminascosti, dai raggi del sole, trovo due figli di questa terra, tali Trinchillo e Seiello, che hanno appena ripulito con il flex il marmo imbrattato riportandolo a nuova vita. I due valenti operai mi hanno fatto anche notare come la lapide marmorea fosse stata frantumata in alcuni punti e i particolari della loro riparazione.
Beh, il grosso è stato fatto ed un grazie va a chi mi ha…impedito di lanciare strali sulla “Qualiano da distruggere” ( una volta c’era la “Milano da bere”…).
Ma tanto ancora c’è da fare, il cancello è retto in alcuni punti col fil di ferro, andrebbe fatta una riverniciata allo stesso, la Vittoria alata rischia da anni di cadere, i fiori andrebbero innaffiati, soprattutto in estate.
Resta comunque l’allarme vandalismo imperante in una piazza che, dopo le 21, diventa terra di nessuno, prateria per scorribande di pseudo giovincelli armati di spray colorati a mò di lancia e freccia di un ipotetico Far West dove è tutto lecito. Risse, scambi di ‘affetti morbosi’ di un crocevia che corre sull’asse africano – Est Europa. La Vittoria ci guarda da lassù ma siamo sicuri che
vorrebbe vedere tutto altro spettacolo.

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