Gentile direttore. Le scrivo per esternare il mio dolore e la commozione per i fatti accaduti, ma con profondo rispetto per le famiglie dei ragazzi, non posso non trattenermi dal dire ciò che penso, anche se in questi momenti la rabbia e lo sconforto prendono il sopravvento e purtroppo io le mie lacrime le ho versate la sera del 20 gennaio 2004.
Da allora ho lavorato con convinzione e determinazione per sensibilizzare i giovani per una condotta di guida e di vita corretta, ma a fare compagnia a mio figlio ne trovo sempre uno in più nella casa dove tutti noi un giorno andremo.
Di sera e di notte specialmente nella zona di piazza Rosselli e piazza D’Annunzio si vedono ragazzi che fanno degli spinelli e degli esibizionismi con motorini e macchine la loro ragione di vita. Ragazzi senza alcuna alternativa e ambizione per il loro futuro, dove la loro unica colpa è di vivere in un contesto dentro il quale la cultura e la civiltà sono un accessorio.
La nostra amministrazione in modo sterile e disunito ha dato vita ad una campagna di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale senza incidere il problema con sistemi repressivi come telecamere più diffuse, dissuasori (per strade che sembrano piste), autovelox come ci sono in tantissimi centri del nord Italia e locandine pubblicitarie poste fuori ai luoghi di ritrovo dei ragazzi per dissuaderli dal bere sostanze alcoliche e richiamarli ad atteggiamenti più civili e rispettosi per la vita propria e altrui.
Si fanno proclami per nuovi istituti superiori ma personalmente non ho visto né un disegno né un’organizzazione urbanistica della zona per recepire una struttura scolastica (trasporti, parcheggi, sistemi di sicurezza, strutture commerciali, ecc.).
In ogni cittadina si organizzano per l’estate spettacoli, intrattenimenti e sagre che rendono il paese vivo e più accogliente.
Non si da vita ad iniziative per lo sport come palestra di vita, ma si chiude il campo comunale e si lasciano nelle sterpaglie campi di tennis e proclami elettorali per poi rispolverarli al momento opportuno per usarli come “doni” dell’amministrazione prendendo in giro i cittadini che vivono in uno stato da terzo mondo.
Non c’è un cinema, un teatro un luogo di ritrovo culturale, ma solo un centro polifunzionale inaugurato e poi chiuso al pubblico, una villa comunale che fra poco verrà gestita da privati sperando che almeno la loro iniziativa oltremodo sia di beneficio per i cittadini e colmi quei vuoti creati dall’amministrazione con una gestione ad dir poco inefficace e dispendiosa.
Purtroppo Qualiano è un paese “spontaneo” e si vive (sopravvive) alla giornata dove nascono e muoiono negozi, iniziative e tante, ma tante chiacchiere di amministratori.
Adesso basta! È il momento di agire con iniziative vere ed efficaci!
Propongo la nascita di un comitato di genitori per riunirci e proporre petizioni, raccolte di firme e iniziative vere affinché i nostri figli possano vivere in una Qualiano migliore, aldilà di ogni colore politico perché la Pace la Sicurezza e il vivere in uno stato di diritto non appartengono né all’uno né
all’altro schieramento ma solo a noi cittadini.
Luigi Cimmino
Egregio sig. Luigi Cimmino. La ringrazio per essere intervenuto e di aver portato la sua testimonianza in quanto “genitore consapevole” per aver vissuto in prima persona la drammatica esperienza della perdita di un figlio in simili circostanze, situazione che non augurerei mai a nessuno, nemmeno al mio più grande nemico, se mai vi fosse. Un padre o una madre non dovrebbero mai veder morire un figlio, semmai, per natura, dovrebbe essere il contrario. Purtroppo la vita, nel suo più naturale pragmatismo prevede oltre a questa esperienza, tante altre atrocità di inumana concezione.
Venendo al merito del suo intervento, però, devo dire di condividerlo solo in parte, poiché sembra che Lei attribuisca la responsabilità per quanto accaduto all’amministrazione comunale, come se fosse l’unica “istituzione” deputata a prevenire simili episodi. Le statistiche purtroppo parlano chiaro. Incidenti di questo tipo, in Italia come in Europa avvengono in modo trasversale da nord a sud e senza distinzione del colore politico. Che a Qualiano, come nella stragrande maggioranza dei comuni dell’hinterland e più in generale nel meridione, manchino strutture e servizi destinati ai giovani, è un dato di fatto incontestabile, come non vi è dubbio che una maggiore presenza di strutture e servizi servano a migliorare la qualità della vita dei cittadini, soprattutto quella dei giovani e delle fasce più deboli come i bambini e gli anziani. Lei fotografa una situazione sociale, politica e amministrativa di Qualiano più o meno corretta, ma per restare sul tema di quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica ai tre ragazzi vittime della follia omicida di un giovane poco più che 25enne è necessario, a mio avviso, correggere leggermente il tiro.
Mi permetta dunque di rilevare quanto il problema della mortalità giovanile causata dagli incidenti stradali sia legato più ad aspetti culturali e sociali che politico-amministrativi. E’ noto che buona parte dei giovani, anche se in modo diverso, sono stati e sono tuttora alla ricerca di nuove esperienze… di sensazioni sempre nuove. Il consumo di hashish, cocaina e alcol, la voglia di vivere senza inibizioni e proibizioni si riscontra sia nelle fasce di giovani meno abbienti che tra quelli con più opportunità e mezzi. È noto che i giovani sono spesso inconsapevoli dei pericoli ai quali vanno incontro se commettono gesti imprudenti. Il pericolo, molte volte, non è solo per se stessi, ma, come in questo caso, a rimetterci sono altri individui che casualmente finiscono per restarne coinvolti. A mio avviso, le “istituzioni” principalmente deputate al controllo dei ragazzi sono quelle a loro più vicine, più prossime, ovvero: le famiglie. Se i figli crescono e si comportano in modo sconsiderato, in molti casi sono i genitori ad avere la maggiore responsabilità, poiché evidentemente hanno tollerato in loro atteggiamenti che andavano invece corretti. A limite, se si vogliono coinvolgere le istituzioni, di certo, oltre la famiglia bisognerebbe chiamare in causa la Scuola, che tuttavia ha tra i compiti principali quello di istruire ed educare i giovani, ma sappiamo bene che l’educazione, fondamentalmente, s’impara tra le quattro mura di casa.
Ad ogni modo non vorrei generalizzare troppo un problema complesso come questo, ma credo debba essere la società, cioè l’insieme delle famiglie, a dover farsi carico del problema. Le istituzioni politiche e amministrative locali possono (e debbono) avere un ruolo di coordinamento e di controllo, ma non possono assumersi le responsabilità per le conseguenze degli atteggiamenti dei giovani.
Forse, in questo caso, sarebbe bastato evitare che quel giovane di 25 anni, recidivo, potesse trovarsi nuovamente alla guida di un’automobile. Le leggi ci sono, bisognerebbe solo applicarle.
Ovviamente dei problemi di Qualiano legati all’amministrazione comunale, alla mancanza di servizi e alla presenza di una classe dirigente non all’altezza possiamo anche discutere, ma non credo sia questo il caso.
Aniello Di Nardo
Direttore InterNapoli.it


