‘Caro figliolo ladro…’ la lettera di Padre Alfonso Ricci agli autori del raid al liceo

Villaricca. Padre Alfonso Ricci

Riceviamo una lettera di Padre Alfonso Ricci, parroco di San Pasquale Baylon e preside dell’istituto Don Mauro, vittima del raid notturno nel quale sono stati rubati i computer dal laboratorio di informatica. Padre Alfonso si rivolge agli autori del furto, nella sua veste di “padre spirituale”, invitandoli a riflettere sul crimine compiuto e sulle conseguenze delle loro azioni, sia nei confronti della comunità intera, sia nei confronti della propria coscienza.

Al mio caro “figliolo” ladro,

“M’hai fatto pure a me!”

Se sei un uomo di una certa formazione scolastica, questo titolo di certo ti suona male. Ma tanto: comunque mi hai pulito questa notte lasciando vuota la sala computer, che era costata sogni e denaro! Se poi non tanto ci tieni al “bel dire”, sappi comunque che il danno, più che economico (ma si fa per dire, perché i soldi sono sempre soldi e, “quelli puliti”, costano sacrifici!) è stato un danno scolastico sul vero senso della parola. Mi spiego: rubare alla Fiat non è la stessa cosa che rubare in una scuola! Non che esista un rubare lecito e un rubare illecito. Ma il fatto è che rubare alla scuola è come rubare il futuro ei propri figli che, in questo modo, sono privati della possibilità di apprendere attraverso una penna, il computer, indispensabile alla formazione scolastica e forze anche professionale di un giovane. Non hai sentito che oggi gli unici posti di lavoro sono quelli più specifici, di chi ha una formazione tecnico-informatica? E se tutte le scuole – perchè questo sta succedendo – sono defraudate di questo strumento che è il computer, cosa resta ai nostri ragazzi che vanno a scuola? Ma forse tu questo non lo pensavi mentre trasportavi la refurtiva – e per un buon tratto di strada fino ad arrivare alla macchina – pensavi solo che ci avresti recuperato un utile economico, più immediato di un danno morale mille miglia lontano da te e dai tuoi interessi. Allora ecco che ti dico con l’animo fraterno:

– Se l’hai fatto per sopravvivere, Dio ti benedica i soldi che ci ricavi. Lo sai bene che il diritto alla vita è inalienabile e giustifica ogni gesto, anche questo.

– Se l’hai fatto perché fai il “ladro” per “professione”, vergognati! Non è questo un lavoro dignitoso e ti squalifica come uomo. Sai bene che ciò che rubi è sudore e sangue di altre persone, le quali ci spendono una vita per raggiungere uno scopo, ancor di più nobile se poi è una scuola, addirittura scuola di preti che danno tutto per la comunità. Il consiglio che ti do è di cambiare mestiere. Meglio mangiare un panino, composto con il frutto del proprio lavoro onesto, piuttosto che assaporare una bistecca cotta con il fuoco della disonestà!

– Se l’hai fatto per procurarti dei vizi, sappi che i tuoi vizi privano tanti ragazzi di un aiuto indispensabile della formazione del loro domani. E questo è un furto ancora più grave, conseguenza del furto materiale della refurtiva.

– Se poi sei addirittura sei un frequentatore della nostra comunità di San Pasquale, allora si che hai dato una ferita da “vile” come vile fu il Maramaldo della storia! Sai infatti che su questa parrocchia i sacrifici per le opere che ci sono, sono frutto dell’aiuto di tutti.

Fatti sentire, figliolo ladro!

Padre Alfonso Ricci