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I PENSIERI OPERAI SU POVERTA’ E GIUSTIZIA

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Per un attimo ho pensato di scrivere qualcosa sul bombaccione Padoa Schioppa e su quella patetica elemosina di Stato che la prossima Finanziaria si appresta a far tintinnare nelle tasche degli italiani. Poi ho deciso che non si spara sulla Croce rossa (questo governo ha perso la bussola).

Piuttosto mi arrovello sulla sofferenza e sulla conseguente idea di giustizia sociale che si è formata nel ventre molle di questo Paese. Il padre di un mio amico fa il metalmeccanico: guadagna 1560 euro netti al mese. E’ in fabbrica da 34 anni. “Sono una miseria, come si fa a vivere così?”, mi dice, mentre in macchina siamo fermi al semaforo rosso.

“No no no”, sbotta all’improvviso e si braccia; attiva il tergicristallo e si agita per non farsi lavare il vetro da un immigrato. “Ma tornate al paese vostro”, urla. “Ma possibile che uno ad ogni semaforo deve fare questo?”, aggiunge, “ma perchè non li fermano alla frontiera a questi? Vengono qui a creare problemi. Rubano, sporcano e tolgono il lavoro a noi”.

Il suo volto è diventato paonazzo, è incazzato per davvero. Quell’esile marocchino con una mazza da scopa sbrecciata incastrata nella spazzola lavavetro è il suo “nemico” sociale. Ma perchè? Perchè uno che, dopo aver lavorato una vita in fabbrica, guadagna 1560 euro al mese, paga un fitto di 600 euro e mantiene due figli all’Università, girando con una Fiat Uno del 1989 (per giunta, giallo paglierino), invece di sentirsi solidale con uno che sta come lui-peggio di lui, lo sente invece come un nemico, come uno su cui scaricare la rabbia?

Mi verrebbe da chiedergli quale lavoro questi rubano a noi visto che i lavori se li inventano dal nulla; e vorrei chiedere se, a Napoli, proprio qui, noi possiamo dire che loro “rubano” e “sporcano” laddove mi sembra che l’illegalità e sporcizia sono materie sulle quali noi “locali” potremmo strutturare un corso di laurea. Ma non mi va di fare domande retoriche e scontate. Vorrei, invece, provare a scavare per davvero in quella rabbia così vera e, per me, così inspiegabile.

Così chiedo al padre metalmeccanico del mio amico se sa quanto guadagna all’anno il presidente della Fiat. Lui mi dice: “sicuramente molto”. Io rispondo: “guadagna più di molto”. “Cioè?”, chiede.

Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat, guadagna 6 milioni e 780 mila euro l’anno. Lordi, ovviamente. Un operaio, pur con straordinari e assegni familiari e quant’altro, arriva sì e no a 40 mila euro l’anno. Il metalmeccanico un po’ rimane spiazzato, ci pensa su, si zittisce. Starà pensando – come quando fantastichi sul superenalotto – ma che ci si può mai comprare con sei milioni di euro (l’anno)?
Poi mi dice: “Beat a iss”. Ecco. Proprio quello che temevo.

L’operaio non si indigna. Invidia, ma non si arrabbia. Provo a scuoterlo: “Ma è scandaloso”, dico, “è una cifra enorme. C’è una sproporzione intollerabile”. Ma l’operaio replica secco: “Vuol dire che è stato uno buono, ci ha saputo fare. E poi sono soldi privati, ci fanno quello che vogliono”. Vorrei provare a dire che non esistono soldi pubblici e soldi privati perchè la Zecca dello Stato è una; vorrei provare a dire che i cosiddetti soldi privati sono soldi dei consumatori, quindi il tema delle retribuzioni ci riguarda perchè incide sui prezzi; vorrei dire che una fabbrica che incassa sovvenzioni a fiumi dallo Stato deve rendere conto dell’uso che fa del denaro; vorrei dire che disparità tanto grandi nelle retribuzioni sono affare pubblico perchè riguardano una sorta di etica sociale, perchè non esistono uomini che valgono millemila volte altri uomini, che il nodo ha un nome e il nome è dignità, che esiste la parola giustizia e questa parola ha un senso se la decliniamo socialmente, sulla collettività, sul privato come sul pubblico. Vorrei provare a dire che una società dove si permettono cose così ha davvero perso il senso di sé, e dell’uomo, e del rispetto. Vorrei ritornare a questo punto a quel marocchino con la spugna e provare a capire se è proprio lui, con il suo sbarco da disperato, il mio nemico.
Vorrei chiederlo al metalmeccanico ma non faccio in tempo. Ha già cambiato discorso: “Perchè questi ladri dei politici, questi parlamentari fannulloni che guadagnano sui nostri soldi… Loro sono il vero problema”.

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