Infuriava la guerra di camorra tra il clan Di Lauro e gli scissionisti quando a Napoli scese un uomo di nome Giuliano Amato. Seduto al tavolo della prefettura, urlò in un microfono, davanti a telecamere e taccuini: “se la camorra si illude che la lasceremo in pace, si sbaglia; li staneremo tutti, casa per casa. Li distruggeremo”. Immaginai l’allora latitante Ciruzzo il milionario che, guardando la televisione, tremando di paura, dovette pensare “mamma mia”.
Quell’uomo curioso, dalla voce nasale, faceva (e fa) il Ministro degli Interni.
Quando ascoltai quelle dichiarazioni, la prima reazione fu di compassione; la seconda di rabbia. Provai compassione per quel pover’uomo che probabilmente era davvero convinto che mostrandosi rabbioso in tv avrebbe fatto paura a chissà chi. Provai rabbia perchè mi resi conto che era una miserabile messa in scena.
Fumo negli occhi.
Oggi l’ineffabile Amato grida contro la microcriminalità e dice che bisogna riportare ordine e sicurezza nelle città. Come dargli torto? Noi tutti ci sentiamo sotto assedio, non ne possiamo più. Il livello di violenza metropolitana – quella che senti addosso come il sudore, quella degli sguardi, degli atteggiamenti, la paura di uscire, gli occhi che roteano per guardarsi attorno – è oltre la soglia di guardia. Ma come si combatte la microcriminalità? Amato non indugia in spiegazioni. A lui basta gridare lo slogan. E poi aggiunge parole d’ordine come “tolleranza zero, repressione, carcere, punizione”.
Sento puzza di furbizia.
Il pacchetto sicurezza che Amato proporrà al Parlamento prevede la custodia cautelare obbligatoria per i reati contro la persona. Quest’è. Scippatori e rapinatori dovranno andare per forza in carcere, se beccati. Non si possono riconoscere attenuanti e rilasciarli fino al processo. Quest’è.
Possibile che la ricetta fosse così semplice e che nessuno ci avesse pensato fino ad oggi?
Sento sempre più acre la puzza di furbizia. La criminalità (micro per le statistiche ma maxi per i danni che provoca alla gente) è una cosa seria, mi verrebbe da dire. E’ una vicenda complessa che incrocia temi sociali (degrado, educazione, distribuzione della ricchezza, marginalità) e temi di ordine pubblico (certezza della pena, controllo del territorio, efficacia della repressione) e temi culturali (senso della legalità, coscienza civica). Perchè su un tema complesso si lanciano slogan consunti e si confezionano pacchetti di provvedimenti sgonfi in partenza?
Ho la sensazione che viaggino due motivi: il primo è che, oggi, il tema della sicurezza si “porta”. Un po’ come le tasse. Meno tasse e più sicurezza. E la gente ti vota. Il secondo è che alcuni politici si sentono davvero dei gran furbacchioni. Sono convinti che basta dire (non è necessario fare) la cosa giusta e la gente ti sceglie.
Amato è tra questi: inforca gli occhialini e la spara forte. Perchè la gente – si sa – bisogna saperla prendere. E lui – che ne ha cantate quattro alla camorra in tv – sa come si fa.
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

