“Saranno espulsi dall’organizzazione gli imprenditori che pagano il pizzo”: con questo proclama la Confindustria ha lanciato la sua battaglia contro il racket. “Chi accetta il ricatto mafioso – ha tuonato un abbronzato Luca Cordero di Montezemolo -; e non denuncia i taglieggiatori non può sedere in Confindustria”.
Bene.
Leggi la notizia e il primo pensiero è: finalmente. Dopo averci detto, a lungo, che la mafia non esiste, e dopo che qualcuno (anche dalle nostre parti) ci ha detto che bisognava convivere con la camorra e agire “nonostante” la sua presenza e non contro di essa, adesso arriva una cosa chiara e netta contro la criminalità organizzata.
Bene.
Poi ti fermi a riflettere e ti chiedi: e adesso? Cosa vuol dire che chi paga il pizzo viene espulso da Confindustria? Vuol dire che domattina si alza un imprenditore e dice “io pago” e allora il presidente – indignato come un professore con l’alunno indisciplinato – lo rimprovera e gli dice “espulso”? Quale imprenditore ammetterà mai di pagare il pizzo? E chi, al tempo stesso, deciderà che pur di rimanere in Confindustria, è il caso di non pagarlo più e di saltare in aria con la sua azienda?
Gratta gratta e sento odore della solita ipocrisia. Perchè, piuttosto, Confindustria non ci dice quante imprese pagano il pizzo, magari con un questionario anonimo? Perchè, piuttosto, Confindustria, invece di lanciare slogan ad effetto, non si batte per costringere lo Stato ad affrontare con serietà e rigore la lotta alla criminalità sui nostri territori, creando le condizioni per liberare imprese e cittadini dalla morsa del ricatto, e dargli fiducia, e dargli coraggio, e dargli speranza, e spingerli, così, con queste armi, a denunciare e a combattere?
Non sarà che in fondo la criminalità organizzata fa comodo al sistema delle imprese perchè foraggia di capitali liberi, imprenditori senza scrupoli, perchè consente adulterazioni del mercato che minano la concorrenza e abbattono le regole, perchè – si sa – in un clima di assedio, è generalmente più facile fare affari?
Non sarà che a qualche imprenditore, anche dalle nostre parti, la camorra fa comodo perchè se non ci fosse la criminalità organizzata, lui non potrebbe mai essere imprenditore non avendone né la caratura né i capitali?
Non sarà che chi urla così forte lo fa per coprire i sussurri di fondo che vogliono, sui nostri territori, le imprese – più che vittime – vere e proprie alleate del sistema criminale?
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